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Back Sei qui: Rubriche Giorgio Bongiovanni Pablo Escobar e gli stati narco-mafie

Giorgio Bongiovanni

Pablo Escobar e gli stati narco-mafie

escobar pablo juan esclusivoChe altro resta da scoprire?
di Giorgio Bongiovanni
C'è un fitto legame tra le mafie, gli stati ed i servizi segreti internazionali, inseriti in un unico progetto politico-economico che va oltre la storia di ogni singola Nazione. E' questo che si evince chiaramente leggendo le clamorose e drammatiche rivelazioni di Sebastián Marroquín, al secolo Juan Pablo Escobar, figlio del più grande e famoso narcotrafficante della storia dell'umanità, Pablo Escobar. “Mio padre lavorava per la CIA, vendendo cocaina, i cui proventi servivano a finanziare la lotta anticomunista in tutto il Centroamerica” ha detto al giornalista argentino Luis Novaresio in un'intervista volta a presentare la pubblicazione “Pablo Escobar, in fraganti”.
Il nostro corrispondente dall’Argentina Matías Guffanti a tal proposito ha scritto un articolo (qui allegato), noi abbiamo avuto modo di leggere alcuni passaggi di questo libro e sono numerosi gli aspetti inquietanti che andrebbero approfonditi da parte della magistratura sudamericana e da quella federale degli Usa. Verità che avallano e si intersecano inesorabilmente a quanto in passato avevano dimostrato le Procure distrettuali antimafia calabresi e palermitane, sin dai tempi di Giovanni Falcone, ovvero che non solo vi sono alleanze e collaborazioni tra narcotrafficanti sudamericani e le “nostre” mafie, ma anche trattative e collaborazioni tra organizzazioni criminali e servizi segreti in quegli stati dove le stesse operano. Le rivelazioni dei Escobar jr, che pur rispettando il padre sul piano umano attacca apertamente ciò che il padre ha rappresentato e l'attività mafiosa di cui ha fatto parte, non sono frutto dell'immaginazione ma sono testimonianza diretta di quanto lui stesso ha vissuto ed ha appreso.pablo escobar in fragranti Così scopriamo che Pablo Escobar ha avuto un ruolo di collaborazione con la CIA ai tempi dello scandalo Iran-Contras, con rapporti diretti con funzionari. E prendiamo coscienza anche del fiume di soldi, pari a decine di miliardi di dollari, che questi narcotrafficanti si trovano a possedere diventando più ricchi di una multinazionale. Il figlio di Escobar spiega come gli Stati Uniti d'America permettono ai narcos di diventare potenti.
In un'altra intervista, rilasciata qualche tempo addietro al Corriere della Sera, il giovane Marroquín aveva dichiarato che il padre “guardava con attenzione ai movimenti di Totò Riina, soprattutto per l’uso delle bombe”.
E' interessante come i destini di Riina ed Escobar, soci in affari come dimostravano le indagini di Falcone sui legami tra Cosa Nostra e i narcotrafficanti colombiani, seppur differenti, siano stati entrambi legati all'anno 1993. In gennaio venne posta fine alla latitanza del boss corleonese mentre quasi un anno dopo, il 2 dicembre, Pablo Escobar venne ucciso dopo che saltarono le protezioni statali degli Usa e della Colombia.
Cosa dobbiamo sapere di più? Cosa dobbiamo ancora scoprire?
Forse che le organizzazioni criminali mafiose sono una grande farsa? Forse che queste organizzazioni non sono antistato ma parte dello Stato stesso e della società perché utili al sistema finanziario mondiale?
Forse che le mafie, i cartelli del narcotraffico, le organizzazioni criminali sono bracci armati utili per mantenere il potere con la violenza in quegli Stati cosiddetti democratici e civili?
Una verità tragica che si legge tra le righe della storia e che trova sempre più conferma anche in indagini della magistratura che stanno svelando l'esistenza di un Sistema criminale integrato che fa affari, che siede sui banchi del potere e che attacca alla base la nostra democrazia.



