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Giorgio Bongiovanni

Via d'Amelio oltre i depistaggi, cercate i mandanti esterni











Alfa e Beta, ovvero Berlusconi e Dell’Utri
La ricerca dei mandanti esterni delle stragi, però, non si esaurisce solo nell’ambito dei punti di contatto con i servizi segreti. I dati processuali emersi in questi anni puntano la lente di ingrandimento verso nord, ed in particolare su due figure di peso come l’ex premier Silvio Berlusconi e l’ex senatore (condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) Marcello Dell’Utri. Entrambi furono iscritti nel registro degli indagati con i nomi in codice Alfa e Beta e vennero prosciolti nonostante un’archiviazione gravida di ombre.
Di Matteo, nel corso dell’esame innanzi alla Corte d’assise di Caltanissetta aveva raccontato di come “ci fu uno scollamento tra me e Tescaroli da una parte e il resto della procura di Caltanissetta dall'altra” nel momento in cui i due magistrati, insieme ad altri colleghi, insistettero “perché le indagini si svolgessero con un'ipotesi investigativa consacrata con iscrizione di notizia di reato 'Alfa e Beta' quindi Berlusconi e Dell’Utri. Ci fu una delega a me e Tescaroli della conduzione di quella indagine. Così alcune preliminari deleghe vennero conferite alla Dia di Roma, però già il fatto che la Dia di Roma vedesse arrivare sul proprio tavolo le deleghe a firma di due sostituti che erano i più giovani del pool della Dda di Caltanissetta probabilmente dava anche un po' il metro di quale fosse la convinzione dei vertici della Procura su quelle indagini”. Quella richiesta aveva preso il via “dopo le dichiarazioni di Cancemi”. L’ex membro della Cupola di Cosa nostra, sentito al “ter”, aveva dichiarato che “in quel momento’’, cioé nel ’92, Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri erano ''gli uomini importanti con i quali Riina in aveva contatti e 'diceva di avere nelle mani'''.

tescaroli 610 dossier

Il pm Luca Tescaroli


Il collegamento con i mandanti esterni era per Cancemi chiaro: ''Riina per fare le stragi è stato guidato mano manina'', dichiarava il pentito, facendo i nomi di “Berlusconi e Dell'Utri”. “Non è una mia convinzione - aggiungeva - è Riina che ce lo ha detto nel corso delle riunioni per la preparazione della strage di Capaci''. Il pentito riferiva inoltre di aver ricevuto una confidenza da Raffaele Ganci, capomafia della Noce, al ritorno da una riunione preparatoria per l’eccidio del 23 maggio. Ci sono anche delle “persone importanti”, recitava la confidenza, che avrebbero assicurato a Totò Riina la revisione dei processi e una legislazione favorevole. “Ganci non mi fece i nomi – diceva Cancemi – ma una cosa deve essere chiara, queste persone non erano certo uomini di Cosa nostra, perché più importanti di Riina e Provenzano non ce ne sono all’interno dell’organizzazione, quindi i personaggi con cui Riina si è incontrato li dovete cercare fuori dell’organizzazione”. 
Per l’iscrizione di Berlusconi e Dell’Utri con gli pseudonimi “Alfa” e “Beta”, aveva spiegato ancora Di Matteo, “ci riunimmo” con il procuratore Tinebra, che “disse: 'io non sono d'accordo ma se voi lo siete iscrivetelo con la secretazione, ma su questa cosa non pretendete che io possa partecipare alle vostre indagini’”.
Due nomi, quelli di Berlusconi e Dell’Utri, che emersero con forza successivamente proprio con Gaspare Spatuzza, che indicò entrambi come i nuovi referenti politici di Cosa nostra. Nomi che gli furono riferiti dal suo capo Giuseppe Graviano quando, durante un incontro avvenuto a Roma al bar Doney, gli disse che grazie a “quello di canale 5” (Berlusconi, ndr) e un loro “paesano” (Dell’Utri, ndr) si erano messi “il Paese nelle mani”.
Dichiarazioni che si inseriscono all’interno della trattativa tra Stato e mafia che si è sviluppata in un dialogo a colpi di bombe tra il 1992 ed il 1994.

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