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Giorgio Bongiovanni

Il super pentito della Camorra

schiavone nicola c roberto salomone getty imagesdi Giorgio Bongiovanni
Arriva come una meteora il pentimento di Nicola Schiavone, figlio dello storico boss dei Casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone, che ha iniziato la sua collaborazione con i magistrati della Procura Distrettuale Antimafia di Napoli. Secondo gli inquirenti, infatti, Schiavone junior avrebbe ereditato la guida del clan camorristico dopo l'arresto del padre, risalente al 1998, divenendo il depositario di molti segreti sui legami dei Casalesi dentro e fuori l'entourage mafioso e negli ambienti di potere. Da sempre tra le organizzazioni criminali più spietate, non si può certo dire però che la famiglia camorristica non abbia, nel tempo, costruito una serie di rapporti di forza con le altre mafie. A cominciare, al tempo di Totò Riina, dai Corleonesi - con i quali alcuni esponenti del clan vantavano una vera e propria affiliazione - ma anche in Calabria con la 'Ndrangheta. È la stessa Direzione investigativa antimafia, nella sua ultima relazione, ad evidenziare come risultino da tempo consolidati rapporti tra organizzazioni mafiose campane e calabresi, soprattutto del reggino.
E di come questi contatti siano funzionali soprattutto al traffico di droga, per il quale la 'Ndrangheta resta leader indiscussa nel mondo occidentale. Zona principale di interesse delle cosche calabresi, rimarca infatti la Dia, è la provincia di Salerno, segnata dallo spaccio di stupefacenti provenienti proprio dalla Calabria. Ma recenti indagini hanno anche confermato i contatti tra clan camorristici attivi a Napoli ed esponenti delle cosche dell’alto Ionio e Tirreno cosentino. Insomma, una rete capillare che sancisce patti di lunga data tra queste due organizzazioni criminali.
Ora, dunque, potrebbero aprirsi inediti scenari nel contrasto alla Camorra, in base allo “spessore” delle future rivelazioni di Schiavone, qualora gettassero luce sugli annosi rapporti tra Casalesi e politica (di ogni schieramento e colore) ma anche sugli ingenti traffici di droga e i capitali da capogiro scaturiti dal traffico di tonnellate di rifiuti, radioattivi e non, confluiti nel territorio campano dalla penisola e dall'estero. Passando quindi per l'indicazione di quei veri e propri cimiteri di spazzatura nucleare che causano la morte “bianca” dei cittadini maggiormente esposti, colpiti più degli altri da malattie e tumori. Per poi salire di livello, su fino ai legami più occulti con la massoneria e gli esponenti politici locali.
Schiavone, ad ogni modo, non è il primo boss di spicco della Camorra a pentirsi. Nel 2014, infatti, a fare il “salto” è stato Antonio Iovine, arrestato nel 2010 dopo 14 anni di latitanza. Iovine, infatti, ha già riferito agli inquirenti degli affari dei Casalesi nell'emergenza rifiuti. Dichiarazioni che potrebbero costituire un ulteriore riscontro alla neo collaborazione di Schiavone junior.

Foto © Roberto Salomone/Getty Images

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