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Back Sei qui: La rivista Terzo Millennio Terzo Millennio Anno V Numero 1 - 2005 N43

Terzo Millennio

Terzo Millennio Anno V Numero 1 - 2005 N43 - Alti connubi nel traffico illecito



Alti connubi nel traffico illecito

Intervista a Pablo Medina
di Giorgio Bongiovanni e Omar Cristaldo


Pablo Medina, lei è corrispondente del giornale nazionale ABC Color e fratello di Salvador Medina. Può dirci qualcosa sulla lotta che Salvador aveva intrapreso contro i gruppi criminali del suo Paese? 
Le situazioni che portarono all’assassinio di mio fratello furono complesse. Una di queste riguardava l’attività di Salvador con la radio comunitaria Ñemity a cui prestò il suo servizio per qualche tempo cercando di darle un autentico ruolo comunitario interessandosi ai problemi sociali locali.
Salvador aveva acquisito una buona conoscenza della lingua guarnì, era stato un ottimo studente all’Università e aveva raggiunto un’eccellente competenza in materia di legalità presso la facoltà di Diritto, ricevendo vari meriti sia a livello accademico sia in ambito giornalistico ed era a conoscenza di tutte quelle situazioni legate al mondo sommerso della delinquenza e attraverso le sue inchieste giornalistiche cercava di allentare la pressione della mafia sulla città, diventando ben  presto un forte alleato della gente comune.
La mafia a Capiibary si era instaurata in due aree, quella dove veniva gestito il traffico di legname dalla Foresta del “Ministerio del Agricoltura y Ganaderia” e quella in cui ci si occupava della produzione di marijuana. Questi gruppi erano collegati tra loro ed entrambi avevano una propria banda inserita all’interno della popolazione.
Via via anche i responsabili della radio dove Salvador lavorava furono assoggettati alla mafia di Capiibary. Ciò arrecò all’interno dell’emittente stessa una grave situazione di disagio e di forte contrasto fra i suoi organismi. Salvador divenne il più disprezzato del gruppo e di conseguenza il più esposto, facile bersaglio delle organizzazioni criminali.
Il suo ideale di giustizia si scontrò con quelli dei poteri locali vincolati alle organizzazioni criminali. Qui ci sono persone molto conosciute come Justo Franco o Orlando Medina, meglio conosciuto come “Tahachi Crocido”che sono legate al traffico illegale di legname. Entrambi fanno parte della milizia e tutt’oggi sarebbero i referenti per le attività illecite su questo commercio. Lo stesso vale per Panfilo Vera, un militare di dubbia moralità che continua ad agire nella più completa impunità perché legato direttamente al potere politico del nostro paese.

Secondo lei chi sono i mafiosi che dal dipartimento di Canindeyú e dalla città di Capiibary hanno partecipato all’omicidio di Salvador Medina?

Bisogna distinguere le due cose. Queste sono due regioni con realtà e problematiche molto diverse tra loro. A Capiibary per esempio esiste una mafia che esporta illegalmente il legname dalla riserva amministrata da un organo statale, inoltre si coltiva e si commercia la marijuana.
Penso che il gruppo di Capiibary non sia legato a quello del dipartimento di Canindeyú. Fra loro non esiste un vincolo diretto, tranne forse in alcuni casi. Sappiamo che a Capiibary ci sono i Franco, i fratelli Justo e Felix che si occupano dell’esportazione di tronchi e del traffico di stupefacenti diretto a “Ciudad del Este”.
A Canindeyù la situazione si presenta in un altro modo essendo direttamente vincolata alla mafia di Capitán Bado e di Pedro Juan Caballero del dipartimento di Amambay. Si passa attraverso Capitán Bado-Itanará-Ypejhú-Villa-Ygatymí e Curuguaty, un tratto di strada di circa 250 km che, per chi conosce la zona lo si può percorrere in 2 ore e mezza. Una volta arrivati a Curugaty la rotta prosegue fino a Salto del Guairá o a Ciudad dell’Este. Salto del Guairá è la capitale del dipartimento di Canindeyú e solo un fiume la separa dalle città brasiliane Mundo Nuevo, Guairá, Brasil. Da qui tutto giunge nelle mani dei trafficanti di frontiera. Persone che trafficano con la droga e la vendita illegale di armi e di veicoli.
Purtroppo per il momento non ci sono statistiche che comprovano ufficialmente quanto accade nei valichi di frontiera, sono dati  che conoscono più direttamente le popolazioni locali.
A Canindeyú per esempio sono noti i referenti principali del capomafia “Beiramar” legato a sua volta a quello di frontiera. Qui lui ha i suoi referenti che noi chiamiamo “Hacedores”, uno di  questi è un certo “Lider Cabral” che, trasferitosi in città da qualche tempo, ha un grande deposito che fin’ora la polizia giudiziaria non è riuscita a smantellare.   
Talvolta anche la polizia, soprattutto quella di frontiera è direttamente coinvolta nei traffici illeciti, alcuni di loro sono anche stati scoperti e arrestati. Qualcuno è riuscito a sfuggire alla giustizia come l’ufficiale “Garcìa”, considerato uno dei massimi trafficanti di marijuana all’interno della “Istitucion Policial” trovato in possesso di un grosso carico di cocaina. Era la prima volta che un agente veniva scoperto sulla rotta del traffico di Capitán Bado - Pedro Juan Caballero -  Curuguaty con una quantità enorme (quasi 4 kg)  di cocaina pura.
Nonostante questi fatti dimostrino la partecipazione delle autorità nei traffici illegali, sui giornali l’argomento è pressoché impossibile da affrontare. Io sono un semplice redattore e non ho gli strumenti necessari per fronteggiare una simile organizzazione.

