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Giorgio Bongiovanni

Trattativa mafia-Stato: Arlacchi e De Gennaro dicano tutta la verità

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È un lucidissimo Pino Arlacchi quello sentito oggi al processo trattativa Stato-mafia, in qualità di teste chiamato dalle difese. Certo, il suo esame è stato serratamente delimitato all'interno di strettissimi binari - gli argomenti richiesti dall'avvocato Massimo Krog, legale dell'ex ministro Nicola Mancino - eppure con la sua testimonianza tornano alla mente precedenti dichiarazioni di un uomo che molto condivise della vita di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Sono parole che Arlacchi pronunciava, dinanzi ai magistrati di Caltanissetta, nel corso di un interrogatorio datato 11 settembre 2009. In quell'occasione, il sociologo forniva una dettagliata analisi degli anni prima e dopo le stragi, corroborata dalle parole di Falcone e Borsellino, da lui ricordate nel verbale d'interrogatorio. Fu in quell'occasione che Arlacchi faceva riferimento al fatto che “trattative fra Stato e mafia ce ne sono sempre state” e “in quegli anni cruciali ce n'erano in piedi più d'una, addirittura tre o quattro”. Quanto alle stragi del '92, Arlacchi si diceva convinto che “Cosa Nostra nell'eseguire le stragi di Capaci e via d'Amelio avesse agito in sinergia con ambienti deviati delle Istituzioni, soprattutto del Sisde” che “aveva come punto di riferimento il dottor Contrada” successivamente condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Ma di quegli ambienti istituzionali, assicurava Arlacchi, faceva parte anche “qualche gruppo appartenente all'Arma dei Carabinieri, che aveva nell'allora Colonnello Mori il punto di riferimento”, secondo l'opinione del sociologo contraddistinto da “un'azione che definirei poco trasparente”.
Qualche anno dopo, il giudizio che però Arlacchi dà in un'intervista a “Panorama” sulla trattativa è paradossale: “E’ basata su un’ipotesi grottesca: una connection tra Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Giovanni Conso e Nicola Mancino da un lato, e i vertici corleonesi di Cosa nostra dall'altro”, affermando che a suo dire “non c'è una sola prova seria a sostegno” del processo sulla trattativa in quanto “ci sono solo le vanterie di un killer, Gaspare Spatuzza, che in quanto tale non poteva sedere al tavolo dei ‘negoziati’ e che parla per sentito dire; più le bufale di un calunniatore patentato come Massimo Ciancimino”.
Eppure proprio di trattativa continuava a parlare Arlacchi davanti ai pm di Caltanissetta, riferendosi ad alcuni dialoghi avuti all'epoca con Gianni De Gennaro, ex capo della Direzione investigativa antimafia. “Dopo le stragi del 1993 si consolidò presso i vertici della Dia - dichiarava Arlacchi – l'idea che le stragi avevano una valenza politica precisa, e cioè erano finalizzate a costringere lo Stato a venire a patti ed instaurare una trattativa. Sul punto formulammo insieme a De Gennaro delle ipotesi, ritenendo che il gruppo andreottiano, tramite i suoi referenti di cui ho detto - e cioè il gruppo Contrada - fosse uno dei terminali della trattativa”. Ma anche che “il dottor De Gennaro, già all'epoca, mi parlava di contatti 'ambigui' tra appartenenti a Cosa nostra e Marcello Dell'Utri, che fungeva da anello di congiunzione tra la mafia ed il mondo dell'economia e della politica”, cioè quel nuovo assetto di potere che, con Silvio Berlusconi e il suo braccio destro, ha governato l'Italia per un ventennio. Perchè questo aspetto non è stato approfondito a dovere, né da Arlacchi, né dall'ex capo della Dia?
De Gennaro ha sempre smentito le circostanze in cui veniva coinvolto dal sociologo, oggi entrate solo marginalmente al processo trattativa Stato-mafia insieme ai contatti anomali di Bruno Contrada descritti da Arlacchi come “ambienti diffusi”, “personaggi oscuri” e “centinaia di confidenti”.
Molto ci sarebbe da approfondire, e ancora una volta ci sono domande che restano. Chi, tra Arlacchi e De Gennaro, è il bugiardo? E se la Dia sapeva che le stragi “erano finalizzate a costringere lo Stato a venire a patti”, perchè sul punto oggi come allora regna il silenzio? Chi si fregia del titolo di “amico di Falcone” dica una buona volta tutta la verità, se veramente importa loro qualcosa dei fratelli magistrati caduti nelle stragi.

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