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Giorgio Bongiovanni

JFK e l'omicidio di Stato

kennedy john fitzgerald auto art2800filesLa verità può essere ostacolata ma mai fermata
di Giorgio Bongiovanni
Duemilaottocentonovantuno. Questo il numero dei documenti desecretati del National Archives di Washington riguardo l’assassinio del presidente Usa, John Fitzgerald Kennedy. Tanto è stato scritto in questi anni ed anche noi di ANTIMAFIADuemila abbiamo pubblicato un dossier in cui vengono illustrate nei dettagli le implicazioni della Cia, della mafia e di altri poteri economici nell’omicidio. Tra gli intervistati anche Gianni Bisiach, tra i giornalisti italiani sicuramente il più vicino alla famiglia Kennedy (in particolare a Ted), che ha avuto accesso ai segreti di una delle più importanti famiglie americane, proprio per quel rapporto di amicizia instaurato con i tre fratelli. Il primo in assoluto a dire, (come è scritto nel suo libro “Il Presidente”, nel suo film “I due Kennedy”) che John Kennedy era stato ucciso dalla Mafia, in collaborazione con alcuni settori della CIA. Un intervento che vi proponiamo integralmente. Ad avvalorare quella tesi di rapporti come quello della commissione Stokes, il Select Committee on Assassination of the U.S. House of Representatives, che conferma quelle che fino al 1979 potevano sembrare solo teorie. Non solo. Persino l’ex direttore della Cia William E. Colby, morto in circostanze misteriose, ha ammesso, durante una presentazione del libro di Gianni Bisiach, che la Central Intelligence Agency aveva collaborato con la mafia, pur escludendo categoricamente la sua partecipazione nell’assassinio del Presidente.
I nuovi documenti, desecretati su input di Donald Trump (a cui va dato atto del merito nonostante lo riteniamo ancora oggi inadatto al ruolo di Presidente con la sua politica razzista e di estrema destra) forniscono nuovi elementi che mettono in evidenza come la verità può essere pure ostacolata ma, prima o poi, viene sempre alla luce. E così emerge che ad assassinare il presidente Usa non sarebbe stato Lee Harvey Oswald bensì un agente di polizia, J. D. Tippit. Un soggetto, quest’ultimo, ucciso il 22 novembre 1963, a colpi di pistola, 45 minuti dopo l’attentato a Kennedy sulla Dealy Plaza di Dallas. Furono 12 i testimoni del delitto Tippit. Otto di loro riconobbero o credettero di riconoscere Oswald nel killer, sia durante i confronti sia con l’ausilio di foto segnaletiche.
Ma se questo dato era noto, la novità emersa è che Oswald e Tippit si fossero incontrati in un night-club di Jack Ruby, giusto una settimana prima dell’assassinio di Kennedy. Ruby, legato alla mafia locale, avrebbe poi ucciso Oswald nei sotterranei della polizia di Dallas. Diventa così più che un’ipotesi il fatto che Ruby sia intervenuto per tappare la bocca allo stesso Oswald ed evitare che lo stesso raccontasse la verità su quanto avvenuto.
Atti che si aggiungono all’inchiesta condotta dal giudice Jim Garrison, in cui si dimostrava che che la CIA era stata aiutata da “altri”, come la stessa FBI o, seppur marginalmente, la Mafia. Teorie che verranno anche riprese nel film “JFK” del regista Oliver Stone.
Si può ritenere sufficientemente provato che spararono al presidente Kennedy da quattro punti diversi, così come è sufficientemente provato che la mafia ha dato un notevole contributo al “magnicidio”, non solo avallando il progetto di morte (i Kennedy avevano voltato le spalle a Cosa nostra americana dopo i voti ricevuti in campagna elettorale), ma anche intervenendo con suoi uomini.
La verità, dunque, emergerà sempre, anche in un Paese come gli Stati Uniti d’America. Una Nazione di grandi contraddizioni, in grado di partorire grandi menti, intellettuali ma che, ancora oggi, è governata da lobby fasciste, autoritarie e razziste. E chissà che prima o poi non emergeranno nuove verità anche sul genocidio di massa dell’11 settembre 2001. Da JFK all’attentato alle “Torri Gemelle”. Sullo sfondo i segni di vere e proprie stragi di Stato.

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