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Giorgio Bongiovanni

"Collusi", conoscere Cosa nostra e i suoi legami con il potere

Il nuovo libro del pm Nino Di Matteo con Salvo Palazzolo
di Giorgio Bongiovanni - 7 maggio 2015
La lettura del libro “Collusi” del pm Nino Di Matteo e del giornalista Salvo Palazzolo (editore Bur Rizzoli, euro 16,50) è una scorrevolissima guida alla portata di tutti, dagli “addetti ai lavori” ai più giovani, agli studenti delle scuole, una combinazione di emozioni e sentimenti.
collusi-libro-dimatteoPaura. Perché Di Matteo, diversamente da Falcone e Borsellino, nostri martiri uccisi dalla mafia (e dallo Stato, come alcuni processi in corso stanno cercando di dimostrare) è un magistrato condannato a morte in diretta. Condannato dal capo di Cosa nostra, Totò Riina, in carcere sepolto dagli ergastoli. Una sentenza di morte poi confermata dalle recenti dichiarazioni di un pentito “doc” quale è Vito Galatolo, ex boss di una delle più potenti famiglie mafiose di Palermo. Condannato, secondo quanto dice Galatolo, da poteri esterni oltre che da uno dei capi supremi di Cosa nostra tuttora latitante, protetto da personaggi dello Stato di altissimo livello: Matteo Messina Denaro, colui che ha ordinato l’attentato. Paura, perché nella città di Palermo, in caso di eventuale strage esplosiva, l’attentato a Di Matteo sarebbe accompagnato dalla morte degli agenti di scorta e di altre vittime innocenti, cittadini che in quel momento potrebbero trovarsi nel luogo in cui accade l’irreparabile.
Solidarietà. Perché non si può rimanere passivi e indifferenti di fronte a questa guerra. Di guerra, infatti, si tratta, come sostengono Di Matteo e Palazzolo quando parlano di una lotta estrema tra bene e male. E di una storia che si ripete, la stessa di Borsellino e soprattutto di Falcone. Un altro libro, “Cose di Cosa nostra”, un altro giudice che lo scrive prima di essere ucciso dalla mafia a Capaci. Falcone, ci ricorda Palazzolo nella postfazione, profetizza, annuncia quello che sta succedendo anche oggi, nel suo libro ormai dimenticato da tutti: "Il dialogo Stato-Mafia, con gli alti e bassi tra i due ordinamenti, dimostra chiaramente che Cosa Nostra non è un anti-Stato, ma piuttosto un'organizzazione parallela…”. Che è ben peggio della Trattativa.

E poi ancora le emozioni di un giudice, i riscontri di un lavoro ventennale nella lotta contro la mafia, il motivo della scelta di fare il magistrato nella sua Palermo. Un libro che ricorda anche i processi che Di Matteo ha condotto e “vinto” per aver fatto condannare all’ergastolo i boss di Cosa nostra oltre a personaggi delle istituzioni come Cuffaro o D’Antona. Che evidenzia il rapporto fondato su reciproci favori esistente tra mafia e certa massoneria deviata, i legami con uomini di chiesa e i patti di scambio tra boss, forze occulte dello Stato e poteri forti. Di Matteo elogia poi lo straordinario lavoro svolto dalle forze dell’ordine, pur sottolineando il fatto che in diverse indagini ha dovuto poi processare uomini collusi con la mafia, “traditori” dello Stato, soffermandosi sulle difficoltà di certe inchieste sul potere. Quest’ultimo, infatti, spesso si serve proprio della mafia per fermare i giudici dalla schiena dritta. Per Di Matteo, però, il magistrato deve essere estraneo alle logiche correntizie, che invece si evidenziano all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura. E il lavoro di chi porta la toga non può essere scisso dalla sua libertà e indipendenza, per questo il pm sottolinea il rischio che il magistrato diventi un burocrate se dovesse essere votata dalla maggioranza politica in Parlamento una legge che imponga il suo asservimento al potere esecutivo.
E tanto altro ancora, che il lettore scoprirà sfogliando le pagine in cui Di Matteo fa dono della sua preziosa esperienza nel contrasto contro le mafie.
“Collusi” si conferma un libro che disegna un panorama chiaro e sufficientemente provato, dimostrando e spiegando nel merito anche ai lettori più giovani che la mafia non è debole, né sotto il controllo dello Stato. Purtroppo ancora oggi la mafia è potente, non spara più (per ora) ma è collusa ad altissimi livelli, vanta latitanti che continuano ad essere protetti, è presente in tutta Italia da Trieste a Capo Passero di Siracusa. Eppure viene ancora sottovalutata.
Ma in particolare il pm Di Matteo spiega che lo Stato tuttora non vuole processare se stesso, non vuole guardarsi dentro. Forse lo farà, un giorno, quando l’Italia avrà realmente dei veri rappresentanti delle istituzioni, uomini onesti e con un alto senso della giustizia. Allora potrà davvero essere libera dalle mafie.

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