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Back Sei qui: La rivista Terzo Millennio Terzo Millennio Anno V Numero 1 - 2005 N43

Terzo Millennio

Terzo Millennio Anno V Numero 1 - 2005 N43 - "Pasta base"



“Pasta base”
La droga dei poveri
 di Giorgio Bongiovanni e Georges Almendras

Il cinismo non ha limiti soprattutto tra coloro che lo vivono con tanta disinvoltura. Proviamo ad immaginare come dalle viscere del mondo clandestino del narcotraffico si ideano nuove strategie per distribuire una droga che per il suo alto grado di impurità risulta essere letale.
Unico obiettivo? Portare i ragazzi ad un consumo sempre crescente.
Il traffico illecito comprendeva fino a qualche tempo fa droghe come la marijuana, la cocaina, LSD, hashish, solventi, allucinogeni, anfetamine. Oggi la novità è rappresentata dalla “pasta base” di cocaina o “PBC”.
Ma quando si registra in Uruguay l’uso della “pasta base”? Questa è la domanda che si sono posti migliaia di uruguayani, poiché non c’è nessuno di loro che non sia rimasto coinvolto attraverso un parente o una amico da questo terribile male.
Si tratta di una droga che non subisce il processo di raffinazione, viene lasciato a uno stato molto primario del cloridrato di cocaina (polvere di cocaina), contenente una vasta quantità di sostanze impure residuate da alcune sostanze chimiche. La “pasta base” è in definitiva un prodotto chimico contaminato. La “Direccion General de Represion del Trafico Ilicito de Drogas”, il cui titolare è l’ispettore Julio Guarteche, ci ha riferito che l’inizio del consumo di questa sostanza è stato registrato per la prima volta a partire dall’anno 2000, con una incidenza maggiore sui giovani. Dati certi hanno inoltre  dimostrato che l’uso di questa droga è più frequente nelle aree più povere, dove la crisi economica è stata più forte.

La “Pasta Base” costa poco, danneggia rapidamente
il fisico e la psiche
e porta alla morte


La “PBC” è uno stupefacente che non sostituisce la marijuana. Fra le droghe illegali è la più economica, venduta a 50/70 pesos al gr. (dal valore di euro 1,50) abbassa così il potere di acquisto della cocaina, offerta a 150 /200 pesos al gr. a secondo del suo grado di purezza e della valutazione del mercato clandestino.
I consulenti della Direcion General de Represion del trafico ilicito de Drogas hanno però spiegato che non vi è per il momento una statistica sugli indici di consumo che chiarisca quale sia la fascia giovanile più colpita.
Relativamente a chi fa un uso abituale di “pasta base”, i dati ufficiali rilevano un aumento del tasso di criminalità che si ripercuote sulla società e all’interno delle famiglie, generando gravi  crisi e stati di disarmonia e aggressività
Secondo le valutazioni mediche, i soggetti che assumono “pasta base” subiscono un deterioramento fisico molto importante. Presentano una struttura molto debole e un abbassamento del peso corporeo tipico dello stato di dipendenza. Mostrano inoltre un cattivo funzionamento della struttura motoria, sono spesso incoerenti e vivono momenti di depressione, perdono la concezione di ogni valore arrivando perfino a uccidere.
La droga distrugge lentamente la personalità del soggetto abbassando tutto il suo sistema di autocontrollo, lo porta a commettere qualsiasi cosa pur di ottenere la propria dose.

