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Anna Vinci

“Contrastare l'arroganza e distaccarsi dall'impunità”

la-mafia-non-lascia-tempo-int-vinciAll’interno il testo dell’intervista esclusiva a Gaspare Mutolo
di Giorgio Bongiovanni - 14 luglio 2013

Un incontro-intervista con Anna Vinci, autrice del libro “La mafia non lascia tempo” (editore Rizzoli, euro 15,00) nel quale la scrittrice raccoglie le confessioni del collaboratore di giustizia Gaspare Mutolo, ex esponente di Cosa nostra, vicinissimo ai boss di Palermo che racconta i suoi anni all’interno della società criminale sotto il potere di Totò Riina. Un libro dalla narrativa coinvolgente e scorrevole, adatto anche ai più giovani che si accostano per la prima volta alla storia della mafia seguendo il filo di un racconto inquietante nella sua profonda verità.

Dott.ssa Vinci, lei ha scritto diversi libri, uno dei più importanti è certamente quello su Tina Anselmi (“La P2 nei diari di Tina Anselmi”, editore Chiarelettere, euro 16,60), cosa ha avvertito a livello umano a seguito di questa avventura letteraria che ha dato vita a “La mafia non lascia tempo”?
Occupandomi del diario di Tina Anselmi non potevo non arrivare alla Sicilia e alla mafia, passando attraverso l’omicidio di Giorgio Ambrosoli, la figura di Sindona e il suo finto rapimento, i rapporti con la mafia americana dei Gambino, l’omicidio Calvi... In questo contesto mi fa rabbia vedere quanto viene minimizzata la questione della P2, ridotta a un mero “centro d’affari” dove ci si iscriveva “per fare carriera”, mentre nel frattempo venivano uccisi servitori dello Stato come Falcone e Borsellino. La P2 si intreccia saldamente alla storia del nostro Paese, scritta col sangue di uomini che si sono sacrificati per difenderlo. Da questo contesto sono arrivata, lentamente, alla storia di Gaspare Mutolo. Forse in un altro momento della mia vita non sarei riuscita ad immedesimarmi nell’esperienza di questo personaggio. Tuttavia, pur non considerandomi un’esperta, ho seguito il filo del suo racconto basandomi sugli insegnamenti di Tina Anselmi: mettere insieme i pezzi del mosaico e, quando mancano, tentare di ricostruirli. Gaspare Mutolo ha una storia terribile, dalla quale si è dissociato ventun anni fa, riuscendo a non ricadere in una vita di omicidi e di guadagni facili quanto illegali. Probabilmente è questo che mi ha permesso di accostarmi a lui con più limpidezza d’animo. Mutolo mi ha aiutato a vedere l’Italia attraverso i suoi occhi di soldato di mafia. Non è stato facile identificarsi in un uomo, ma soprattutto in un killer, con una storia lontana anni luce dalla mia. E, proprio come ho fatto raccontando le esperienze della Anselmi e di altri personaggi, ho cercato di seguire il ritmo della voce di Gaspare Mutolo: un’esperienza non facile, ma indubbiamente una grande avventura umana.

Leggendo e partecipando come scrittrice alla sua storia, cosa ha compreso di Cosa nostra attraverso la descrizione che Mutolo le ha fatto dell’organizzazione criminale?
Una profonda tristezza, scaturita dal fatto che, al di là della violenza e delle morti che Cosa nostra ha provocato, la cultura mafiosa è stata esportata oltre la Sicilia, permeando tutto il Paese. Falcone diceva che “la mafia come tutte le cose umane ha un principio e avrà anche una fine” dunque si può vincere, e forse è stato ammazzato anche per questo. Questo è quello che mi diceva Mutolo, nella sua disperante realtà che non può mai abbandonarlo, racconta delle profonde verità, focalizzandosi su alcuni personaggi di Cosa nostra come Vittorio Mangano, lo “stalliere”  di Arcore che in realtà si occupava di droga e rapimenti, insieme al quale Gaspare Mutolo ha compiuto i primi delitti per conto della mafia siciliana.

