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Anna Vinci

Augias, Fortuna e gli ospiti di Floris

vinci anna bestdi Anna Vinci
Caro Giovanni Floris,
vorrei cominciare questa lettera con un ringraziamento, non posso dimenticare che fu grazie alla sua trasmissione, all’epoca lei era in Rai, che noi ‘scoprimmo’ Renata Polverini, segretario generale dell’UGL, ancora poco conosciuta al grande pubblico. Lei la invitò una volta, poi un’altra e un’altra ancora, la signora piaceva con il suo piglio e il suo cipiglio di donna e di sindacalista venuta dal basso. Così noi abitanti del Lazio abbiamo avuto la gioia di averla candidata alla Presidenza della Regione, certo poi è stata votata ed è questo il bello della democrazia.
La prendo da lontano per parlare della bambina Fortuna, di Corrado Augias e della sua partecipazione alla trasmissione Di martedì. Augias è un uomo spesso intervistato e ascoltato, giornalista e conduttore, pensatore, scrittore di gialli, musicologo, da qualche anno scopertosi esperto di fede e religioni, fascinoso con il suo aplomb anglosassone, salvo alcuni momenti di caduta vertiginosa.
Ho ascoltato più volte il passaggio in cui Augias commenta la fotografia della bambina Fortuna nella sua casa, con l’abituale linguaggio pacato, scalfito solo quando la voce si ferma in un pausa giusta, né troppo lunga, né troppo breve, necessaria riferendosi alla ‘povera madre’ che mostra la fotografia della figlia. In effetti, ‘povera’ ci sta tutto.
Le parole da lui pronunciate: “Mi ha fatto impressione il contrasto che c’è tra lo sfondo con la statuetta dorata di Padre Pio… ma lasciamo perdere” e più oltre continua “[Fortuna] si atteggia a sedicenne con i suoi boccoli biondi” e dopo poco insiste con lo “stridore” dell’insieme per quella foto mitigando il tutto ancora con “povera madre per carità”. Quanta benevolenza arcigna, paternalistica, nella frase ripetuta, così come nel dire “lasciamo perdere”.
Queste sue parole prendono possesso del mio pensiero, le sento crudeli e vacue nello stesso tempo. Tant’è eccomi a scrivere, nonostante il pudore nell’addentrarmi in un territorio delicato e privato quale dovrebbe essere il corpo di una bambina, o bambino, che si scopre, timidamente o con spericolatezza, avanzando nella costruzione della propria sessualità e della propria identità.
Augias con il suo breve, conciso discorso, insinua un dubbio e vuole, con azzardo intellettuale, andare oltre le grida che commentano l’orrore e l’oscenità della situazione. Lui è in grado, tra tanta emozione e sdegno, di non perdere la calma, la logica e cogliere ciò che i più non hanno visto in quella foto, spinto unicamente dall’urgenza del suo pensiero che cerca verità.
Se avesse avuto coraggio, avrebbe dovuto continuare ad ‘aggredire’ la povera madre, a scandagliare il pozzo dell’abisso di una donna in un condominio infame, per spingere noi a riflettere, noi che banalmente, come ho pensato io, vedevamo in quei boccoli - parola antica - il desiderio di  una madre per un destino meno agre della figlia, anche grazie alla protezione di Padre Pio. Solo in televisione si può mostrare la statuetta di Padre Pio?
Ricordiamo, noi più vecchi, di quando Pasolini con la sua poesia sui giovani borghesi rivoluzionari, prese le parti dei poliziotti figli del sottoproletariato. Ci ricordiamo di Sciascia e del suo articolo sui professionisti dell’antimafia. Andavano contro corrente fino in fondo. Perché avevano l’urgenza della verità, testimoniata dalla loro vita.
In questo brodo in cui noi tutti siamo immersi, fatto di troppi ingredienti, senza le dosi giuste, in questa società dove sta morendo la gratuità del gesto, l’urgenza di capire e di rischiare capendo, c’è posto per tutti, per finti dibattiti, per un modo soft di essere contro corrente, per un condominio di adulti orridi, ignorato per anni, per i Pino Maniaci e i tanti anti qualsiasi cosa, che spacciano un prodotto che sembra vendere bene, senza remore verso i ‘giusti’ la cui memoria o la cui testimonianza feriscono e discreditano.
Ora, invece di tentare di vedere l’insieme, i pornografi dell’anima, i cercatori di scorciatoie, si incaponiscono, grazie anche al web, a sezionare, ingrandire - pornografia del dettaglio del pensiero - le frasi di Augias, e tutto il resto è… noia, magari, tutto il resto è sfocato. Come se il problema fosse Augias e quelle sue frasi vacue e crudeli che spingono alla lite.
Litigio, preferibilmente a più voci, che è un altro grande ingrediente dei nostri giorni concitati e confusi.
Caro Floris, inviti le madri che si incontrano nelle scuole elementari la mattina all’entrata, sovente di corsa, con un sorriso talvolta faticoso ma convinto, che accarezzano i boccoli delle loro figlie perché si sentono libere e forti nel proteggerle dagli sguardi e dai gesti degli orchi.
E ascolteremo discorsi più interessanti, forse anche con le pause sbagliate, ma con le giuste emozioni.

P.S.
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