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Back Sei qui: Rubriche Giorgio Bongiovanni Omicidio di Stato: l'assassinio del figlio dell'ex presidente Menem

Giorgio Bongiovanni

Omicidio di Stato: l'assassinio del figlio dell'ex presidente Menem

Tracce di mafia
di Giorgio Bongiovanni e Jean Georges Almendras - 2° Parte
La versione ufficiale sulla morte di Carlitos che si è diffusa nelle strade argentine e nel mondo intero, sosteneva che l’elicottero precipitò a causa di un incidente. Ma già dal primo momento, la moglie dell'allora Presidente della Nazione e madre di Carlitos, Zulema Yoma, non ha avuto dubbi  e ha sostenuto pubblicamente che la morte di suo figlio era accaduta nel contesto di un attentato criminale.
Una valanga di sospetti e speculazioni sono circolate attorno alla tragedia. E tutte le circostanze dell’inchiesta sulla morte di Carlitos Menem sono diventate sospette, divenendo sempre più enigmatiche e complesse anche a causa del tragico destino di alcuni dei testimoni e dei periti  dell'indagine giudiziaria, uno di loro era membro delle Forze Aeree Argentine, l’altro della Gendarmeria Nazionale.
La domanda sulle vere ragioni dell’accaduto ha cominciato a trovare spazio nell'opinione pubblica, ma né dalle file ufficiali, né dalle file del capo dello Stato argentino è mai stata pronunciata una singola parola che contraddicesse la versione ufficiale dell’incidente.
Di conseguenza, il 16 ottobre 1998, il Giudice Villafuerte Ruzo ha archiviato l'indagine. Ufficialmente il velivolo si era schiantato dopo aver colpito i fili dell’alta tensione.
E, come abbiamo scritto sopra, una sola persona è rimasta ferma nel contraddire il rapporto ufficiale, la madre di Carlitos, Zulema Yoma. Di cosa era a conoscenza questa donna per sostenere tale giudizio?
Il controverso e polemico caso della morte di Carlitos Menem è stato sempre immerso nella nebbia finché Zulema Yoma ha chiesto alla Corte Suprema la riapertura del caso. Ma, sorprendentemente, nell'aprile del 2001 la richiesta è stata respinta. E' stata riaperta poi nel 2010 e anni dopo un fatto imprevisto estremamente significativo ha risollevato il caso: l’ex Presidente Carlos Menem, padre di Carlitos, oltre 20 anni dopo la tragedia, ha ammesso in un memoriale presentato ai giudici, che la morte di suo figlio era accaduta nel contesto di un attentato.
I media argentini di quei giorni hanno dato ampio eco a quella testimonianza con dovizia di particolari. Per esempio, secondo il quotidiano Perfil, l’ex Presidente Menem ha affermato, facendo riferimento al figlio: “So chi, come, e perché l’hanno ucciso”. Il già anziano ex Presidente degli argentini, davanti al Tribunale Federale Numero 2, ha detto anche: “non rivelerò i dati perché si tratta di un segreto di Stato e io ne sono venuto a conoscenza in qualità di Presidente della Nazione”.
Quasi in parallelo, Zulema Yoma, sostenuta da numerosi settori dell’opinione pubblica, ha continuato a dire che l’incidente, a parte il fatto di essere stato provocato, era stato anche un vero e proprio regolamento di conti, o una sorta di vendetta contro l’allora Presidente, a causa di accordi politici, o affari mafiosi che lo vedevano coinvolto. Ha richiamato fortemente l’attenzione, tra le tante circostanze investigative, il fatto che l’elicottero fu subito demolito, probabilmente nel tentativo di non permettere che si facessero delle nuove perizie. Perizie che avrebbero rivelato che il velivolo presentava numerosi colpi di proiettile di alto calibro. Un fatto che ha richiamato fortemente l’attenzione dentro e fuori l’Argentina, e su cui molti giornalisti argentini hanno scritto dei libri approfondendo il caso e lasciando in evidenza innumerevoli irregolarità e sospetti.
bongiovanni giorgio con zulema yomaMotivata dalla sua forza materna Zulema Yoma non ha mai esitato a parlare di attentato. Già nel settembre 1997, (due anni dopo la caduta del elicottero), giornalisti della rivista “Semana”, la intervistarono e in quell’occasione le chiesero: “Nel momento in cui Lei ha saputo della morte di suo figlio, ha pensato che si fosse trattato di un incidente o di un attentato?”, e lei già all'epoca rispose chiaramente: “Un attentato, in famiglia eravamo continuamente sotto pressione. Cominciarono con i miei fratelli, il 12 giugno 1990  me ne andai da Olivos - residenza del Presidente Menem -. Dopo iniziai la causa di divorzio per proteggere i miei figli e stare lontana dal potere, ma loro continuarono a molestare le mie creature”. “Chi sono loro?” - chiesero a Zulema. E Lei: “La mafia. La mafia che forniva ai media false informazioni sul fatto che Zulemita copiava all’Università, che Carlitos era un ragazzo della notte e che aveva cattive compagnie, che la loro mamma era una squilibrata. La stessa scorta non ci proteggeva per niente, anzi, ci controllava e informava continuamente la gente dell’ambiente presidenziale su quello che facevamo, o con chi stavamo. Eravamo controllati da  persone molto vicine a Menem che non ci hanno mai voluto bene Io temevo per la vita dei miei figli. Carlitos fu fatto uscire da casa mia per andare a vivere da solo, gli comprarono l’elicottero e la stessa cerchia del Presidente lo incentivò a pilotarlo”.
Il racconto di Zulema Yoma è corposo e avrebbe sufficienti prove per dire che nell'indagine giudiziaria è stato tutto letteralmente manipolato e depistato, o per meglio dire, alterato con un unico obiettivo: Nascondere la verità affinché i sospetti che avallano la tesi che l’elicottero sia stato abbattuto a colpi di mitra, vengano dissipati e svaniscano.
E anche se le trame del destino (o di una mafia molto vicina a Menem, come afferma Zulema Yoma), sembrano lasciare avvolto in una nebulosa ogni cosa attinente a questo caso, dalle ombre cominciano ad emergere dei fatti  che ci forniscono elementi che iniziano a dar luce alla verità, affinché l’impunità (padrona e regina di una vera e propria cospirazione mafiosa e criminale, maturata forse nella cerchia nel quale si muoveva quotidianamente Carlos Menem), smetta di sorvolare sulle nostre teste.

Parte 2 di 3 (Continua)

Foto di copertina: elindependiente.com.ar

In foto a destra: l'ex first lady argentina Zulema Yoma insieme al direttore Giorgio Bongiovanni (inizi anni 2000)

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