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Categoria: Mafia
Pagine: 368
Prezzo: € 10.00
ISBN: 9788861909496
Anno: 2017
Visite: 924

Recensione

Il pentito della trattativa e il potente Principe
I libri di Saverio Lodato
di Giorgio Bongiovanni
Con una veste nuova tornano in libreria i due volumi di Saverio Lodato, best seller alla loro prima uscita: “Ho ucciso Giovanni Falcone” (Mondadori, 1999) e “Il ritorno del Principe” (Chiarelettere, 2008) scritto con il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, ed entrambi in ristampa nel 2017 per le stesse case editrici.
Due libri fondamentali per la formazione dei più giovani e l'approfondimento degli addetti ai lavori, che integra un importante punto di vista sulla storia del nostro Paese. Disgraziatamente, un preciso quadro dei giorni nostri con contenuti drammaticamente attuali.
L'intervista di Lodato a Giovanni Brusca costituisce quel risultato storico attraverso il quale per la prima volta un giornalista entra tra le mura del carcere duro al 41 bis per raccontare la storia di uno dei più sanguinari mafiosi di Cosa nostra al quale, dopo un travagliato inizio, gli viene riconosciuto lo status di collaboratore di giustizia alla fine degli anni Novanta. E' in questo volume che Brusca parla di trattativa “ante litteram”, rivelando a Lodato - e contemporaneamente ai magistrati, dal processo Borsellino ter fino al recente dibattimento sulla trattativa Stato-mafia - l'esistenza di dialoghi tra Cosa nostra e istituzioni per mezzo di uomini dei Carabinieri e di Vito Ciancimino da un lato, del medico mafioso Antonino Cinà, tramite del vertice corleonese, dall'altro. Si tratta di primi accenni, ai quali seguono dichiarazioni di Brusca “a rate” negli anni successivi sui ruoli di Salvo Lima e Giulio Andreotti, per arrivare alle recenti rivelazioni - dopo le intercettazioni da parte della Procura di Palermo - sui rapporti tra Cosa nostra, Forza Italia e l'ex senatore condannato Marcello Dell'Utri. In queste pagine si intersecano la storia della mafia, l'ascesa al potere di Totò Riina, l'assassinio del piccolo Giuseppe Di Matteo, fino alla preparazione della strage di Capaci, quando l'ex mafioso di San Giuseppe Jato premette il telecomando che fece saltare in aria l'autostrada per eliminare il giudice Giovanni Falcone. Ricordi rivissuti dallo stesso Brusca, che inizia a collaborare con la giustizia nel momento in cui si rende conto degli inganni del Capo dei capi verso tutta Cosa nostra e di come il pentito fosse venuto a conoscenza, per tramite del collaboratore deceduto Salvatore Cancemi, che Riina avesse decretato la sua morte per uno sgarbo in faccende di droga.
Ne “Il ritorno del Principe” Scarpinato e Lodato spiegano come in Italia da oltre un secolo vivono e prosperano le organizzazioni criminali, in quanto uomini ai vertici dello Stato, soggetti appartenenti all'alta finanza o alla massoneria, hanno dominato attraverso una politica autoritaria e di stampo fascista, a discapito di una debole democrazia che è andata avanti tra (pochi) alti e (molti) bassi. Un potere che, quando non basta più l'esercizio dell'autorità (le cui peculiarità furono già eccellentemente descritte ne “Il Principe” di Machiavelli) ricorre all'omicidio o alla strage eliminando l'avversario di turno: due nomi su tutti, Falcone e Borsellino. E lo fa servendosi di - o accordandosi con - le stesse organizzazioni criminali, con le quali tratta o ne condiziona le strategie. Un libro tragicamente attuale, che mette in luce come la democrazia in Italia, e il rispetto di tutti i ruoli e poteri, non sia mai stata veramente tutelata ed esercitata in maniera libera e trasparente. E che costituisce una preziosa analisi dei periodi stragisti e di tensioni succedutisi nella nostra Repubblica.
In entrambi i volumi dati in ristampa, così come nei suoi articoli, ciò che si ritrova nelle analisi di Saverio Lodato è l'insistenza nel far emergere una volta per tutte gli strettissimi rapporti tra Stato ed organizzazioni criminali, quasi una sorta di contropotere che i vertici delle istituzioni usano per esercitare il potere. E solo quando si reciderà definitivamente questo doppio filo tra Stato e mafia potremmo dire, un giorno, che questa è stata davvero sconfitta.

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