Anche le autorità di polizia sono assoggettate al potere politico?

I poliziotti che vengono assegnati ai lavori di frontiera non hanno ricevuto un ordine dai superiori della polizia ma dai referenti politici dei vari partiti, sia quello ufficiale di governo sia dell’opposizione. Nonostante tutti sappiano queste cose, nessuno ha il coraggio di parlarne apertamente per paura delle ripercussioni che una cosa di questo genere potrebbe suscitare. Anche per noi è difficile. L’informazione che possiamo offrire ai nostri lettori è sommaria, ma non abbiamo altra scelta, io ho una famiglia e né il mio paese né il mio Stato mi offrono garanzie sufficienti per poter dire certe cose. Conosco politici impiegati al municipio di Curuguaty che sono coinvolti in attività poco pulite ma le autorità giudiziarie e di polizia pur sapendo non osa disturbarle.

Possiamo sapere i loro nomi?

I Rodas e gli Equino, sono stati anche arrestati ma dopo uno o due giorni sono ritornati in libertà.

A chi infastidivano le inchieste sul narcotraffico di Salvador Medina?
Il lavoro di mio fratello era molto legato anche all’attività giornalistica che io portavo avanti qui a Curuguaty con il giornale nazionale ABC Color di cui sono corrispondente. Lui e Gaspar mi passavano tutte le informazioni sulle cosche e sulla mafia. Anche Salvador le commentava attraverso la sua radio a Capiibary ma il suo livello d’informazione non era vasto come quello del nostro periodico. Un’informazione che nel suo caso si estendeva per un raggio di circa 50 km contro quella del “Diario ABC Color” che copriva il territorio nazionale.
Penso dunque che fosse più giustificabile la mia morte piuttosto che la sua. Evidentemente conoscendo direttamente il gruppo mafioso di Capiibary era più facile per loro uccidere lui al posto mio che per di più possedevo grazie al giornale una notorietà maggiore. 

Dottor Medina, nell’ambito dell’inchiesta si sono fatte diverse ipotesi sulla morte di suo fratello. Lei sa la causa reale dell’omicidio? La mafia di Capiibary era davvero implicata?
Secondo me si. Non si giustifica altrimenti. Il suo giornalismo, la sua visione della società, la sua onestà e la sua preparazione intellettuale erano un pericolo per la mafia di Capiibary. Un gruppo che tutt’oggi è implicato nel traffico illegale di legname e di droga e che mai è stato perseguito da alcun Tribunale.
La totale mancanza di controlli nel distretto di Capiibary ha determinato una crescita del mercato clandestino di marijuana diventando così il centro di raccordo più importante del dipartimento di San Pietro. Il nuovo itinerario del traffico illecito attualmente si sviluppa da Capiibary, Curuguaty  fino ad arrivare a Ciudad del Este.  

Quali sono stati gli sviluppi del processo sulla ricerca dei mandanti esterni?

Le investigazioni si sono fermate all’autore materiale, Milciades Maylin un criminale di poco conto incaricato di uccidere mio fratello. Sebbene altre persone abbiano avuto un’implicazione nel crimine sono state rilasciate per mancanze di prove. Per ora il killer è stato condannato in prima e seconda istanza a 25 anni di carcere e attualmente è recluso nella prigione di Coronel Oviedo. La sentenza ora sarà vagliata dalla Corte Suprema di Giustizia, ma i familiari di Salvador chiederanno di aprire un’inchiesta sui mandanti dell’omicidio e noi sappiamo già chi sono.

Può dirci i loro nomi?
Justo Franco è il personaggio principale, il secondo è Miguel Angel Gonzales direttore di Radio Ñemity. Questi due signori che sono i pezzi chiave per capire le responsabilità dei mandanti, avrebbero molte cose da raccontare alla giustizia.  