Il mercato clandestino

 Il mercato clandestino funziona in base alla domanda e all’offerta  come qualsiasi altro prodotto. Generalmente il venditore o il distributore è interessato alla vendita per un guadagno personale. Sulla “piazza” uruguayana si osserveranno sempre più venditori di marijuana o di “pasta base” che non di cocaina. Queste droghe sono le più distribuite nel mercato clandestino perché sono economicamente più accessibili, ma secondo gli esperti della pubblica sicurezza non è stato finora possibile risalire a una classificazione che consenta di valutare le varie tipologie in commercio. Per questo motivo lo sforzo delle autorità è concentrato a scoprire i luoghi di vendita, in modo da sostenere le investigazioni dei giudici. 
Nonostante gli sforzi però la lotta al narcotraffico presenta dei punti vulnerabili che limitano l’esito positivo delle operazioni. Uno di questi  riguarda l’applicazione del servizio di controllo. La polizia infatti non può effettuare appostamenti notturni nei luoghi sospetti e questo è un aspetto fondamentale perché la maggior parte delle transazioni avvengono di notte. Un punto a sfavore per la giustizia che si trova a giocare a “guardie e ladri” con un’organizzazione spietata che cambia di continuo i suoi rifugi per cancellare le prove delle sue attività. Le indicazioni più complete per il momento arrivano grazie alla collaborazione dei familiari e degli amici dei tossicodipendenti.
La Direzione Generale di Repressione del Traffico Illecito di Droga, inoltre, lamenta un ritardo nell’ affrontare l’urgenza di questo problema legato spesso alla burocrazia sulla registrazione dei dati sul narcotraffico, deludendo le aspettative della popolazione che nella maggior parte dei casi si aspetta che alla denuncia corrisponda un’immediata procedura penale.
Nel corso della lotta di repressione contro i narcotrafficanti di “pasta base” ci si è accorti dunque del bisogno impellente di costituire dei programmi di riabilitazione, per fronteggiare anche in futuro un elevato indice di richieste.


I narcos boliviani
produttori di “pasta base”


La “pasta base” proviene dalla Bolivia e attraversa i Paesi vicini arrivando prima nel mercato argentino e quello uruguayano tramite la partecipazione dei gruppi criminali appartenenti ai due Paesi. La droga raggiunge Buenos Aires dalla frontiera brasiliana, qualche volta accompagnata da marijuana che giunge dal Paraguay in piccole quantità.  
In Bolivia l’uso della “pasta base” è ridotto e viene gestito perlopiù da piccoli gruppi non organizzati.
Il mercato fiorente rimane quello delle grandi organizzazioni criminali rappresentato dalla vendita del cloridrato di cocaina destinato alle “piazze” statunitensi, europee e dell’Oceania (che hanno il maggiore potere d'acquisto). Anche questa fortuna  registra però il suo momento di difficoltà. La grave crisi economica del Paese e la repressione interna della polizia hanno provocato un rallentamento nelle vendite di coca, disattendendo le richieste dei mercati internazionali che avrebbero trovato appoggio nei gruppi più piccoli trafficanti di “pasta base”.
La forte presa di posizione delle autorità e delle forze dell’ordine, ha dato il via a un programma di repressione in tutta la regione dal 1998 al 2000, per bloccare l’importazione dei prodotti chimici usati nell’elaborazione della cocaina, destinati nelle zone di produzione boliviane, colombiane e in Perù. I risultati furono soddisfacenti soprattutto in Bolivia.


