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Giorgio Bongiovanni

I buchi neri della strage di Capaci e i mandanti esterni (che ci sono)

falcone-strage-effectdi Giorgio Bongiovanni
Il procuratore Lari ha detto in conferenza stampa che “E' stato squarciato il velo che copriva i volti di alcuni personaggi” identificati come gli esecutori materiali della strage di Capaci. Sul commando che ha organizzato l'uccisione di Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta è stata trovata finalmente tutta la verità grazie anche al contributo del pentito Gaspare Spatuzza, e per opera della procura di Caltanissetta coordinata dal procuratore Sergio Lari, al quale noi facciamo i complimenti e lo ringraziamo come cittadini, oltre che come cronisti.
Non condivido però la frase netta con la quale afferma che “non ci sono mandanti esterni”. Si potrebbe dire piuttosto che fino ad adesso non abbiamo trovato le prove materiali dell'esistenza dei mandanti esterni, ma sicuramente ci sono personaggi a volto coperto che hanno ispirato, che hanno indirizzato o condizionato Totò Riina nel compiere le stragi di Capaci, di via D'Amelio, delle stragi avvenute nel '93 in continente. Non si deve fare infatti l'errore di dividerle, perchè sono tutte collegate tra di loro. E se è vero che la strage di Capaci è stata messa a punto da Cosa nostra per imporre allo Stato di scendere a patti, di sedersi al tavolo della trattativa, è anche vero che, come ha dichiarato Spatuzza, a partire dalla strage di Capaci Cosa nostra è diventata un'organizzazione criminale politico terroristica che vantava gli alleati più importanti nello Stato, nell'economia, nella Chiesa, nella finanza e nella politica.
Non è possibile, dunque, che la mafia si trasformi così radicalmente, a meno che non stia sostituendo vecchi alleati a nuovi referenti politici che, come è stato dimostrato processualmente, le avrebbero promesso una serie di garanzie di impunità, anche agli autori stessi delle stragi.
Un personaggio oggi scomparso, il pentito ed ex membro della cupola di Cosa nostra Salvatore Cancemi, disse che Riina era stato “accompagnato per la manina” nell’organizzazione di quelle stragi. E lo stesso superpentito Gaspare Spatuzza, principale testimone dell’ultimo processo in corso sulla strage di Capaci, fece i nomi di Berlusconi e Dell’Utri come nuovi referenti politici. Nomi che gli furono riferiti dal suo capo Giuseppe Graviano quando, durante un incontro avvenuto a Roma, ha detto che grazie a loro “abbiamo il Paese nelle mani” in quanto erano state consolidate nuove alleanze con “quello di canale 5” (Berlusconi ndr) e un loro “paesano” (Dell’Utri ndr).
Ci sono però dei buchi neri che io vorrei ricordare al procuratore Lari. Alcune circostanze, infatti, anche se non hanno carattere probatorio, ci indicano dove è necessario scavare per fare luce su uno dei capitoli più bui della nostra storia.
Ne è un esempio la presenza di alcuni personaggi come Elio Ciolini, il quale, con le sue lettere mandate alle varie agenzie giornalistiche e al governo, anticipava le stragi che avrebbero fatto saltare in aria le strade e i palazzi di Palermo, a Firenze, Roma, Milano. Quell'uomo non risulta appartenere a Cosa nostra. Come è possibile allora che fosse a conoscenza di questi avvenimenti, che lo stesso ministro Scotti apprese con considerevole allarme?
Ma Ciolini non è l'unico personaggio ambiguo che troviamo nel contesto di Capaci e delle altre stragi. E' il caso dell'artificere Pietro Rampulla, colui che preparò il sofisticato telecomando che poi Brusca ha premuto, proprio perchè Rampulla, che doveva svolgere questo compito, all'ultimo momento sparì dallo scenario adducendo un impegno familiare. Così rimase solo il commando mafioso ad attendere in prossimità dell'autostrada. Rampulla, appartenente a Cosa nostra, era anche un famoso terrorista appartenente ai servizi segreti e ai movimenti eversivi di estrema destra, che partecipò all'assemblaggio dei vari esplosivi ricavati dai residuati bellici che, opportunamente miscelati, vennero posti sotto l'autostrada di Capaci.
