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Giorgio Bongiovanni

Capi di Stato mafiosi

thaci hashim bnIl Kosovo e Thaçi
di Giorgio Bongiovanni e Anna Petrozzi

Seppure vi siano pochissimi dubbi sul suo background criminale persino Papa Francesco, sbagliando, ha ricevuto, lo scorso 16 giugno presso la Santa Sede, Hashim Thaçi, presidente dell’autoproclamatosi stato indipendente del Kosovo.
Indicato dai rapporti dei servizi di mezza Europa come una vera e propria mente criminale, non un passo è stato fatto da parte della comunità internazionale per fermare l’ascesa inarrestabile dell’ex leader dell’Uck, l’esercito di liberazione del Kosovo, che si sarebbe macchiato di odiosi delitti contro l’umanità. Partiamo dagli elementi più recenti.
Alla fine del 2010 il deputato svizzero Dick Marty dichiarò di essere in possesso di un dossier in grado di dimostrare che, nell’estate del 1999, alla fine del conflitto tra Serbia e Kosovo l’UCK, al tempo agli ordini di Thaçi, aveva sequestrato e imprigionato alcuni serbi e alcuni kosovari-albanesi nel nord dell’Albania per sottoporli “a trattamenti inumani e degradanti, prima di scomparire definitivamente”.
In particolare - si legge nel rapporto di 27 pagine - “organi furono rimossi da alcuni prigionieri in una clinica su territorio albanese, nei pressi di Ushe Kruje, per essere condotti all’estero per trapianti”. Si parla di “470 persone scomparse dopo l’arrivo (in Kosovo) delle truppe (della Nato) Kfor il 12 giugno 1999, 95 delle quali erano albanesi kosovari e 375 non albanesi, principalmente serbi”.
Non usa mezzi termini Marty che non teme di definire Thaçi “un boss criminale” rifacendosi ai rapporti di intelligence tedeschi (Bnd), inglesi (MI6), Grecia (Eyp) e del nostro Sismi, secondo i quali sarebbero stati individuati i membri di un gruppo di fedelissimi del presidente, tutti parte di un gruppo denominato Drenica che invece di essere “condannati per gravi crimini, hanno invece consolidato la loro impunità”.
Nel febbraio del 2005 il sito Wikileaks pubblicò un rapporto segreto del Bnd (i servizi tedeschi) nel quale Hashim Thaçi è indicato come uno dei capi della criminalità organizzata internazionale.
Il rapporto afferma inoltre che Thaçi sarebbe coinvolto nel traffico di droga, di armi e nella tratta di esseri umani, così come avrebbe ordinato vari omicidi. Non esclude inoltre possibili collegamenti con cellule terroristiche di matrice islamica.
La veridicità di tale rapporto sarebbe confermata - stando al sito sputniknews.com che ha reso nota la notizia - dal fatto che la stessa BND avrebbe chiesto a Wikileaks di rimuovere il documento dal sito.
Lo studio contiene la struttura della criminalità organizzata del Kosovo i cui leader - secondo il BND - sono Thaçi, il suo più stretto collaboratore Dzavit Halit, vicepresidente del Parlamento del Kosovo e membro della commissione per l'integrazione europea; lo sponsor finanziario di Thaçi Ekrem Lluka; Ramush Haradinaj, leader del partito d'opposizione "Alleanza per il futuro del Kosovo" e, come Thaçi e Halit, in passato uno dei capi dell'esercito di liberazione del Kosovo.
Sempre secondo il rapporto "il Kosovo è il centro della criminalità organizzata, da lì viene controllato il crimine in tutta Europa. (…) Il Kosovo è diviso in tre zone di influenza: Drenica, Dukadjini e la parte nord-orientale. Sono controllate dagli ex leader dell'UCK, strettamente legati ai politici albanesi che hanno influenza nel sud della Serbia e in Macedonia.
Il gruppo di Drenica è guidato da Thaçi e collabora con le organizzazioni criminali in Albania, Macedonia, Bulgaria e Repubblica Ceca. Il gruppo ha istituito un proprio "servizio di sicurezza" e di questioni simili si occupa il SHIK, l'agenzia di intelligence kosovara, istituita nella seconda metà del 1999 a Pristina su iniziativa di Thaçi. In realtà i servizi segreti si occupano di spionaggio, intimidazione ed eliminazione delle forze democratiche tramite killer di professione. Nella diaspora albanese ci sono rami ben organizzati del SHIK. Ad esempio la rete in Germania è diretta da un albanese che vive nel Baden-Württemberg”. Si legge inoltre: "Tramite la società "Salbatring" a Pristina, che in parte è di proprietà di Halit, Thaçi è legato al riciclaggio di denaro sporco e al contrabbando di carburante e sigarette. Dall'ottobre 2003 Thaçi è accusato di traffico di armi e droga attraverso gli albanesi che vivono ad Amburgo."
In effetti nel luglio del 2003 Thaçi venne arrestato a Budapest dietro mandato dell’Interpol ma subito rilasciato in seguito ad una richiesta della missione ONU in Kosovo (UNMIK). Non una sorpresa, comunque, perché a quanto pare il presidente del Kosovo gode di alte protezioni da lungo tempo. Incassò infatti la protezione pubblica di Clinton nel 1999 prima del bombardamento del Kosovo e quando, nel 2000, il procuratore internazionale Carla Del Ponte intendeva perseguirlo ricevette l’ordine del segretario di stato americano di quel tempo Madelaine Albright di omettere il nome di Thaçi dalla lista dei sospettati. (Michael Choussudovsky, globalresearch.ca)
Per Carla Del Ponte, procuratore capo del Tribunale dell’Aia (Tpi), la questione è rimasta sempre aperta tanto da dedicare al presidente del Kosovo un intero capitolo del suo libro “La Caccia”, pubblicato nel 2008, nel quale sono ribadite le accuse di partecipazione al traffico internazionale di stupefacenti, armi, essere umani, compreso il terrificante sospetto di traffico di organi umani.
Inutile dire che il governo Kosovaro ha sempre respinto tutte le accuse definendo il rapporto “calunnioso” e le accuse come semplici “illazioni”.
“È chiaro che qualcuno punta a screditare il premier Hashim Thaçi dopo le elezioni parlamentari in cui i cittadini chiaramente e massicciamente hanno sostenuto il programma per il governo e lo sviluppo del paese", si legge nella nota ufficiale.
Provate o meno le accuse, i premier occidentali considerano Hashim Thaçi come un presidente a tutti gli effetti, democraticamente eletto nel febbraio scorso e quindi legittimo destinatario delle congratulazioni di rito e dei dialoghi ufficiali come qualsiasi capo di Stato.
Non importa se ancora centinaia di famiglie attendono giustizia per i crimini indicibili di cui si sono macchiati l’UCK e i suoi leader, se le violenze praticate in nome della guerra vengano così giustificate, pazienza se si tratta di sottigliezze per i vari leader del mondo comodamente nascosti dietro il pragmatismo della realpolitik, l’alibi che tutto concede, anche a loro… ma forse per quel raggio di speranza che Papa Francesco rappresenta per tanti con le sue politiche illuminate nei confronti dei più deboli, questo no, non può essere accettato!  
Succede quindi che assassini, criminali, mafiosi come Thaçi vengano eletti Capi di Stato. La mafia-Stato diventa così un fenomeno non più solo italiano, ma anche europeo e forse mondiale. Quale futuro per i giovani di tutte le nazioni?

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