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Giorgio Bongiovanni

La morte di Salvatore Riina

riina salvatore sbarre 610E adesso la famiglia collabori con la giustizia
di Giorgio Bongiovanni
Totò Riina, il capo dei capi di Cosa nostra, boss sanguinario, stragista e autore di delitti efferati, è morto. Un decesso che sicuramente chiude un capitolo della storia della mafia siciliana ma che certamente non determina la fine di un’organizzazione criminale che resiste da oltre centocinquant’anni in questo nostro Paese. Come hanno ribadito numerosi addetti ai lavori, dunque, la mafia non è sconfitta e sarebbe un grave errore abbassare la guardia in questo senso. Certo è che il decesso del boss corleonese potrebbe portare ad un cambiamento profondo degli equilibri di potere in seno a Cosa nostra ma anche alla fine di una certa mafia. Potrebbe essere infatti definitivamente sconfitta quella mafia-Stato che nei primi anni Novanta ha avuto un ruolo chiave in quell’attacco allo Stato che con la morte di uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ha portato alla fine della Prima Repubblica sancendo la nascita della Seconda.
Come potrebbero essere smascherati? Basterebbe un’azione forte da parte della stessa famiglia Riina, da Ninetta Bagarella, ai figli, in particolare Giovanni e Giuseppe Salvatore che, a differenza delle sorelle, hanno avuto condanne per mafia. E’ a loro che voglio rivolgermi non solo come giornalista e cittadino ma anche come cristiano. Avete una grande opportunità: la collaborazione con la magistratura riscattando il male fatto dal vostro congiunto.  
Di fronte alla morte la fede cristiana, pur nella consapevolezza che in questo momento il capomafia dovrà rispondere dei suoi crimini di fronte al tribunale di Dio, impone il rispetto. Tuttavia proprio i due giovani Riina possono dare un contributo importante riscrivendo la storia. Il primogenito, Giovanni, già condannato per associazione mafiosa, si trova all’ergastolo dal 24 gennaio 2005 per essere stato autore nel 1995 di un quadruplice omicidio a Corleone. Le vittime furono Giuseppe Giammona, la sorella Giovanna, il marito di quest’ultima Francesco Saporito e Antonino Di Caro. Il terzogenito Giuseppe Salvatore, invece, è oggi in libertà dopo aver scontato una pena di otto anni e dieci mesi per associazione mafiosa. In particolare a lei, Giovanni Riina, suo padre ha dato un futuro amaro e drammatico. Lei non potrà più uscire dal carcere. Perché dunque rinunciare a riscattare il pesante cognome che portate? E’ questa la grande occasione per essere definitivamente liberi e poter ricostruire una famiglia dando un futuro nuovo ai vostri figli. Per ottenere una grazia simile non vi resta altro che collaborare con la giustizia rivelando la collocazione di tutti quei beni illeciti, costruiti sul sangue di tanta gente. Beni che vi sono stati lasciati in eredità. Pentirsi non è un’infamità ma un atto d’amore e di giustizia verso voi stessi, verso i vostri figli e soprattutto verso le vittime della mafia. Un atto d’amore e di giustizia che potrebbero fare anche Ninetta Bagarella e le sue figlie, Maria Concetta e Lucia.
Tutti voi, probabilmente in misura diversa, siete al corrente dei rapporti avuti da Totò Riina con soggetti istituzionali, con quei membri di quella che giornalisticamente abbiamo chiamato mafia-Stato. Voi siete consapevoli di quei forti legami con pezzi del potere. Gli stessi che hanno garantito al Capo dei capi ventitré anni di latitanza per poi usarlo ed abbandonarlo nel momento in cui non è stato più funzionale.
Noi non abbiamo mai condiviso la scelta del silenzio espressa da vostro padre. Fino all’ultimo si è trincerato dietro un muro d’omertà nella speranza di essere riconosciuto come il più grande boss di tutti i tempi. Ma come ha scritto Saverio Lodato non sarà immortale, né diventerà una leggenda. Tuttavia, per voi familiari, questo può essere il momento del riscatto.
La mafia resiste ancora oggi ma voi avete gli strumenti per porre fine ad un ciclo svelando tutti quei misteri e segreti che tutt’ora restano ignoti, non solo raccontando tutto quello di cui siete a conoscenza. E qualora non siate al corrente di nulla o al massimo di pochi accenni dovreste convincere, sempre per quell’atto d’amore e di giustizia, a collaborare con la giustizia Leoluca Bagarella, vostro fratello e zio, braccio destro di Riina e sicuramente a conoscenza di quei segreti e rapporti con lo Stato.
A lui la possibilità di chiedere perdono a tutte le famiglie a cui ha causato sofferenza, soprattutto quelle che hanno perduto bambini a causa della sua folle crudeltà. Il vostro silenzio, altro non significa che essere complici delle stragi e dei crimini commessi dai vostri congiunti. Pertanto, se volete dare dignità a voi stessi, cogliete quest’opportunità e riscattate il sangue della vostra famiglia di fronte a Dio e di fronte agli uomini.

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