I rischi della “pasta base” di cocaina 

Secondo le valutazioni degli organi di polizia e delle autorità sanitarie, gli effetti negativi sui consumatori di “pasta base” si evidenziano a livello fisico e psicologico in tempi molto brevi. Il problema principale attualmente è far fronte al piano di riabilitazione dei tossicodipendenti, con la costruzione di infrastrutture e un’adeguata assistenza per il loro reinserimento nella società.
Sugli effetti dell’uso della “pasta base” sono state realizzate delle campagne pubblicitarie molto forti mirate a sensibilizzare i giovani uruguayani. I ragazzi devono sapere che soli non riusciranno a uscire da quella grave condizione di assuefazione ma che possono chiedere aiuto al programma di disintossicazione della nostra sanità.
Bisogna dunque essere pronti alla loro richiesta di assistenza qualora questa aumentasse.
Le autorità preposte alla lotta contro la “PBC”, hanno valutato le cause di questo dilagante fenomeno qualificandolo come “sintomo sociale” dovuto a una crisi economica molto forte che l’Uruguay ha dovuto fronteggiare. Secondo le pubblicazioni accademiche della “Junta Nacional de Drogas”, organo dipendente dal potere esecutivo del governo Uruguayano, la sostanza impura tratta dal preparato di cocaina assunta per inalazione, oltrepassa i polmoni e arriva velocemente al cervello determinando uno stato alterato a livello psichico. Un effetto che nel giro di pochi minuti (al contrario della cocaina sniffata) svanisce, lasciando un grado di dipendenza molto alto. Fattori come preparazione, dose, frequenza, consumo, impurità, alterazioni determinano le conseguenze fisiche nei consumatori di “pasta base”, provocandone sensazioni come euforia, malessere, consumo ininterrotto, psicosi e allucinazioni.
Nella prima fase, quella dell’euforia si ha una diminuzione delle inibizioni, esaltazione, cambiamento nei livelli di attenzione, accelerazione dei processi di pensiero accompagnati da  diminuzione dell'appetito, affaticamento, sonno e aumento della pressione arteriosa, cardiaca, respiratoria e della temperatura. 
La fase di malessere si manifesta quando cessa l’effetto stimolante dei primi minuti. Si avvertono sensazioni come angoscia, ansia, astinenza, insicurezza, depressione, apatia, indifferenza sessuale. Il consumo ininterrotto nasce invece dall’esigenza di evitare il malessere.
Dopo varie settimane d’impiego il rischio di una forte alterazione psichica aumenta. Si manifestano segni di irritazione, idee paranoiche, allucinazioni a livello del tatto, della vista, dell’udito e dell’olfatto e una psicotica dipendenza.
L’interruzione del consumo può arrecare sintomatologie caratterizzate da profonda depressione, astenia, accompagnata da stati di inclinazione suicida.
Recenti studi hanno dimostrato che i solventi utilizzati nella lavorazione del cloridrato di cocaina sono responsabili dei danni a livello neuro-psichiatrico che determinano deficit della memoria, diminuzione dell'attenzione, disinteresse al lavoro e allo studio, inoltre posso causare ipertensione, cardiopatia, ischemia, convulsioni, rischio di infarti, emorragie celebrali.
Considerando che vi è anche un alto rischio di contrarre malattie infettive trasmissibili, come HIV, epatite B e C e malattie respiratorie.

Una corsa contro
il tempo


Per concludere, considerando che la "pasta base" sarebbe stata ritenuta dagli esperti “figlia” della crisi economica argentina e uruguayana, è opportuno che questi due Paesi definiscano con urgenza una linea concreta da adottare per il recupero e il riscatto di questi ragazzi, inducendoli a una sempre maggiore diminuzione del consumo della droga.
Tutto infatti ebbe inizio quando i narcotrafficanti boliviani (punto di provenienza della droga) videro che la "pasta base" riscuoteva molto successo tra i giovani, venduta com’era a prezzi molto inferiori ad altre droghe. Nessuno si aspettava un risultato economico così cospicuo che diminuiva però quando il contrasto delle forze di polizia si faceva più intenso.
E in questa vera lotta contro il tempo si trovano le raccapriccianti statistiche ufficiali che riguardano i maggiori consumatori di “pasta base”. Sono i minori quelli che cominciano ad acquistare la droga che hanno dai 12 ai 13 anni in su. Nei periodi di passaggio tra la scuola primaria e quella secondaria, questi giovani sono più esposti alle richieste di consumo e ai luoghi inclini alla distribuzione. L’unico schermo capace di tenerli lontani dai trafficanti è riposto nella solidità della loro educazione familiare. Secondo le autorità infatti il problema della “pasta base” dipende da un fattore culturale che va affrontato mediante campagne di educazione e prevenzione.
Inoltre avvertono le autorità, in Urugay, grazie alla repressione della polizia e al cambiamento culturale delle persone, il consumo di “pasta base” visti i suoi effetti così devastanti, avrà un decorso temporale.
La “pasta base” prodotta in Bolivia però esisterà sempre poiché è lì che si effettua il primo processo di trasformazione della cocaina. Una droga quest’ultima, richiesta in larga scala dal mercato europeo e statunitense per i suoi effetti stimolanti e il suo più lieve impatto fisico.
Nel caso della “pasta base” le cose sono diverse. I giovani tossicodipendenti assumono una sostanza di pessima qualità, suscitando la disapprovazione di tutta la società.
I narcotrafficanti di “pasta base” fin’ora non hanno attuato una strategia a largo raggio come lo è quella delle grandi organizzazioni criminali. Tra le file della Polizia di Stato uruguayano si ha ragione di pensare che la vendita di droga destinata alle fasce giovanili del Paese non si dovrà sostenere  ancora a lungo. In riferimento a questo, le autorità possiedono informazioni che vedono i venditori di “pasta base” intenti ad entrare nel grande circuito per cercare di piazzare una droga qualitativamente migliore, evitando così i grossi rischi di detenzione legati alla “pasta base”.



