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Giorgio Bongiovanni

Scandalo in Argentina: corruzione e riciclaggio (Seconda parte)

kirchner cristina tribunalesdi Giorgio Bongiovanni e Jean Georges Almendras
Coinvolta l’ex presidente Cristina Kirchner

Ed è lo stesso oggi
esser retto o traditore,
ignorante, saggio, ladro,  
generoso o truffatore...    
Tutto è uguale!    
Niente è migliore!    
Lo stesso un asino    
che un grande professore.    
Non ci sono bocciati nè graduatoria,
gli immorali ci hanno eguagliato.
Se uno vive nell’impostura
e un altro ruba per ambizione,
è lo stesso che sia prete,
materassaio, re di bastoni,
imprudente o clandestino!…

Lontana dalla poltrona presidenziale, da dove ha esercitato il potere nel più ampio senso della parola, Cristina Fernández de Kirchner, dal 9 dicembre 2015 (giorno in cui ha lasciato la Casa Rosada) prende le distanze da Buenos Aires.
È stato il Pubblico Ministero Guillermo Marijuan ad accusarla nell'inchiesta che mira a scoprire la “ruta del dinero K”. Il pm ha imputato anche l'ex Ministro Julio De Vido.
Ma in realtà, a fare il primo passo per far sì che il capo di accusa contro l'ex Presidente prendesse corpo è stato Leonardo Fariña, il quale ha detto durante l'udienza: “Qui c'è stato un piano creato da Néstor Kirchner per saccheggiare lo Stato argentino. Néstor Kirchner è stato l'ideologo ed esecutore di quel piano”. Per poi aggiungere: “Néstor ha architettato tutto il piano, le opere pubbliche venivano gestite da lui insieme a Julio De Vido”.
In seguito Leonardo Fariña ha iniziato a spiegare la metodologia dei pagamenti, affermando che venivano eseguiti attraverso Lombard Odier, una banca fondata nel 1976, a Ginevra, Svizzera. Fariña ha spiegato che il denaro proveniente dalla corruzione veniva trasferito in quell'istituto bancario, in un conto cifrato, intestato a Teegan Inc e da lì venivano trasferiti ad un altro conto gestito dai veri e propri beneficiari della manovra. Ha detto anche che le tracce del movimento scomparivano dopo 180 giorni, evitando in questo modo di lasciare qualsiasi traccia che permettesse di seguire la rotta del denaro.
Le agenzie di notizie ed i giornali locali hanno fatto un accenno a queste operazioni e alle dichiarazioni di Fariña, il quale ha detto che la manovra si completava in questo modo: Lombard Odier apriva il conto legato ad una società commerciale in Belgio. Parallelamente consegnava un e-token (dispositivo generatore di chiavi numeriche) che permetteva a chi lo utilizzava di fare dei trasferimenti di denaro. Fariña ha dichiarato inoltre di aver presenziato quando la banca gli ha consegnato il dispositivo a Lázaro Báez. In un altro momento della sua lunga dichiarazione ha spiegato che è così che funzionava il sistema con il quale si autorizzavano i trasferimenti all'estero e che Federico Elaskar gli aveva rubato due orologi ed il certificato di costituzione di Teegan Inc. Ma, se ciò non bastasse, ha rivelato anche che utilizzavano un’altra “cueva”* per fare dei trasferimenti di denaro in Spagna e che Ernesto Clarens era parte vitale del riciclaggio di denaro. Secondo Fariña, Clarens oltre a fare affari con Invernest trasformava le risorse delle opere pubbliche in pesos (moneta argentina), euro e dollari.
Nei media è trapelata la notizia che il Giudice Casanello ha chiesto a Fariña riguardo le immagini che mostravano come contavano le banconote e che lui ha risposto che si trattava di una azione consueta per sistemare il denaro che poi sarebG.be stato inviato all'estero. E quando gli è stato chiesto come portava i soldi dal Sud del paese, ha raccontato che “non viaggiava in aereo, lo faceva in due macchine dal Sud fino a Buenos Aires, e venivano protetti dalla scorta di Lázaro Báez”. Fariña ha sostenuto anche che la consegna dei soldi a Buenos Aires non veniva effettuata se Martín Báez non era presente.
La stampa argentina ha riferito anche che durante una pausa dell’udienza il Pubblico ministero Marijuan si era recato alla sua Procura e, dovendo partire nei giorni successivi per gli Stati Uniti, aveva lasciato uno scritto firmato da lui con questo titolo: “AMPIO PROCEDIMENTO DI ISTRUZIONE SEGNALA NUOVI IMPUTATI”. Dobbiamo ricordare che nella causa ci sono 15 nuovi imputati. I tre più rilevanti sono Cristina Kirchner, Julio De Vido ed Ernesto Clarens.
Ma le sorprese non si sono fatte attendere perché Fariña ha aggiunto che l'arricchimento di Lázaro Báez è stato grazie ad una società costituita insieme a Néstor Kirchner perché “fino alla sua morte dividevano il denaro ottenuto in modo illecito dalle opere pubbliche”.
Ma Fariña ha detto anche di più. C’è una parte in particolare della sua dichiarazione che ha indotto il Giudice Casanello a decidere di imporre nuovamente il segreto preistruttorio. Infatti il personale di un'ambasciata di una potenza straniera, dopo la morte di Néstor Kirchner, aveva avvertito Cristina Kirchner del fatto che Lázaro Báez stava facendo numerosi trasferimenti di denaro sporco in Europa. Di conseguenza Cristina Kirchner aveva chiamato Báez e dopo avergli raccontato quell'episodio lo aveva rimproverato energicamente: “Ci stanno rubando i soldi di Néstor”.
Leonardo Fariña ha proseguito: “Quando è morto Néstor, Cristina e Máximo sono andati dagli imprenditori per i soldi di Néstor” e gli hanno fatto vedere un quaderno in cui il defunto Presidente aveva scritto i nomi degli imprenditori con i quali aveva fatto affari, o che in qualche modo erano stati beneficiati. Madre e figlio avevano rimproverato loro dicendo: “Ci state rubando i soldi che ha lasciato Néstor”.
Fariña ha detto enfaticamente che i problemi tra Cristina Kirchner e Lázaro Báez erano iniziati alla fine dell'anno 2010. Báez si lamentava costantemente: “Questa donna crede che io gli stia rubando i soldi di Néstor”.
Le dichiarazioni di Fariña hanno riservato ancora delle sorprese. Ha ricordato che Lázaro Báez, Martín Báez e Claudio Bustos, questo ultimo allora dirigente di Austral Construcciones, si erano recati alla residenza presidenziale di Olivos per parlare con Cristina riguardo la costruzione dell'autostrada che doveva collegare le città balneari, perché volevano prendere in mano l’affare della pavimentazione e del pedaggio, e che Cristina gli aveva detto: “voi non guadagnerete niente fino a che non ci avrete restituito i soldi di Néstor”.
Infine Fariña ha consegnato alla Giustizia i numeri dei telefoni cellulari attraverso i quali comunicava con Lázaro Báez, mettendo in chiaro che non era mai stato nella residenza di Olivos, e ha fatto il nome di altri enti finanziari – compresa la HSBC – che erano utilizzate per trasferire il denaro fuori dall'Argentina.
 
