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Back Sei qui: La rivista Terzo Millennio Terzo Millennio Anno V Numero 1 - 2005 N43

Terzo Millennio

Terzo Millennio Anno V Numero 1 - 2005 N43 - Il caso Medina



Il caso Medina
Intervista al Giudice Silvio Flores
di Giorgio Bongiovanni e Omar Cristaldo

Buongiorno Dr. Flores, vorremmo conoscere la sua impressione sull’omicidio del giovane cronista di Capiibary.
Salvador Medina era un giornalista di Capiibary, una città del distretto della nostra giurisdizione.
In seguito alla sua morte aprimmo un’inchiesta. All’inizio il quadro dell’omicidio non era molto chiaro poi furono arrestate diverse persone che risultavano implicate nell’omicidio. Il primo Mailyn Milciades, autore materiale del crimine, condannato in appello a 25 anni di carcere, ora la Suprema Corte dovrà decidere la sentenza finale. Parallelamente a questo furono scarcerati per mancanza di prove quelli che erano stati ritenuti i mandanti della morte di Medina. Il Pubblico Ministero disse che non avevamo gli elementi sufficienti per sostenere un’accusa.
Dopo qualche tempo anche l’altro fratello fu assassinato, questa volta in un’altra località, nei pressi di Saltos Del Guaira. L’assassino è ricorso in appello ma sta scontando una pena di 9 o10 anni di carcere. E’ chiaro che la morte di entrambi i fratelli sono dei richiami molto forti per la famiglia Medina.
Che relazione ci può essere fra questi due omicidi?
Personalmente non ho alcun elemento per sostenere che vi siano relazioni, anche perché il secondo caso è fuori dalla mia giurisdizione, secondo i familiari però i due delitti sono collegati.

Saprebbe dire chi avrebbe voluto la morte di Salvador Medina?
Salvador Medina era un giornalista inserito nel contesto sociale del suo Paese. Il suo lavoro in radio era dedicato ad argomentazioni di carattere pubblico e culturale e all’interno della sua comunità era molto amato.
 
Signor Giudice lei è a conoscenza della lotta perseguita dal giornalista assassinato contro i trafficanti di legname ?
Non ne sono a conoscenza anche se devo dire che alcune circostanze suggeriscono dei dati su questo aspetto. Secondo alcuni la verità sarebbe legata ai trafficanti di legname secondo altri la morte potrebbe essere legata ai problemi della scuola dove lui lavorava. Finché non emergeranno altri elementi il quadro del delitto resterà immutato. Proprio in questi giorni la Cassazione deciderà  se confermare la sentenza di primo e secondo grado di giudizio oppure no.
A ogni modo nella zona dove Salvador Medina lavorava  e viveva vi erano diversi problemi di carattere malavitoso. Era un posto dove il traffico di droga e legname erano fatti comuni. Questa realtà è uguale a Saltos. Non si può scartare dunque l’ipotesi che potrebbero essere stati questi gruppi criminali gli autori morali della morte dei due giornalisti.

Ci ha colpito molto la notizia che a Curuguaty sono stati rinvenuti nell’auto di un militare 4 kg di cocaina pura . Cosa può dirci in merito?
Si, questo è il caso di un poliziotto che fu arrestato nella sua tenuta con 1000 kg di marijuana e  di un altro che fu trovato dagli agenti della polizia stradale con un enorme  quantità di polvere di cocaina. Quest’ultimo a cui voi vi riferite, era in servizio a “Pedro Juan Caballero” e si serviva di questa località per raggiungere e trasportare la droga fino a “Salto del Guairá”. Non si può dire che vi siano implicate altre autorità. Quello che invece si può affermare è che i due agenti sono in pieno processo. La nostra normativa processuale dà sei mesi di tempo al “Ministerio Publico” per formulare le sue accuse e oramai l’udienza preliminare  è alle porte.  Il procedimento con molta probabilità passerà al giudizio orale e pubblico.

Secondo quanto ci ha riferito in un intervista il giudice Barrios Ortiz e il presidente uscente della Suprema Corte di Giustizia, il dr. Victor Nuñez, il Paraguay sarebbe un canale del traffico di droga e armi.   
Lei pensa che tali attività illegali vengano gestite dalle famiglie mafiose?
Secondo i dati che riceviamo e per l’importanza che rappresenta il Paese, coincido con i Giudici ossia che il Paraguay potrebbe essere utilizzato da ponte per lo sviluppo di queste attività delittuose. Abbiamo alcune zone nel Paese che presentano però caratteristiche e problematiche differenti. Il nostro territorio per esempio, situato all’interno del Paese, diversamente da “Ciudad del Este” al confine con il Brasile è caratterizzato prevalentemente da una forza agricola e dalla pastorizia. Per quello che mi compete so che molte famiglie s’installano alle frontiere del nostro Paese, ma non sono a conoscenza di famiglie mafiose all’interno del Paese che si occupano del traffico di droga e di armi. Due illeciti che spesso sono legati tra loro. Ci sono casi accertati che dimostrano come alla frontiera ci sarebbero dei luoghi preposti al passaggio della cocaina. La pianta però non potrebbe essere coltivata in Paraguay per le sue caratteristiche climatiche che al contrario facilitano la crescita rigogliosa delle piantagioni di marijuana. Proprio oggi leggevo che hanno dovuto distruggere 66 ettari di marijuana in luoghi veramente inaccessibili.

Crede queste organizzazioni criminali godano della protezione e magari anche dell’appoggio di esponenti politici o militari?

Dai fatti accertati non credo si tratti di vere e proprie organizzazioni ma di casi isolati in cui qualche gruppo ha goduto di appoggi delle autorità.

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