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Back Sei qui: Rubriche Giorgio Bongiovanni Benetton e la dittatura fascista contro i Mapuche

Giorgio Bongiovanni

Benetton e la dittatura fascista contro i Mapuche

benetton carlo luciano 610di Giorgio Bongiovanni
Il popolo che da millenni vive in Patagonia scacciato dall'impero dell'abbigliamento

Di fronte al probabile ritrovamento del corpo di Santiago Maldonado, attivista argentino che appoggiava la lotta per le terre Mapuche, vien da chiedersi quanto ancora questo popolo dovrà sopportare per poter vivere nelle terre della Patagonia che furono dei loro avi. Maldonado era scomparso durante un'operazione delle forze di polizia intervenute lo scorso luglio, e a giugno il leader del popolo Mapuche, Facundo Jones Huala, era stato arrestato con l'accusa di terrorismo. Da una parte la rivendicazione di terre ancestrali, dove i Mapuche hanno vissuto per generazioni, dall'altra l'impero Benetton che, carte alla mano, non vuole rinunciare a quei 900mila ettari di terreno sul quale 100mila pecore forniscono loro il 10% della produzione di lana. Nel mezzo, numerosi scontri violenti – dopo un fallito tentativo di mediazione – tra la popolazione indigena e le forze dell'ordine argentine, che troppo da vicino ricordano le “squadre nere” del periodo fascista.
Perché qui è di un “braccio di ferro” fascista che si parla, di fronte a un conflitto che ha radici lontane ma solo di recente è entrato nelle cronache internazionali. Nel 1991 la famiglia Benetton acquisì per 50 milioni di dollari 900mila ettari di terre dalla compagnia Tierras Del Sur Argentino, principale proprietaria terriera nella Patagonia argentina. Poi, nel '94, il presidente Carlos Menem vendette a Benetton quelle terre ad un prezzo irrisorio, e gli abitanti Mapuche furono confinati in zone marginali e improduttive, o costretti alla migrazione nei centri urbani. Negli anni, però, il popolo indigeno non ha rinunciato alla riappropriazione di quelle terre, e hanno cercato di estendersi e di insediarsi in alcuni villaggi. Nel 2007 la comunità Santa Rosa Leleque decise di recuperare il suo territorio ancestrale, e per anni ha dovuto affrontare continui e violenti tentativi di sgombero. Nel 2014, però, l’Istituto Nazionale degli Affari Indigeni (INAI) riconobbe il diritto dei Mapuche sul territorio. E il 13 marzo del 2015 alcune famiglie iniziarono la “recuperación” di altri territori ancestrali sottratti loro da Benetton.
Gli scontri proseguono. Ma è un dato di fatto che quelle terre debbano rimanere ai Mapuche. E che presidenti argentini e imprenditori non possono ignorare che l'articolo 75 della Costituzione nazionale recita: “Riconoscere le radici etnico-culturali delle popolazioni indigene argentine. Garantire il rispetto della identità di tali popolazioni e il diritto ad un’educazione bilingue e interculturale; riconoscere la personalità giuridica delle loro comunità e il possesso e la proprietà comunitaria dei territori che normalmente occupano”.
L'impero Benetton sta però portando avanti un atto imprenditoriale di stampo fascista, forse legittimo – o ai limiti della legalità – perché si nasconde dietro un atto di vendita, anche se incostituzionale. Inutile, allora, prendersela con il popolo Mapuche che da millenni abita quelle terre. Piuttosto la Benetton si rivolga al governo, che ha avuto l'ardire di concedere quel territorio agli imprenditori pur andando contro la Costituzione argentina.
E allora l'azienda che è nata nel 1965 a Ponzano Veneto avrà dimenticato le sue origini, se continua a voler buttare fuori dalle proprie terre il popolo Mapuche. Forse in questo caso la legge sarà dalla loro parte, ma non certamente l'etica.

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