“Stanno andando a prenderla” e “L'ora di Cristina” sono stati i titoli delle prime pagine e dell'articolo centrale della rivista Noticias del giorno 9 Aprile. Quattro giorni dopo – mercoledì 13 – l'ex Presidente si è presentata davanti al Giudice Claudio Bonadio, per i capi d’imputazione nei suoi confronti. Ma non possiamo dimenticare che l'ex Presidente è coinvolta anche in un'altra inchiesta giudiziaria giacché un pm ha chiesto che sia indagata nella causa sul presunto riciclaggio di denaro da parte dell'imprenditore Lázaro Báez.
Nell’articolo della rivista Noticias (pubblicato prima dell'udienza) si accenna che “nel quarto piano del Tribunale di Comodoro Py 2002, in testa a coloro che si strofinano le mani, come se il destino gli stesse concedendo il concretizzarsi di una vendetta, attende il suo grande momento il Giudice Claudio Bonadio. Se tutto procede come ha previsto il polemico magistrato, alle dieci del mattino di mercoledì 13 Aprile si vedranno faccia a faccia con Cristina. L'accusa di essere stata a carico di una presunta “frode all'amministrazione pubblica” del valore di 77 milioni di pesos per la vendita dei “dollari a futuro” tramite la Banca Centrale verso la fine del suo mandato presidenziale”.
Un'altra testata giornalistica, mettendo in risalto la manovra, informa che Kirchner è stata accusata di danneggiare l'erario della Banca Centrale con la vendita a futuro dei dollari ad un valore di dieci pesos argentini per frenare, nel settembre del 2015, la svalutazione della moneta. Tuttavia Macri ha svalutato a dicembre e la Banca Centrale adesso deve affrontare pesanti pagamenti alle imprese per un valore di quindici pesos per ogni dollaro.
Il 13 aprile è arrivato e l'ex Presidente si è presentata nella sede del Tribunale di Comodoro Py. Un incontro teso tra lei ed il Giudice Bonadio. Le cronache redatte dalla stampa argentina sono state molto illustrative al riguardo.
Nel giornale “La Nación” si legge che quando Fernández si è presentata in Tribunale il Dr. Bonadio non era nella sede in quel momento. Quando è arrivato ha dato le spalle alla ex Presidente, non si sono salutati e lui se n'è andato prima che lei finisse di parlare. In quell'occasione Cristina Fernández ha letto la sua dichiarazione e ha accusato il Giudice Bonadio di avere una “manifesta avversione politica” nei suoi confronti, rifiutandosi di rispondere alle domande poiché ha considerato che “non avrebbe fatto altro che convalidare” la “manifesta arbitrarietà, illegalità ed incompetenza tecnica e professionale” del Giudice. Riguardo ai sospetti di associazione illecita, ha detto che l'unica organizzazione della quale ha fatto parte è stata il Potere Esecutivo che aveva occupato per ben due volte grazie al voto popolare.
Nello scritto letto da lei redatto la Presidente ha specificato che “ogni volta che un movimento politico di carattere nazionale e popolare è stato destituito, o ha concluso il suo mandato, le autorità che lo hanno succeduto si sono servite in modo sistematico della delegittimazione dei precedenti dirigenti politici, attribuendo loro l’aver commesso gravi delitti, sempre vincolati ad abusi di potere, corruzione generalizzata e appropriazione indebita di beni”. Dopo ha aggiunto che “i veri motivi sono sempre stati gli stessi: da una parte spazzare via le conquiste fatte e i diritti acquisiti da parte della società, dall'altra imporre programmi di 'rientro' e di indebitamento - matrimonio indissolubile - ricorrendo alla presunta corruzione per occultare entrambi gli obiettivi”. Ha fatto menzione anche delle situazioni che hanno sofferto ad esempio Hipólito Irigoyen e Juan Domingo Perón, quando non erano più al governo, e a situazioni simili che hanno dovuto affrontare diverse persone durante la dittatura iniziata nel 1976. Ha spiegato anche che “la partecipazione del Potere Giudiziario diventa sempre la condizione sine qua non per questo tipo di pratiche”.
Leggendo ancora il suo scritto ha detto che le cause giudiziarie che lei si trova ad affrontare “sono un esempio penoso” e ha negato che ci siano elementi per giustificare la decisione di chiamarla a dichiarare in questo processo. Nel merito è stata categorica: “Come ho già detto pubblicamente e lo ripeto ancora una volta: non ho paura di voi. Affronterò questo processo e qualunque altro che mi vorrete costruire”.
Il giornale “Clarín” ha affermato che Cristina Fernández de Kirchner ha chiesto formalmente che il Giudice sia allontanato dal suo incarico, adducendo che Bonadio ha mal adempiuto ai suoi compiti nel processo nei suoi confronti e che ha dettato risoluzioni contrarie alla legge.

