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Giorgio Bongiovanni

''Così ho riconosciuto 'faccia da mostro'''

bongiovanni agostino vin augustaFotogallery all'interno!
di Giorgio Bongiovanni
Vincenzo Agostino: ''Un volto così per me è indimenticabile''
Il volto segnato dalla tragedia per la perdita di un figlio, di una nuora ed una nipote mai nata. Ventisette anni d'attesa affinché fosse fatta giustizia nei loro confronti e per la propria famiglia. Un'indagine complessa, non semplice, che ha avuto più fasi nel corso della storia. Quel che è certo è che da oggi Vincenzo Agostino avrà il cuore un po' più leggero dopo il confronto all'americana che si è tenuto all'aula bunker dell'Ucciardone per riconoscere “faccia da mostro”, l'uomo che in quella tragica estate del 1989 vide qualche giorno prima che il figlio fosse ucciso.
Secondo l'accusa quell'uomo potrebbe essere l'ex poliziotto Giovanni Aiello, indagato da ben quattro procure della Repubblica (Palermo, Caltanissetta, Reggio Calabria e Catania, ndr).
Diversi pentiti lo indicano come quel soggetto che “frequentava Fondo Pipitone” (regno della famiglia Galatolo, ndr) e che era “a disposizione della mafia anche per compiere omicidi”.
Ed è proprio per l'omicidio dell'agente Agostino che oggi lo stesso Aiello è indagato a Palermo assieme ai boss Gaetano Scotto e Antonino Madonia.
Durante l'incidente probatorio Agostino non ha avuto dubbi. E' lui stesso a raccontare i dettagli di questa lunga giornata vissuta con il sostegno primario della famiglia (la moglie Augusta e la figlia Flora erano al suo fianco, ndr) ma anche della società civile che ha organizzato un sit-in temporaneo proprio per esprimere vicinanza ed accompagnarlo in questo momento delicato e al tempo stesso storico. L'atteso “face to face” tra Agostino ed Aiello c'è stato, attorno alle 12, quando il riconoscimento ha avuto luogo nella sua interezza.


Quella “faccia indimenticabile”

Ci sono riuscito – ha detto all'uscita rivolgendosi ai cronisti e ai cittadini presenti – Come ho sempre ripetuto dopo tutti questi anni quella faccia è indimenticabile. Non è stato facile. Li hanno truccati davvero bene a lui e a quegli altri due che avevano messo vicino, ma non ho esitato un solo istante”.
Agostino ha raccontato di aver voluto guardare in faccia l'uomo che potrebbe aver partecipato all'omicidio del figlio. “Ho fatto togliere il vetro. L'ho visto immediatamente che era lui perché io quel volto, anche a 27 anni di distanza, non lo posso dimenticare. E non lo posso dimenticare non tanto per il lato destro che non si può davvero guardare. Ma per quella guancia sinistra. Non ho avuto dubbi e non mi sono lasciato prendere dall'emozione nell'indicarlo”.
Nel descrivere l'emozione vissuta si è anche commosso: “Per tanti anni ho lottato assieme a mia moglie. E' stato come vedere realizzarsi qualcosa che si è inseguito per tanti anni. Come se un faro illuminasse finalmente la vicenda Agostino. Come se finalmente potrà avere un po' di pace anche lui assieme alla sua famiglia. Quando l'ho visto gli ho anche chiesto, gridando, perché si era venuto a prendere mio figlio. Gli ho chiesto cosa fosse venuto a fare in quel giorno tra l'8 ed il 10 luglio 1989 a casa mia”. Un momento particolarmente drammatico ed intenso. “Quell'uomo – ha aggiunto Agostino – ha fatto una smorfia ma io sono sicuro che è stato lui. E poi ho visto i due lati della faccia. Soprattutto quando vedo questi poi mi sono sentito un poco male, ma ora stiamo bene. Ce l'abbiamo fatta”.

Perché hanno ucciso mio figlio
In questo colloquio, con la stampa presente, abbiamo chiesto anche alcune considerazioni sul perché un soggetto come “faccia da mostro” può aver partecipato all'assassinio del figlio. Nella risposta Agostino è stato estremamente lucido: “Se quel giorno tra l'9 ed il 10 luglio 1989 avesse trovato mio figlio io sono convinto che avrebbe ucciso anche a me, oltre a mio figlio, ed oggi non sarei qui. Perché lo cercavano? Perché lui non era uno che voleva piegarsi. I collaboratori di gisutizia indicano mio figlio come lo 'sbirro cattivo' che andava a Vicolo Pipitone per cercare i latitanti. Mio figlio fu riconosciuto in quel luogo in cui, dicono poi altri, non ci stavano solo i vertici di Cosa nostra. Da quel luogo partivano diversi ordini per omicidi eccellenti”. Non solo. Secondo il padre del povero Nino “vi è un motivo per cui Giovanni Falcone ai funerali disse che mio figlio gli aveva salvato la vita. Tutto parte proprio dal fallito attentato all'Addaura, nel 1989. Alcuni magistrati non hanno saputo leggere quel fatto anche se la storia delle stragi parte da lì. Galatolo, che portava i candelotti di dinamite, si gettò in acqua dopo aver riconosciuto mio figlio. Così allora lui ha salvato Falcone ed anche gli altri magistrati che si trovavano là. E Falcone dava fastidio perché voleva toccare il nervo economico del riciclaggio di denaro, indagando sui conti in Svizzera”.

Presto per tagliarsi la barba
Poi Agostino è tornato nuovamente sull'incidente probatorio odierno: “Oggi ho cercato il più possibile di trattenere le emozioni. In tutti questi anni vi sono stati tanti di quei depistaggi. Anche se non era facile l'ho fatto per la mia famiglia, principalmente per mio figlio e per tutti voi che siete qui. Non so come ringraziarvi per tutto questo sostegno che mi avete dato in questi lunghi anni. Dai ragazzi delle scuole, ai magistrati, ai giornalisti. Io ho fatto quello che dovevo. L'ho fatto per rendere migliore anche la nostra Italia, affinché fosse più sincera e libera da questi servizi segreti deviati, da questi misteri e quant'altro. Se mi taglierò la barba? Ancora è presto per questo. Si tratta di un primo passo. Non possiamo sapere quelli che saranno gli sviluppi. Io il mio dovere l'ho fatto, ora rimane quello della magistratura che deve andare avanti ad indagare su questi fatti scovando quelle mele marce che c'erano allora e che erano all'interno dello Stato. Ora è lo Stato a dover fare la sua parte. Io lo spero”. Una speranza, quella di vedere aprire un processo sull'omicidio che è condivisa anche dal legale Fabio Repici che ha aggiunto: “Il riconoscimento del testimone c'è stato. Credo che dopo questi sviluppi di indagine vi possano essere almeno gli elementi per arrivare ad un giudizio, quantomeno nei confronti dei boss Scotto e Madonia. Su Aiello vale il dato che il mio assistito ha individuato nella persona dell'indagato Aiello il soggetto che vide nel luglio 1989”. E questo è sicuramente un ottimo punto di partenza.

Vedi il servizio del Tg1

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