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Giorgio Bongiovanni

Scandalo in Argentina: corruzione e riciclaggio (Prima parte)

1di Giorgio Bongiovanni e Jean Georges Almendras
Coinvolta l’ex presidente Cristina Kirchner

Che il mondo sia stato e sarà
una porcheria, lo so bene...
Nel cinquecentosei
e anche nel duemila.

Sono momenti turbolenti quelli che si stanno vivendo in Argentina, all’insegna di scandali, show politici e corruzioni. Diremmo persino, con le dovute scuse, come si addice proprio agli argentini. Perché i meandri della corruzione, all’interno dei precedenti governi, stanno uscendo alla luce. I panni sporchi venuti a galla stanno dividendo (e continueranno a dividere) la società. Il “marchio” Kirchner si dibatte tra la catastrofe del dover comparire dinanzi alla Giustizia ed il sostegno popolare, che ha l’aria di campagna politica, a mo’ di esorcizzare le gravi accuse contro l'amministrazione di Cristina Fernández e dello stesso Néstor Kirchner che nonostante sia già defunto continua a raccogliere sia lodi che critiche. Critiche che non sono poche, perché la bufera che si è abbattuta oggi sui suoi sostenitori, i suoi funzionari di governo, sulla moglie e sul "buon nome e cognome" della famiglia, sarebbero pesantemente coinvolti nei mali più caratteristici ed emblematici del mondo in cui viviamo, radicati particolarmente tra chi esercita il potere: la corruzione; l'abuso di potere e la frode. Mali che sono delitti. Mali che rappresentano dei veri crimini contro i popoli. Mali che vengono alla luce tra intrighi, incroci di parole, e reciproche accuse. Mali dal sapore mafioso, dove pentiti, giudici, pubblici ministeri, uomini e donne sono sommersi tra lo sconcerto e l'estasi, nel vedere i corrotti che abbassano la testa o più semplicemente tra le sbarre o sul punto di finirci. Il manicomio mediatico che ne è scaturito fa da cornice inevitabile, in questo panorama argentino, per tenere sempre informata l'opinione pubblica. In fin di conti, è importante essere informati, soprattutto per avere ben chiaro se corrisponde a verità, ancora una volta nella storia dell'umanità (e dell'Argentina), il detto che quando si è al potere la corruzione è la normalità, per certe persone e certi partiti politici, forti dell’impunità che di certo offre la macchina di un sistema politico, viziato ed immorale. In passato era nell’ambiente della dittatura militare dove la corruzione imperava tinta nel sangue, ed oggi sembra dilagare nell'ambito civile. Nell'ambito politico. Quindi, mentre la giustizia argentina, cioè i suoi operatori, stanno sudando sette camicie, per definire le responsabilità delle persone accusate di riciclaggio di denaro sporco, affari illeciti ed altro ancora, e al di là dei benefici politici che possa ottenere o meno il kirchenerismo arringando le masse nelle manifestazioni durante gli anni di governo, in piena crisi, la società argentina è stata pugnalata - e manovrata - per l’ennesima volta. Uomini e donne del governo ormai passato o parenti legati allo stesso ora si dibattono in un mare di fango, in un mare di dubbi, esposti letteralmente a soccombere sotto il peso della legge. Un mare di fango sicuramente esistente da tempo. Sfortunatamente, una brutta notizia per chi si è fidato di quegli uomini e di quelle donne, di un partito o di un movimento o di un'ideologia che avrebbe dovuto essere irreprensibile ed esemplare. Ma sembra che non sia stato così.

Che sempre ci siano stati ladri,
ingannatori e truffati,
contenti e avviliti,
valori e imitazioni…

Ma riassumiamo i fatti, passo per passo; rispettando una certa cronologia, almeno per comporre il puzzle di tutta questa storia.   
Il Giudice Sebastián Casanello, giovedì 31 marzo 2016, sollecitò il Ministero della Sicurezza, nella persona della titolare Patrizia Bullrich, di istituire una forza di sicurezza per svolgere dei compiti d’intelligence e seguire i movimenti dell'imprenditore kirchnerista Lázaro Baez, Martín Báez, il commercialista Daniel Pérez Gadin e il figlio di quest’ultimo, Sebastián. La disposizione del magistrato è stata seguita alla lettera. In questo contesto, martedì 5 aprile l'aereo dell'azienda Top Air, proprietà di Báez, atterrò sulla pista dell'aeroporto di San Fernando, in Provincia di Buenos Aires, e Lázaro Baéz fu fermato dal personale della Polizia Federale e della Polizia di Sicurezza Aeroportuale.