Che mancanza di rispetto,
che assalto alla ragione!
Chiunque è un signore!
Chiunque è un ladro!
Va Don Bosco con Stavisky e “La Mignon”,
Don Chicho e Napoleone,
Carnera e San Martín…

Cristina Fernández de Kirchner, ex Presidente della Repubblica Argentina, ha lasciato la sede giudiziaria per partecipare come protagonista di una manifestazione popolare proprio davanti alle narici dei Giudici e dei Pubblici Ministeri impegnati in individuare le responsabilità. Salita su un palco costruito davanti a migliaia di militanti accampati da molte ore prima dell'evento, Cristina de Kirchner ha preso in mano le redini di un vero e proprio atto politico. Ha parlato per poco più di un'ora e il suo discorso è stato costellato da richiami all’azione, di critiche ai suoi avversari politici e di promesse di miglioramento. Rassicurando chi vi si trovava, non ha perso l’occasione di dire: “State tranquilli, molto tranquilli. Mi possono chiamare a dichiarare, mi possono mettere in galera. Ma quello che non riusciranno a fare è farmi tacere su ciò che penso”.
Dopo ha ricordato i personaggi della storia argentina, in particolare quelli perseguitati dalla Giustizia, come ad esempio Hipólito Irigoyen, Juan Domingo Perón ed Eva Duarte. E ha sottolineato che nel suo caso l'odio che lei provoca è radicale al punto tale che “se potessero vietare la lettera 'K' nel vocabolario, lo farebbero”. Ha concluso dicendo che secondo lei, sia in passato come adesso, la Giustizia sta cercando di lasciare dietro le spalle i successi e le conquiste dei governanti che hanno contribuito affinché gli argentini avessero una vita migliore. “Io sono l'ostacolo”, ha detto poi.

Come la vetrina
irrispettosa
dei cambalaches
sì ha mischiato la vita
e ferita da una lama senza filo
vedi piangere la Bibbia
accanto allo scaldabagno.