Il figlio di Escobar: “I segreti che mio padre non mi ha mai raccontato”
Il più grande trafficante della storia lavorava per la CIA
di Matías Guffanti
“Ciò che si scopre nel mio libro è che mio padre lavorava per la CIA, vendendo cocaina i cui proventi servivano a finanziare la lotta anticomunista in tutto il Centroamerica. Questo fatto colloca la figura di mio padre in un contesto storico differente, dove alcuni pezzi si iniziano a incastrare”, ha rivelato il figlio del più famoso e potente narcotrafficante della storia mondiale, Pablo Escobar, noto e reso popolare da serie televisive e film come “El patrón del mal” (Il padrone del male), in un’intervista esclusiva rilasciata per presentare il suo nuovo libro “Pablo Escobar, in fraganti”, dove racconta i brutali omicidi commessi da suo padre in Colombia, inclusi magistrati, agenti di polizia e politici che lottavano contro il crimine organizzato di quel paese e contro la corruzione.
escobar figlio sebastißn marroquinJuan Pablo Escobar, conosciuto con il nome di Juan Sebastián Marroquín fino al 2009, quando decise di pubblicare il suo primo libro su suo padre, leader del cartello di Medellín di Colombia, ed il mafioso più importante di Sudamerica, legato alla mafia siciliana e calabrese negli anni 80, ha asserito che suo padre lavorava per la CIA, finanziando la “lotta anticomunista” in Centroamerica di questo organismo.
In un servizio di 30 minuti, Escobar ha raccontato al giornalista argentino Luis Novaresio i contenuti più salienti del suo nuovo libro, distruggendo l’immagine mitica di quel “narcos” che i mezzi di comunicazione hanno creato, per avvicinare il pubblico ad un’immagine più reale della mafia, i cartelli, il narcotraffico e gli Stati come soci in affari delle organizzazioni criminali.
Con voce ferma e serena per tutta la durata dell’intervista, il figlio del narcotrafficante colombiano ha esordito parlando della fondatezza della sua testimonianza: “Io credo che alcuni capitoli di questo libro dimostrino che la paura della morte mi importa poco. Perché credo che ci siano cose più importanti, come avvicinarci alla verità delle realtà che si cela dietro gli sporchi affari del narcotraffico e della corruzione che li rendono possibili”.
“Io devo più rispetto e più amore ai miei nemici che alla mia famiglia”, ha sottolineato in riferimento agli scontri verificatisi dopo la morte di suo padre e che ancora avvengono in Colombia. Ciò dimostra che le teste cambiano, ma l’affare rimane.
In ogni aneddoto e testimonianza di Juan Pablo Escobar emerge un chiaro rifiuto verso l’attività mafiosa di suo padre ed il suo dolore per i familiari delle vittime dei suoi brutali crimini. Non lo indica come unico colpevole, ma accusa anche certi organismi di sicurezza come la DEA, la CIA e funzionari principalmente statunitensi, senza i quali Pablo Escobar non sarebbe mai riuscito a consolidare il suo potere mafioso.
“Quando scoppiò lo scandalo Iran-Contras, vi era coinvolto il colonnello Oliver North dell’esercito nordamericano e, dietro di lui, c’era la CIA, il cui capo era George Bush, padre. Dopo diventò vicepresidente dell’amministrazione Reagan e incaricato della lotta antidroga. Lo stesso personaggio i cui impiegati stavano lavorando con mio padre per vendere droga e portarla negli Stati Uniti, con il beneplacito di molti”, ha affermato il figlio di Pablo Escobar.
escobar juan pablo"Sono tutti punti interrogativi che chiaramente iniziano a trovare risposta e ci rivelano una realtà dietro il commercio del narcotraffico molto diversa da quella che sogniamo. Perché fino ad ora ci hanno detto: 'i narcos latinoamericani hanno la capacità di eludere tutti i controlli', ma questo non è eludere i controlli, questo è comprare i controlli, avere in mano i controlli ed avere come soci gli addetti ai controlli", ha aggiunto Escobar parlando della complicità del potere politico e della sicurezza.   
“Faccio un esempio concreto. È il caso dei fratelli Rodríguez Orejuela, boss del cartello di Cali che si alleano con la DEA per combattere contro mio padre, fino a che finalmente escono dalla circolazione ed un anno dopo tutto il cartello è completamente smantellato. Due  personaggi estradati negli USA che finirono negoziando con loro, senza dover consegnare nessuno, semplicemente consegnando denaro a patto che la sua famiglia non fosse inserita nella lista Clinton. Diedero 2.000 milioni di dollari, due persone. Quella somma va moltiplicata per tutti i narcos di cui non abbiamo neanche idea della loro esistenza. In sintesi, funziona così: lasciali crescere, aiutali a prosperare e quando diventano molto ricchi prendiamo i loro soldi", ha spiegato il figlio del mafioso colombiano.  
"Tutti i paesi del mondo mi hanno concesso il visto ad eccezione degli USA. Il grande paradosso è che continuano a dare il visto ai narcos. Quindi forse non ho quel requisito", ha denunciato Pablo Escobar figlio facendo capire lo stretto legame tra il governo statunitense ed il narcotraffico del Sud-America, e ha chiarito: "Mio padre è stato un ingranaggio del grande commercio del narcotraffico universale. Quando non gli è più stato utile, hanno dato l’ordine di ammazzarlo. (…) È stato uno dei tanti patroni del male. E credo che questo libro mostra molti modelli, perché c'è sempre un pesce più grande”.

*Foto 1: www.infobae.com
*Foto 2: www.larepública.com

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