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Chi è Lázaro Báez? È un imprenditore vicino alla coppia Cristina Fernández-Néstor Kirchner. Come nei buoni romanzi, il suo prestanome. Uno degli ex uomini forti dei loro rispettivi governi. Un uomo dedicato al petrolio e all’edilizia che ora è oggetto di indagine per presunte manovre finanziarie.   
Il Giudice Casanello, come si è appreso in seguito, aveva preso la decisione di fermarlo dopo aver costatato delle irregolarità sul piano di volo dell'aereo che lo portava da Santa Cruz a San Fernando. Il Giudice, come si è saputo dopo, temeva che l'imprenditore si desse alla fuga. Da sottolineare che l'imprenditore doveva prestare dichiarazione appena due giorni dopo – il giovedì 7 aprile – in due processi giudiziari: per presunto riciclaggio di denaro sporco, titolare del processo proprio Casanello, e nell’ambito di un'indagine a carico dell’ex titolare dell'agenzia tributaria argentina Ricardo Echegaray, titolare il Giudice Sergio Torres.
Per la Giustizia, secondo le indagini svolte, l'ex uomo forte dei Kirchner (stretto collaboratore del defunto ex governatore di quella provincia ed ex presidente argentino Néstor Kirchner), farebbe parte di una presunta rete di riciclaggio di denaro sporco essendo il principale aggiudicatario di opere pubbliche, a Santa Cruz, provincia meridionale dell’Argentina. È imputato anche di avere deviato fondi verso conti in Svizzera nei dodici anni di governo di Néstor e Cristina Kirschner, tra il 2013 e il 2015.

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Quando è iniziata l’indagine? Iniziò nel 2013, a seguito delle dichiarazioni del  finanziere Federiko Elaskar che in un programma televisivo dichiara di aver trasferito fuori dal paese fondi milionari di Baéz attraverso società inscritte a Panama, un fatto che poi negò davanti alla Giustizia. Ma è successo che recentemente, la causa ha acquisito nuova rilevanza a seguito della diffusione in TV dei video risalenti al 2012 che ritraggono varie persone mentre contano milioni di dollari nell'ufficio, (noto con il nome di La Rosadita) che la finanziaria SGI aveva a Buenos Aires, tra i quali figura Martín Baez, figlio di Lázaro.
Il Giudice Sebastián Casanello che istruisce il processo della "ruta del dinero K", a quel punto, punta il dito contro Lázaro Báez. Quindi su Cristina Fernández di Kirchner, fatto che è stato spiegato nei dettagli mediaticamente in tutti questi giorni. Gli argentini non possono ignorare le testimonianze di un certo Leonardo Fariña (un altro degli uomini di Kirchner) il quale ha denunciato davanti al giornalista Jorge Lanata il riciclaggio di denaro di origine illegale essendo lui l’incaricato di trasportarlo, nel suo ruolo di "valigiero". Nonostante Fariña abbia smentito se stesso con la famosa frase “volevano finzioni, e ho dato loro finzioni”, è finito lo stesso in carcere per irregolarità nella vendita di un terreno. Non bisogna dimenticare che la causa si è riattivata con il cambio di governo, ma soprattutto per la diffusione del video di una camera di sicurezza di La Rosadita, nel quale si distinguono perfettamente molti dei soggetti coinvolti - ad eccezione di Báez padre – che custodiscono dollari in borsette e valigie.  
I mezzi stampa argentini hanno riferito che il Giudice Casanello avrebbe detto che i video "sono una prova e per tale motivo si aprirà un’inchiesta contro Lázaro Báez. Fino ad oggi non avevamo prove così eclatanti come i video".  
I fatti sono precipitati in sede di Tribunale, perché mentre gli argentini si trovavano ancora a digerire queste situazioni, alcuni con rabbia, altri con gioia, l'imprenditore, il suo commercialista e suo figlio Martin non hanno risposto davanti al Giudice, presentando uno scritto in loro difesa.  
I mezzi argentini hanno riferito inoltre che, quando Báez è arrivato in tribunale, si è lamentato di essere stato detenuto. La rivista Noticias riferisce che lo scritto che Báez ha presentato al giudice diceva testualmente: "Ho sessant’anni, e ho vissuto praticamente tutta la mia vita a Río Gallegos, provincia di Santa Cruz. Non ho precedenti imputabili o non imputabili nei termini delle mie circostanze personali. Faccio parte di una famiglia che è fortemente radicata nella città, realizza commerci leciti nel paese. Sono conosciuto, l'immagine del volto è stata oggetto di ampia divulgazione in tutti i mezzi audiovisivi del paese. La mia immagine è assolutamente compromessa con questo processo e sono incapace di sottrarmi ad esso".