Le acque, in tutto questo panorama tanto complesso, diverranno più chiare solo quando la Giustizia si sarà pronunciata, dentro i canoni di una normalità tra virgolette, perché non è normale che un ex capo di Stato, al momento di comparire davanti ai Giudici e ai Pubblici Ministeri, trasformi la sua presenza in qualità di imputata come presunta responsabile di illiceità, in una molto bene pianificata mobilitazione popolare con delle caratteristiche di una manifestazione politica.

marijuan guillermo

I giornali hanno scritto nei titoli di prima pagina che è stato il ritorno di Cristina Kirchner. Un ritorno con sapore di contrattacco, di successo mediatico e di partito. Un ritorno dove si sono sentiti in modo insistente premesse come “Ritorna”, “Se la chiamano a dichiarare a lei, ci chiamino tutti” e “Vengono a prenderla, andiamo con lei”. Questo lo stato d'animo della militanza.   
In una testata giornalistica si legge: “Riuscirà Cristina con la sua strategia di proporsi come vittima di una persecuzione politica, a rispondere alle accuse e così rilanciare la sua persona in un momento di debolezza?”. E aggiunge che intanto è riuscita ad attirare una molto intensa attenzione mediatica.
Cosa accadrà poi con Cristina Kirchner? Una domanda alla quale fino ad ora pochi, o per meglio dire nessuno, si azzardano a rispondere. Per adesso si è visto solo il clima teso in sede giudiziaria, vissuto sia dal Presidente che dal Giudice titolare del processo; per adesso si è visto solo una smisurata manifestazione davanti alle porte stesse del Tribunale, di militanti organizzati dal movimento “La Cámpora”, coordinati e guidati dal suo leader, il figlio di Cristina Fernández e da alti esponenti politici; per adesso si è visto solo un gruppo di partecipanti di detta manifestazione che hanno cacciato via a spintoni una giornalista, un chiaro attacco alla libertà di stampa ed ai diritti del lavoratore; per adesso si è visto solo un'inchiesta che continua il suo corso, seminando novità ed effetti giorno dopo giorno ed ora dopo ora; per adesso si è visto solo che il Pubblico Ministero Guillermo Marijuan (che ha accusato l'ex Presidente nel processo sulla “ruta del dinero K”) ha denunciato di aver ricevuto minacce subito dopo il suo arrivo negli Stati Uniti, motivo per il quale gli è stata assegnata la scorta della polizia e una delle sue figlie ha scritto nel suo profilo personale di twitter che suo padre non ha l'intenzione di suicidarsi, una chiara allusione alla morte del Pubblico Ministero Nisman; per adesso si è visto solo che la Deputata Margarita Stolbizer ha annunciato che chiederà alla Giustizia di unificare le inchieste su Lázaro Báez ed altri due casi, che comprendono un'indagine contro un'impresa partecipata dall’ex Presidente Cristina Fernández; per adesso si è visto solo che la rivista Noticias ha pubblicato che Lázaro Báez, prima ha minacciato di “sputare in cielo” i sospetti, in caso di rimanere da solo, e secondo che Lázaro Báez aveva fatto arrivare un messaggio diretto a Cristina e Máximo Kirchner, secondo quanto riferito dalla stampa: “Se toccate il bambino (suo figlio Martín) finisce tutto male”: per adesso si è visto solo che le ore passano ed i fatti parlano da soli.
Fatti che interessano l'inchiesta giudiziaria e la vita politica argentina, costellata di intrighi e machiavellismi che vanno di pari passo con la sete di giustizia e la necessità che la verità diventi pubblica, costi quel che costi. Perché alla fine, il popolo argentino, che vive tra i due estremi e sempre al limite, quando di passioni politiche si tratta, merita urgentemente di armonizzarsi, separando il grano dalla gramigna. E sembrerebbe che la giustizia va aprendosi il cammino, perché le dichiarazioni dei detenuti e degli imputati fanno emergere delle novità, o ancora nuovi imputati, o nuove sorprese, secondo dopo secondo. Così semplice.

Secolo ventesimo cambalache problematico e febbrile!…
Chi non piange non poppa e chi non ruba è un fesso!
Dacci dentro dai! Dai che tutto va bene!
Che tanto ci incontreremo laggiù all’inferno!
Non pensarci su, stattene da parte,
che a nessuno importa se sei un uomo d’onore!
Lo stesso chi fatica notte e giorno, come un bue,
e chi vive degli altri, chi uccide, chi guarisce
o sta fuori della legge…

Tango “Cambalache”. Parole e musica dell’argentino Enrique Santos Discépolo (1935)

* Cuevas: un mercato parallelo di cambio, tollerato dal governo, nel quale gli argentini possono acquistare valuta estera.

*Foto di copertina: Cristina Fernández. www.tvvida.com.ar

*Foto 2: Fiscal Guillermo Marijuan. www.lanacion.com.ar

(fine)

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