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Cresce il numero
degli omicidi associati alla “pasta base”


Nel mese di gennaio, la polizia e in particolare il Comando della Divisone Omicidi, si è trovato ad affrontare una realtà molto grave relativa ai crimini legati al consumo di “pasta base”.
Sebbene l’indice di omicidi annualmente arrivava a 80, quest’anno solo nella prima quindicina di gennaio aveva già superato la dozzina.
I poliziotti della sezione omicidi hanno sottolineato in riferimento alla realtà di Montevideo, capitale dell’Uruguay, che il 90 per cento dei delitti sono stati compiuti per cause di “regolamento di conti” o “vendette” inserite nel contesto della droga.
La “pasta base” è la causa dei conflitti tra coloro che la smerciano e la consumano. Il delitto avviene  semplicemente per ottenere il denaro necessario che serve ad acquistarla o per sottrarla alla vittima.
Questi comportamenti sono gli effetti della dipendenza che induce l’individuo alla perdita di cognizione del più basilare valore umano.
   


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Testimonianza


Nel corso degli anni Novanta il business del narcotraffico si è installato definitivamente in Argentina. Una volta che il “Menemismo” ha lasciato il potere, i riciclatori di denaro sporco hanno sottratto via dal paese grande somme di capitali contribuedo alla caduta del sistema finanziario. Ciò è successo in Argentina e in molti paesi del Sudamerica. Ma il problema aveva antiche origini. Le vie del narcotraffico nel paese (che fa passare la droga per Ezeiza, aereoparco o il Rio de la Plata) esistono dagli anni Settanta. Si stabilizzarono negli anni Ottanta e raggiunsero il loro massimo livello negli anni Novanta creando così una narcodemocrazia. Il business ovviamente continua anche oggi e a causa della mancanza di un sistema di controllo rigoroso negli ultimi quattro o cinque anni si è duplicato. Il caso SW non mi sorprende. E’ molto simile a quello che vide protagonista Alberto Fujimori quando negli Stati Uniti, a bordo di una nave dell’armata peruviana, furono trovati 80 chili di cocaina. Una vergogna. In Argentina il traffico di droga ha viaggiato sempre solo ad alti livelli. Per questo credo che i Beltrame o gli Arriete (?) di questo caso potevano conoscere o non conoscere ciò che si faceva però quasi sicuramente non sapevano quello che c’era dietro. E se la domanda è perché l’Argentina le risposte sono facili: un paese di basso profilo, meno sospettabile agli occhi del mondo di altri, come la Colombia o Perù. Un territorio enorme senza grandi controlli. Una legge blanda: chi ha i soldi in Argentina può uscire dal carcere. E non bisogna dimenticarsi dell’ultimo anello della catena: la complicità del sistema politico corrotto che a volte fa parte del business e frena le investigazioni. Perché bisogna dirlo: questo caso non lo scoprirono le autorità nazionali, ma quelle spagnole grazie alla dimenticanza fortuita delle valigie.

Ex agente della Dea in Argentina e esperto in narcotraffico internazionale



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Negli ultimi quattro anni sono aumentati
i casi di confisca della droga


In questo riquadro comparativo si presentano le statistiche sulle confische e le detenzioni riferite al traffico di droga dall’anno 2000 al 2005, distinguendo le diverse tipologie delle droghe illegali come marijuana, cocaina, pasta base, LSD, anfetamine, psicofarmaci, extasi, sostanze inalanti, piante di cannabis, hashish, foglie di coca ed eroina.
La droga di maggior consumo è la marijuana, seguita dalla cocaina.
Dall’anno 2000 al 2003 non si faceva una distinzione tra la “pasta base” e la cocaina, ma a partire dal 2004 abbiamo cominciato a differenziarle. Si è affermato che l’ingresso di “pasta base” in Uruguay è stato registrato a partire dal 2004.
In quest’ultimo anno sono stati confiscati circa 29.543 kg di “pasta base”, 1.251 kg di marijuana e 16 kg di cocaina e fino al 13 gennaio di quest’anno le cifre erano queste: marijuana circa 53 kg e cocaina 156 kg , non sono pervenuti elementi relativi alla “pasta base” fino a quella data.

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