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Riguardo il famoso video dove si apprezza proprio suo figlio mentre fa il conteggio dei dollari, l'imprenditore ha giustificato l'origine dei fondi, alludendo ad una serie di acquisti e di vendite di terreni ed alla costruzione di un complesso immobiliare. A questo proposito, si apprende dai mezzi di comunicazione, ad esempio, che Lázaro Báez, da un investimento iniziale di 650.000 dollari, è passato ad un capitale di 6,5 milioni in soli cinque anni.  
Lázaro Báez è ancora detenuto, come Pérez Gadín, il suo commercialista. Non così Martín Báez che rimane libero, ma sorvegliato.  
Che profilo ha il commercialista Pérez Gadín? Le sue attività non sono passate inosservate ne in Argentina, ne in Uruguay. Sia Báez che Pérez Gadín sono finiti sotto l'occhio della Giustizia uruguaiana per l'acquisto di un terreno nella zona di José Ignacio, di nome "El Entrevero" un'operazione confermata da documenti ufficiali (dal giornale El Observador dell'Uruguay), il 15 maggio del 2013. Da quel momento è intervenuta la giudice specializzata in Crimine Organizzato, la dottoressa Adriana de los Santos che avviò le indagini per l'eventualità di riciclaggio di denaro sporco. In quei giorni si è saputo che la Giudice de los Santos ha inviato una rogatoria alla Giustizia argentina sollecitando informazioni su Báez e Pérez Gadín, proprietario di Jumay S.A. A., attraverso la quale acquistò il terreno per la bellezza di 14 milioni di dollari nel 2011.  
Com’è andata l’indagine condotta dalla Giustizia uruguaiana? D’accordo con quanto indicato dalla stampa di Montevideo "la Cancelleria argentina ritardò circa dieci mesi nel consegnare la rogatoria ricorrendo a dei cavilli". Si seppe anche che il documento arrivò il 10 marzo del 2014 all'ufficio del Giudice Casanello, il quale lo trasmise al giudice Marijuán il giorno dopo. In quel momento la giustizia uruguaiana criticò la mancanza di collaborazione da parte dei loro colleghi argentini, al contrario dell'Uruguay che collaborò immediatamente con la Giustizia argentina. Sebbene non erano stati forniti dati sull'acquisto di "El Entrevero", considerandolo un caso riservato, fornì informazioni riguardo transazioni milionarie bancarie da conti in Uruguay verso conti vincolati a Báez e Pérez Gadín nel paradiso fiscale del Principato del Liechtenstein.

Ma che il secolo venti
sia un orizzonte
di male insolente,
non c’è più nessuno che lo neghi.
Viviamo travolti in una baraonda
e in ugual fango
tutti impastati…

Ma la bufera che ha scosso (e continua a scuotere, perché questa storia non è ancora finita), gli argentini, diventando uno degli scandali più mediatici e di alto tenore politico degli ultimi tempi nell'Argentina, dopo la morte del Giudice Nisman, non ha colpito esclusivamente l’entourage dell'ex uomo forte di Lázaro Baez, ergo l'entourage della coppia  Kirchner-Fernández. Un altro uomo strettamente legato al kirchenerismo, già nel mirino della giustizia al punto che si trovava detenuto molto prima di Lázaro Báez, è stato, (ed è), uomo-chiave nelle indagini.

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Si tratta di Leonardo Fariña (già menzionato sopra), il cui ruolo può diventare una delle chiavi maestre che può far crollare da un momento all’altro il castello di carte del kirchenerismo, con tutta la sua pompa magna mediatica e propagandistica. Semplicemente perché, a giudicare dai commenti lungo i corridoi dei Tribunali, e per le vie di Buenos Aires, Fariña sarebbe risoluto a tirare fuori dal cassetto tutti i segreti riguardanti la gestione del denaro, oltre a manipolazioni e affari occulti degli uomini del governo di Néstor Kirchner e di Cristina Fernández. E questo - non c'è dubbio - sarebbe un colpo molto pesante per l'immagine della coppia degli ex governanti e di tutto ciò che ambedue rappresentavano, ieri ed oggi.   
Fariña, finanziere ed uomo di fiducia di Lázaro Baéz e dei Kirchner, già detenuto, sentendo sicuramente il peso degli avvenimenti e delle prove che circolano nei tribunali e dai mezzi di comunicazione, o chissà per quali motivi), ha riconosciuto la sua partecipazione nel riciclaggio di denaro sporco, ed ha chiesto di essere inserito nel sistema di protezione di testimoni. È diventato un pentito.  
Per dodici ore Fariña ha dichiarato davanti alla Giustizia di aver facilitato dati di chiamate, archivi e documenti digitali che confermano il suo coinvolgimento, così come quello di altri alti funzionari kircheneristi, come l’ex Ministro di Pianificazione e Investimento Pubblico Julio Di Vido e l'ex segretario di Trasporti Ricardo Jaime, questo ultimo detenuto a Cordoba.

