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Giorgio Bongiovanni

Panama Papers: mafiosi, politici, potenti

panama papers bongiovanniI bastardi ''fratelli coltelli''
di Giorgio Bongiovanni
Lo scandalo (si fa per dire) dei nomi inseriti nel fascicolo Panama Papers è la scoperta dell’acqua calda. Il vero valore del terremoto che ha portato alla luce 11,5 milioni di documenti confidenziali, creato dalla Mossack Fonseca con dettagliate informazioni su oltre 214.000 societa' offshore, è il suo essere punta dell’iceberg del reale sistema economico mondiale. Dove i vari flussi finanziari di funzionari pubblici, leader di alcuni paesi, imprenditori, banchieri, mafiosi, e gente (forse) perbene che crede di essere furba, rimpolpano quel grande fiume di denaro che è stato sottratto al controllo statale e messo al sicuro nelle nazioni offshore. Paesi capitanati dalla Svizzera, lo stato-banca per eccellenza.
È in questi paesi che vive e prospera la spina dorsale del sistema finanziario globale (lontano dal valore prettamente virtuale delle Borse). Nelle banche, ad essere veramente a rischio, sono i soldi dei piccoli e medi risparmiatori. Nei paesi offshore ci sono invece i soldi che viaggiano sugli stessi canali di quelli di Cosa nostra, della ‘Ndrangheta, della Camorra, del terrorismo internazionale, degli evasori fiscali, dei trafficanti di droga e di armi. Lo scossone provocato dal fascicolo dello studio legale panamense mostra come l’economia mondiale sia ad alto tasso di illegalità, dove viene coinvolto tanto il mondo criminale quanto, con alcune eccezioni, quello politico, dei personaggi potenti, dei banchieri, degli industriali, eccetera. Le vittime, manco a dirlo, sono il resto dei cittadini, ignari di questi fatti o che si informano tentando di recuperare il bandolo della matassa di questo sistema di prevaricazione. Un “sistema criminale integrato”.

Quante volte ANTIMAFIADuemila ha cercato di spiegare, tradurre, approfondire quanto emergeva dalle indagini di alcuni magistrati che indagano sul livello superiore rispetto alla mafia “da manovalanza”? Sui collegamenti tra i monumentali capitali mafiosi e soggetti appartenenti alle alte sfere di potere? Niente di nuovo sotto il cielo, verrebbe da dire da questo punto di vista, parlando dello “scandalo” Panama Papers. Che resta una ragguardevole prova a quanto già emerso negli anni in più di un filone investigativo. E che non può essere declassato a roba da fantapolitica (o fanta-mafia) partorita da uno sparuto gruppo di magistrati “carrieristi”.
La rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, - diceva il giudice Paolo Borsellino - ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano”. Per questo la speranza è che alle prossime elezioni i nuovi movimenti oggi all’opposizione divengano coscienti di queste verità, in modo da riportare il nostro Paese a una nuova veste di legalità e dare ai cittadini una vera speranza di miglioramento. Altrimenti non si potrà che avere la sensazione, ancora una volta, di fallimento e di sconfitta. Come quando il magistrato Nino Caponnetto, davanti al corpo martoriato del giudice ucciso in via d’Amelio insieme ai suoi agenti di scorta, disse: “E' finito tutto”.

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