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Giorgio Bongiovanni

Il furto dell'agenda rossa di Paolo Borsellino

arcangioli borsa borsellino videodi Giorgio Bongiovanni
Le indagini dei mandanti esterni del pm Di Matteo 


Un collage di foto e video, alcuni inediti, che può aiutare le autorità giudiziarie nel far luce sulla misteriosa e vergognosa scomparsa della agenda rossa di Paolo Borsellino il giorno della strage (che pubblichiamo integrale per gentile concessione del movimento Agende Rosse). Grazie al lavoro di Angelo GaravagliaFragetta (agenda rossa e collaboratore di Salvatore Borsellino) di raccolta e analisi dei vari filmati e foto di quel giorno, si possono vedere, da diverse inquadrature e riprese, dei personaggi chiave che nei minuti successivi allo scoppio della bomba in via d'Amelio si muovono attorno all'auto ancora in fiamme.
A partire dalla prima foto ritrovata: il carabiniere Giovanni Arcangioli con la valigia di Borsellino in mano pochi minuti dopo la tragedia, immagine scoperta dal collega e vicedirettore di questo giornale Lorenzo Baldo che informò le autorità competenti e da cui ebbe inizio l'indagine sulla agenda rossa. Per continuare a tracciare gli spostamenti di Arcangioli con la valigia fino a individuarlo mentre parla e stringe la mano ad un personaggio sconosciuto in camicia e occhiali scuri che poi sembra ricomparire in altri frame che si aggira vicino all'auto distrutta.
Dal video emergono anche i vari movimenti di Giuseppe Ayala, che nelle sue testimonianze è riuscito a dare più differenti versioni e che ci auguriamo ora, grazie all'indagine giornalistica di Garavaglia si riesca a ricostruirne una unica. Emergono infatti possibili nuovi testimoni da sentire, come il magistrato Nicola Mazzamuto, spesso presente vicino all'auto di Borsellino. Si intravede spesso, anche vicino ad Ayala, la figura del colonnello dei carabinieri Emilio Borghini, che per il grado avrebbe potuto coordinare le azioni di Arcangioli o altri carabinieri in quei frangenti.
Delle tante persone sentite riguardo la borsa di Paolo Borsellino, nessuna ha mai detto di aver visto l'agenda rossa ma nella borsa consegnata nell’ufficio del dirigente della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera dell'agenda rossa non c'è traccia. Eppure la moglie Agnese, e i figli Manfredi, Lucia e Fiammetta hanno sempre confermato che Paolo Borsellino mise l'agenda rossa dentro la valigia di cuoio la mattina del 19 luglio prima di recarsi dalla madre. I famigliari hanno raccontato anche che quando chiesero spiegazioni a La Barbera per l'assenza della agenda dentro la borsa riconsegnata, dopo la strage, lo stesso (riconosciuto come principale responsabile del depistaggio delle prime indagini sulla strage, secondo la sentenza del Borsellino Quater) li screditò in modo irrispettoso. A testimoniare l'esistenza dell'agenda rossa e l'importanza che aveva per le indagini di Paolo Borsellino, oltre a video e filmati dell'epoca, ci sono anche testimonianze e ricordi di amici o collaboratori, come il maresciallo Canale ad esempio, che racconta come il magistrato annotasse tutto in quella agenda rossa. Che fine ha fatto quindi quell'agenda rossa tanto importante?
Resta certamente l'interrogativo sul perchè Arcangioli si sia allontanato dall'auto con la borsa in mano per poi rimetterla dentro l'auto ancora fumante. Interrogativo al quale, a nostro avviso e secondo anche i giudici della Corte d'Assise di Caltanissetta che hanno emesso la sentenza del Borsellino quater, Arcangioli non ha fornito risposte soddisfacenti anzi, ha rilasciato “una deposizione ben poco convincente” oltre ad aver avuto un comportamento “molto grave”.
La possibilità che in via d'Amelio ci fossero gli uomini dei servizi segreti era già stata sollevata dalle delicatissime indagini di Nino Di Matteo e Luca Tescaroli, su Bruno Contrada, per concorso in strage, e per chiarire se l'ex numero 2 del Sisde fosse stato presente quel giorno.
Un'ipotesi che fu scandagliata incriminando l’allora funzionario di Polizia Roberto Di Legami che avrebbe rivelato quell’informazione a due suoi colleghi: Umberto Sinico e Raffaele Del Sole, al tempo in forza al ROS. A far emergere l’intera vicenda era stato il tenente dei Carabinieri Carmelo Canale, stretto collaboratore di Paolo Borsellino, processato e poi prosciolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Tuttavia la ricostruzione fornita da tutti questi ufficiali non è mai combaciata e “tra non ricordo”, ritrattazioni e smentite si è messa una pietra tombale sulla questione. Bruno Contrada ha sempre sostenuto di aver appreso della strage (circa un minuto dopo l’esplosione secondo i tabulati) mentre si trovava in mare aperto a bordo dell’imbarcazione dell’amico Gianni Valentino che ha sempre confermato il suo racconto.
La presunta confidenza di Di Legami a Sinico raccontava anche di una relazione di servizio che attestava la presenza di Contrada in via D’Amelio, andata però distrutta.
Ma come mai l'agenda rossa doveva essere fatta sparire quando costituiva una importantissima fonte per le indagini future? Forse perchè Borsellino aveva scoperto la trattativa in corso, confermata da ben due sentenze (una definitiva e una in primo grado) oppure c'erano altre scoperte inquietanti e drammatiche che aveva fatto Paolo riguardo la strage del suo amico e fratello Falcone, ucciso solo 57 giorni prima della bomba in via d'Amelio? Supponiamo che in quella agenda ci fossero i nomi che i pentiti come Salvatore Cancemi rivelano a Di Matteo: Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Nomi che ritornano nei dialoghi del boss Giuseppe Graviano che in carcere parla di Berlusca come se le avesse chiesto un favore.
Oggi Dell'Utri è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa (sentenza definitiva) e per attentato a corpo politico dello Stato (primo grado nel processo trattativa Stato-mafia) ma ricordiamo i duri attacchi che si sollevarono contro i magistrati quando, durante le indagini sulla strage portate avanti principalmente da Nino Di Matteo e Anna Maria Palma, per la prima volta i pentiti fanno il nome di Berlusconi e Marcello Dell'Utri come supposti mandanti esterni delle stragi.
Il lavoro d'indagine “dal basso” fatto da semplici cittadini che vogliono contribuire alla ricerca della verità come ha fatto in questo caso Angelo Garavaglia è sicuramente un prezioso contributo che noi ci auguriamo che la procura e la Dia di Caltanissetta, composte da professionisti e uomini delle forze dell’ordine specializzati in materia, possano accogliere e approfondire per trovare finalmente la verità sulla strage del 19 luglio 1992.

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