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In questi giorni, il giornale el Clarìn ha riferito che Fariña ha parlato di riunioni con Néstor e Cristina Kirchner nella residenza presidenziale di Olivos. Un dato considerato sorprendente poiché fino ad ora gli ex presidenti non erano stati menzionati in questa causa.  
Leonardo Fariña – nell’intento ovviamente di ottenere condizioni migliori nella condanna che pende su di lui – ha continuato a fornire dati al Giudice Federale Sebastián Casanello, titolare delle indagini su presunte manovre di riciclaggio di denaro sporco, che hanno portato al fermo di Lázaro Báez.  
Anche secondo el Clarín, le rivelazioni di Fariña, e di un altro uomo che è ricorso anche lui al sistema di protezione dei testimoni (e che ha confermato quanto espresso dal "valigliero" della “ruta del dinero denaro K”), hanno portato il giudice a disporre una serie di perquisizioni nelle proprietà vincolate a Báez.
Fariña è riuscito ad avere i domiciliari (certamente sotto custodia della polizia), poiché si trovava detenuto nella prigione di Ezeiza dal 2014, accusato di evasione fiscale.

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Un altro dato che Fariña ha riferito alla Giustizia riguarda il terreno "El Entrevero" in Uruguay. Le sue dichiarazioni hanno confermato l'acquisto dello stesso da parte del commercialista Daniel Pérez Gadín, esattamente come era stato diffuso in Uruguay.      
Le notizie su questo scandalo hanno superato le aspettative, la società argentina e tutta la regione seguono con attenzione le indagini che continuano il loro corso. In mezzo ad un clima politico teso, un altro fatto è subentrato ad aggravare il panorama nel trascorso delle ultime ore, vale dire al momento di redigere queste righe.    
A Missiones è stata denunciata la scomparsa di un avvocato legato a Lázaro Báez. Ci riferiamo al dottore Jorge Óscar Chueco, citato da Leonardo Fariña nella sua dichiarazione nel processo della "ruta del dinero K". La notizia è stata data a conoscere dal giornale La Nación.    
Nell’articolo si specifica che è stata la sposa dell'avvocato a presentare denuncia della scomparsa alle autorità di polizia locali. Le autorità hanno realizzato due perquisizioni negli hotel dove aveva alloggiato, trovando 40mila dollari ed una presunta lettera del professionista, dove annunciava che si sarebbe tolto la vita.    
Chi è l'avvocato Jorge Óscar Chueco? Si è appreso che è un fiduciario legale della Helvetic Services Group SA, un'azienda presumibilmente legata all'imprenditore Lázaro Baéz.    
Mentre le autorità sono impegnate nelle ricerche, gli interrogativi sulla sua assenza sono iniziati a circolare tra i soggetti coinvolti nei casi sotto indagine dalla Giustizia. Temendo anche sulla sua sorte ci si chiede: Dov’è? Si suiciderà realmente? Verrà ucciso, ma lo faranno sembrare un suicidio? Sarà nascosto da qualche parte?      
Il giornalista Carlos Pagni ha scritto nel giornale La Nación che Leonardo Fariña aveva dichiarato che la sua relazione con Báez si era interrotta per l’intervento del commercialista Pérez Gadín dell'avvocato Jorge Chueco.    
È indiscutibile che l'assenza dell'avvocato Jorge Chueco dai suoi luoghi abituali generi certi timori: il primo riguarda la possibilità che si auto elimini, se veramente quella missiva è vera; il secondo riguarda le circostanze della sua assenza, fortificandosi l'idea che questa potrebbe beneficiare molte persone. Forse a Lázaro Báez? Ad altri soggetti coinvolti? Forse è assolutamente necessario che l'avvocato Chueco non arrivi a deporre dinanzi alla Giustizia? Forse questo avvocato è custode di informazioni eccessivamente compromettenti? Perché è stato espressamente citato da Leonardo Fariña? Le risposte devono ancora arrivare, una volta che sia chiarito dove si trova. Nel frattempo i dubbi vanno aumentando. (continua)

Domani la seconda parte di “Scandalo in Argentina: corruzione e riciclaggio"

*Foto di copertina. www.notimerica.com
*Foto 2: Lázaro Báez.
www.internacional.elpais.com
*Foto 3: Video contando i soldi.
www.unoentrenos.com.ar
*Foto 4: Cr. Daniel Pérez Gadín.
www.perfil.com
*Foto 5: Leonardo Fariña.
www.fuenoticia.com
*Foto 6: Juez Sebastian Casanello.
www.portaldenoticias.com.ar
*Foto 7: Juez Claudio Bonadio. www.telesurtv.net

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