Entrambi erano legati alla politica del Paese?

Miguel Angel Gonzales non è un’attivista di nessun settore politico sebbene la sua famiglia appartenga all’opposizione. La maggior parte dei suoi fratelli sono insegnanti ma uno in particolare  è legato al commercio di droga ed è socio di Justo Franco.



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Stato di criminalità, utilizzo di prodotti tossici in agricoltura, contaminazione dei corsi idrici nel dipartimento di Canindeyù

Di Giorgio Bongiovanni e Omar Cristaldo

Dott. Medina, può informarci sullo stato di criminalità nella zona di Canindeyú?
Secondo i rapporti della polizia i delitti comuni negli ultimi due anni sono diminuiti, l’emergenza ora riguarda quelli legati alla mafia organizzata che gestisce il traffico di droga, la vendita illegale di armi e di veicoli. I dati su queste attività illecite nel territorio di  Canindeyú sono stabili. Ciò è dovuto al fatto che la situazione viene considerata dalle autorità di polizia uno stato di routine.
In relazione ai delitti minori si registrano furti domiciliari e di bestiame soprattutto vicino alla frontiera. Attualmente proprio noi del giornale stiamo investigando su questi casi. Abbiamo riscontrato che a Ypejhú, Itanará, Villa Ygatimí i furti sono spesso protetti dai funzionari della dogana, dell’immigrazione e quelli del valico di frontiera. Ai confini con il Brasile, in una zona che si estende da Ygatimia, Ypejhú fino ad arrivare a Capitán Bado, Corpus Cristi e Paraños – Brasil si commerciano illegalmente i prodotti di allevamento del Paraguay sotto la protezione dei funzionari del governo.

Qual è la situazione sull’utilizzo di sostanze chimiche nel settore agro-alimentare?

Noi abbiamo pubblicato degli elaborati sull’utilizzo dei pesticidi e dei prodotti agro-chimici vietati nelle aree popolate. Qui c’è una zona molto estesa in cui si effettua la produzione di soja. Un grosso appezzamento di terra che dalla frontiera sta raggiungendo il distretto di Capiibary con 250.000 ettari di campo coltivati arrivando a 450.000 ettari col dipartimento di Canindeyu’. Questa forte produzione implica naturalmente degli scompensi come la deforestazione, la distruzione di foraggio per il pascolo e la soppressione d’importanti corsi idrici. Inoltre varie popolazioni hanno riscontrato delle forti intossicazioni da prodotti chimici usati nei campi.

Questi 450.000 ettari riguardano coltivazioni transgeniche?
No. La coltivazione di semi di soja qui non è transgenica. Abbiamo avuto accesso ai documenti tecnici del Ministero dell’Agricoltura, della divisione per la difesa dell’ambiente e dell’Istituto d’investigazione del Ministero e si scarta la possibilità che ci sia una sola pianta geneticamente modificata.

Quanto ai corsi idrici esistono industrie che attualmente contaminano le acque delle falde acquifere e dei fiumi?
Si. Noi stiamo seguendo alcuni casi in cui le industrie come la “Salto Pilao” sono installate nei pressi del fiume “Rio Curuguaty”. Questo fiume purtroppo è seriamente danneggiato a causa di questo complesso industriale che se da una parte ha contribuito a risolvere il problema dell’occupazione dall’altra sta compromettendo l’equilibrio ambientale contaminando le falde acquifere che si trovano a pochi km da Curuguaty. In questo momento i responsabili sono sotto processo.

Un suo collega in un articolo ha espresso che le mafie: «possiedono solo due lingue, il denaro e la violenza» e che la scelta di disporre le autorità di polizia alla frontiera viene spesso negoziata. Qual’è la sua opinione in riferimento al dipartimento di Canindeyú?

L’osservazione del collega è esatta. La situazione anche qui varia. Ci sono dei crimini che richiedono una esecuzione indiretta ed è facile contattare sicari di frontiera che non costano molto. Appena 500.000 guaraní sono sufficienti per commissionare un omicidio. La vita al confine è vulnerabile e costa molto poco, il potere del denaro qui è fondamentale. Non importa assolutamente nulla, la sua influenza, il suo potere, la sua famiglia, il suo colore o la sua razza, qui il denaro può tutto. A volte succede anche che i sicari si offrano gratis. A me personalmente mi si è presentato un criminale molto conosciuto in città proponendomi di vendicare la morte di mio fratello. Avrebbe ucciso uno degli assassini detenuto nel carcere di Coronel Oviedo per una cifra che non arrivava a 200.000 guaraní. Purtroppo in frontiera i controlli sono pressoché inesistenti ed è doloroso dirlo ma anche le autorità di polizia danno il loro supporto ai criminali.

 

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