Questi buchi neri ci devono spingere a continuare a cercare la verità. Persino l'ex procuratore Grasso, magistrato moderato per eccellenza, ha dichiarato alla commissione parlamentare che “La strage di Capaci fu opera di Cosa nostra, ma resta l’intuizione o il sospetto che ci sia stata qualche entità esterna che ne abbia potuto agevolare l’ideazione o l’istigazione o dare, comunque, appoggio ad elementi della mafia”.
Fino ad ora nel commando stragista della strage di Capaci non figurano uomini dello Stato (mentre nella strage di via D‘Amelio lo stesso Spatuzza asserisce che c’era un uomo esterno a Cosa nostra nel garage dove veniva preparata l’autobomba per il giudice Borsellino), ma bisognerebbe indagare di più sui tanti misteri rimasti ancora irrisolti. Noi siamo sicuri che i pubblici ministeri di Caltanissetta continueranno a farlo, come hanno sempre fatto.
Un buco nero, per esempio, è il famoso bigliettino trovato dai pubblici ministeri che hanno precedentemente condotto le indagini, come il pm Tescaroli, intorno alla macchina distrutta del giudice Falcone. Quel bigliettino recava scritto un numero di telefono dei servizi segreti.
E cosa dire della decisione di Riina di interrompere il progetto di uccidere Falcone a Roma, dove era necessario un solo killer invece di sventrare un'autostrada? Cosa ha spinto Riina a cambiare idea, e fare saltare in aria un'intera autostrada a Palermo? Che messaggio voleva dare? Quale potere a quale?
E ancora, perchè si è ucciso in carcere Nino Gioè, uno degli esecutori materiali della strage che vantava contatti con Paolo Bellini, agente dei servizi segreti sotto copertura?
Come possono, tutte queste anomalie assurde, non far pensare all'esistenza di altri mandanti?
Lo stesso Falcone all'indomani dell'attentato all'Addaura, che precede la strage di Capaci di appena tre anni, dice: "Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi. Ho l’impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi". Perchè Falcone fa questa dichiarazione, che dopo 21 anni suona come una vera e propria profezia su alcuni soggetti che volevano davvero la sua morte?
E un'altra domanda dobbiamo porre al procuratore Lari: lei ha detto che il dott. Arnaldo la Barbera (scomparso da anni per un male incurabile) ha garantito che i guanti di lattice ritrovati a Capaci appartenevano al commando di Cosa nostra. Ma come può fare affidamento sulle sue dichiarazioni, quando Arnaldo La Barbera è il principale autore nonchè depistatore delle indagini sulla strage di Borsellino? Colui che ha favorito le false ricostruzioni dei falsi pentiti Scarantino, Candura e Andriotta, che contribuirono al depistaggio delle indagini sulla strage in via D'Amelio così strettamente legata a quella di Capaci?
Tutti gli attentati avvenuti nel biennio stragista, Capaci, via D'Amelio, Firenze, Milano e Roma sono legati da uno stesso filo conduttore, da una stessa mano. E’ evidente che un magistrato si deve basare essenzialmente su prove e riscontri, ma in questo caso la presenza di un collegamento “esterno” a Cosa nostra appare sempre di più logico e plausibile. Un collegamento che va certamente riscontrato, ma di cui è fondamentale informare l’opinione pubblica.
Stimato procuratore Lari, non sarebbe stato meglio dire: “Non ci sono le prove per accertare l'esistenza dei mandanti esterni, ma siamo convinti che Cosa nostra è stata ispirata e condizionata da altri poteri in seno allo Stato e fuori dallo Stato?”.
Resta il fatto che le sentenze definitive dei processi sulla strage di Capaci dichiarano: è verosimile affermare che Cosa nostra non agì da sola anche se allo stato non si hanno prove sulla partecipazione di altri mandanti esterni.

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