vinci-anna-webDopo aver letto le confessioni di Mutolo, vorrei focalizzare l’attenzione su una parte del libro, una parte oscura, inquietante e drammatica, nella quale Cosa nostra ricatta lo Stato o una parte di esso e forse, dopo oltre vent’anni, quegli uomini di potere continuano a comandare il nostro Paese. In questo passaggio del suo libro Mutolo fa dei nomi, alcuni di questi coinvolti in vicende processuali, facendo capire chiaramente che è la mafia a detenere il potere. Alla luce di tutto ciò, come avverte questo lato oscuro, questa trattativa descritta più volte sia da Mutolo che da altri collaboratori di giustizia?
In realtà questo lato non è per niente oscuro, è tanto evidente se solo lo si volesse vedere. Mi sono occupata dei misfatti che hanno insanguinato la storia italiana cercando di rimanere vigile e lucida di fronte alla violenza e alla perversione, tentando di non fermarmi ai nomi, che ormai conosciamo tutti. La cosa più inquietante è però che, come dicevano Giuliano Turone e Gherardo Colombo quando nel 1981 indagavano sulle liste della P2, la verità giudiziaria non coincide poi con quella storica. Fortunatamente sono tanti quelli che testimoniano la verità, più o meno inascoltati, ma che confermano l’esistenza di un potere corrotto, corruttibile e ricattatorio. Nei confronti di questo potere bisogna esigere un processo di Norimberga, noi cittadini dobbiamo pretenderlo per cacciare quella classe politica e dirigenziale che ci ha consegnato in mano a un gruppo di ricattatori e ricattati bandendo una volta per tutte la “cultura” e l’indifferenza che ci hanno portato a tutto questo. Dobbiamo esigere di essere ascoltati da chi è pagato per rappresentarci. Servono nuove riforme di Stato, che però non si possono fare con certi alleati, sarebbe come riformare le banche con l’aiuto dei rapinatori.

Una nuova Norimberga non potrebbe non processare anche quella sinistra in cui abbiamo creduto, per poi scoprire essere coinvolta in indagini finite in sentenze giudiziarie. Nel suo libro si trovano diversi riscontri che confermano le alleanze stipulate con Cosa nostra, non solo dalla Democrazia Cristiana, da sempre espressione del potere mafioso. Molti dei suoi rappresentanti sono oggi sotto processo a Palermo per aver trattato con la mafia, è Mutolo stesso a nominarne alcuni. È fuor di dubbio che abbiamo davanti agli occhi una sinistra che ha dimostrato di non voler andare a fondo nell’accertare la verità. Secondo lei come si dovrebbe agire al riguardo?
Penso che i giovani debbano strapparci il potere di mano, perché noi non lo meritiamo. È necessario recuperare il valore delle parole per dire la verità, mentre oggi assistiamo ad una contaminazione verbale e morale, come anche a una forte carenza della valorizzazione dei talenti femminili, una delle tante tragedie del panorama italiano. C’è bisogno di tenerezza, e di un senso di vergogna di fronte a questa volgarizzazione che attacca in primis le parole. Per dire la verità ho avuto il potere di scrivere e continuerò a farlo, perché so che siamo in tanti e che non riusciranno ad intaccare i nostri sogni.

Qual è secondo lei il messaggio più importante e profondo che il lettore può trarre dalle confessioni presenti nel suo libro?
Dopo quasi due anni passati con Gaspare Mutolo, con suoi tormenti e la sua storia, ciò che per me oggi ha più valore sono le cose semplici e le persone che amiamo, la quotidianità della vita che ci aiuta a contrastare e a distaccarci dalla nostra arroganza, smania di onnipotenza, dalla impunita', custodendo in noi l'indignazione, perche' non si trasformi in rabbia e livore.

In foto: la scrittrice Anna Vinci

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