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Giorgio Bongiovanni

Si insedia il governo Conte. Cosa ne sarà della lotta alla Mafia?

di Giorgio Bongiovanni
Dopo numerose e rocambolesche vicissitudini tutte all’italiana, rinunce improvvise e repentini cambi di marcia, ecco che si è insediato il nuovo governo sotto il nome del (rispettabilissimo, fino a prova contraria) professor Giuseppe Conte. Un governo dove nuovi sono, in massima parte, anche i nomi dei ministri; e nuova, se non inedita, la coalizione dalla quale è scaturito. Ma, al cambiare delle alleanze e dei nomi di coloro che occupano le cariche istituzionali più forti, non cambiano e non devono, a nostro parere, cambiare, le priorità che il governo del momento deve affrontare in maniera seria, continuativa, programmata. La lotta alla mafia, sia chiaro, non ha "colore" politico, e come tale deve restare al centro dell'agenda di qualsiasi governo, anche del più "bizzarro", perché figlio di un movimento - M5s - e di un partito - Lega - quantomai ideologicamente distanti. Che, nonostante ciò, si ritrovano oggi a capo di un Paese ormai, dal punto di vista della penetrazione delle organizzazioni criminali, quasi alla deriva.
Proprio perché contrastare la mafia non è prerogativa di destra, di centro o di sinistra, non possiamo che attendere le prossime mosse di questa coalizione giallo-verde che - è nostra speranza - sul punto sia fautrice di una vera presa di posizione. Ricordando che, a scrivere la storia della lotta alla mafia nelle aule di un Palazzo di Giustizia - stiamo parlando dello storico pool antimafia di Palermo - sono stati proprio due magistrati, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino (insieme a Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello) le cui idee politiche opposte non ostacolarono un'azione giudiziaria d'avanguardia contro Cosa nostra e le sue ramificazioni con soggetti ad essa esterni.
Per andare più nel dettaglio, e non avere timore di essere fraintesi su ciò che più ci sta a cuore, poniamo alcune domande alle neo massime cariche, a cominciare dal premier, dal ministro degli Interni (Matteo Salvini) e della Giustizia (Alfonso Bonafede).
In quale posto dell’agenda governativa si trova la lotta alla mafia ed alla corruzione? (il perché la seconda è conseguenza della prima, lo spiegammo qui).
In che modo questo governo intende contrastare il narcotraffico, per il quale sono sempre le mafie italiane a spadroneggiare, e in particolare la 'Ndrangheta, che detiene il monopolio del traffico di cocaina nel mondo occidentale, il cui flusso scorre indisturbato nei principali porti italiani, da Gioia Tauro in giù?
Ancora, cosa si farà per rafforzare le forze dell'ordine, e in particolare la polizia giudiziaria e i reparti speciali per la ricerca dei più pericolosi latitanti a piede libero, e per potenziare gli strumenti investigativi che tutto il mondo ci invidia?
Scendendo più nel dettaglio, verranno prese delle misure (e se sì, quali) per porre fine alla latitanza della "primula rossa" numero uno, Matteo Messina Denaro, introvabile dal '93 in un comune di poco più di 30mila abitanti? O ci si limiterà a mettere dietro le sbarre i topi d'appartamento, come se fosse questo il peggiore di tutti i mali?
Perché - e qui il pensiero non può che correre al leader della Lega - nemmeno nel contrasto al crimine organizzato siamo di fronte ad un problema di "colore" (stavolta di pelle). I veri ladri, i malfattori, i criminali, - così come i mandanti delle stragi, quelli esterni alla mafia - non arrivano coi barconi, ma bazzicano i più alti ambienti di potere che, di volta in volta, condizionano la storia del nostro Paese. O forse ci si è dimenticati di una certa strategia della tensione, tutt'ora in atto, che porta ad influenzare (se non ad esercitare) il potere politico ed economico con la strage e l'omicidio? Il neo ministro degli interni, su questi punti, prenderà la piega della maggioranza dei suoi predecessori, in una servile accondiscendenza della politica straniera che da sempre ha tirato le fila di quella nostrana?
Infine, continueremo ad assistere al sovrastare della politica sulla magistratura, così da stringere ancora di più il bavaglio e minarne la sua indipendenza, o il dialogo fra le due parti sarà finalmente volto all'armonia tra le rispettive prerogative?
Oggi, dai giornaloni, già fioccano condanne e assoluzioni su questo nuovo governo. Forse, però, in attesa di vederlo passare all'azione, il beneficio del dubbio resta quantomeno cosa lecita. Posto che, a queste domande, aspettiamo delle risposte. E continueremo a chiederne conto, nell'osservare gli sviluppi dei prossimi mesi.
Presidente del Consiglio, lei ha detto all'Italia che questo sarà il "governo del cambiamento".
Sarà cambiamento, professor Conte, solo quando i familiari delle vittime di tutte le stragi italiane avranno giustizia!

Foto © Imagoeconomica

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