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Terzo Millennio

Terzo Millennio N29 Febbraio 2003 - A colloquio con il giudice penale uruguayano Pablo Eguren Casal



A colloquio con il giudice penale uruguayano Pablo Eguren Casal
“La Giustizia deve essere uguale per tutti, per gli umili e per i privilegiati”
a cura di Jean Georges Almendras

Verso la metà dello scorso anno, il 2002, la società uruguayana viene particolarmente scossa dalla notizia dello “svuotamento” illecito del Banco di Montevideo appartenente al gruppo bancario uruguayano. Responsabile della truffa è il Gruppo Peirano, strettamente legato, secondo la recente informativa di Diritti Umani del Servizio Pace e Giustizia (SERPAJ), con il potere politico e con le gerarchie dell’OPUS Dei. Tale gruppo utilizza la Trade & Comerce Bank delle isole Caiman come ponte per il trasferimento di 300 milioni di dollari verso altri istituti di credito e non dello stesso Gruppo, conosciuto anche come il “Gruppo Velox”. Migliaia di uruguayani perdono i loro risparmi, e, conseguenza di tale illecita manovra finanziaria, si registra una notevole crescita della sfiducia nei confronti del sistema finanziario stesso che sfocia nella più grave crisi degli ultimi tempi delle banche uruguayane. Quattro istituti di credito sono costretti a chiudere mentre viene varata una legge di riprogrammazione del sistema finanziario che porta ad ulteriore indebitamento dell’Uruguay nei confronti del Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Le denunce sporte dalle persone direttamente danneggiate non sono rivolte solamente alla famiglia Peirano, ma anche allo stesso Stato. La crisi economica del Paese continua così ad aggravarsi fino a quando la Giustizia penale non prende in mano la situazione.
Il magistrato che si fa carico del caso – ancora oggi aperto – è il Dott. Pablo Eguren Casal, titolare del dipartimento di Giustizia Penale di 8° Turno della città di Montevideo. Eguren , 49 anni, inizia la sua carriera professionale nel 1989, presso il “Poder Judicial” della Repubblica Orientale dell’Uruguay divenendo poi Giudice di Pace nel distretto di Tacuarembo e infine Giudice Penale a Montevideo. Qui, conquista in poco tempo la fiducia di colleghi, opinione pubblica e mezzi di informazione in particolare in seguito alla conduzione di un caso di corruzione che porterà all’arresto di personaggi posti ai vertici della Direzione Nazionale delle Carceri.
Tornando al caso Peirano, grazie al lavoro di Eguren scattano le manette ai polsi degli ex-direttori del Banco di Montevideo, tra questi il dott. Jorge Peirano Faccio, ex Ministro del Governo di Pacheco Areco ed ex docente di Diritto Costituzionale all’Università della Repubblica.
La notizia calma gli animi delle migliaia di persone danneggiate che oggi si battono per ottenere un risarcimento economico mentre ancora si attende la cattura di Juan Peirano Basso (figlio dell’ex Ministro di Stato dell’Uruguay che, insieme agli altri suoi figli si trova recluso presso il Carcere Centrale della Centrale di Polizia di Montevideo).
Il giudice Pablo Eguren ci ha ricevuti nel suo modesto appartamento situato in un tranquillo quartiere di Montevideo.

Dottor Eguren, il suo nome è salito alla ribalta delle cronache nazionali ed internazionali in seguito alle note vicende legate agli istituti bancari e ha inflitto condanne a soggetti accusati di “associazione per delinquere”.
In Uruguay la legge penale è concepita per il delinquente di bassa lega. Normalmente, giudicati dal Tribunale Penale sono delinquenti di bassa estrazione sociale o di classi emarginate. A me invece è toccato interagire con delinquenti che hanno operato nell’impunità del potere, nell’impunità di grandi studi giuridici, di grandi studi contabili, nell’impunità del potere economico. E’ in questo contesto, infatti, che è nato il processo contro tre dei figli Peirano e il capofamiglia, Jorge Peirano Faccio, condannati per “insolvenza societaria fraudolenta”. Questi avevano causato un grave danno, quantificato in circa 300milioni di dollari, al paese e al gruppo economico che manovravano, comprendente vari istituti di credito e imprese ad essi collegati.
Insieme a loro abbiamo rinviato a giudizio tutta la direzione della Banca di Montevideo ed è importante sottolineare che lo stesso Jorge Peirano Faccio era stato Ministro degli Esteri e Ministro per l’Industria del Governo di Pacheco Areco negli anni Settanta. Un uomo di grande fama e di grande cultura. L’indagine è andata a buon fine in un tempo veramente record: meno di 4 settimane.

A livello internazionale sono frequenti i casi di funzionari che operano truffe ai danni degli istituti di credito per i quali lavorano? Casi nei quali il delitto economico si trasforma in delitto con la “D” maiuscola?
Io credo che non ci siano differenze fra i crimini e il problema non sono le istituzioni, bensì gli uomini che le rappresentano. Se costoro non sono sufficientemente integri avvengono i crimini. La Giustizia, poi, è chiamata a definire le varie tipologie di crimine, così come la loro matrice sociale. Ogni giorno le indagini sono sempre più difficoltose. I reati vengono compiuti all’interno di un’impalcatura davvero diabolica che fa sì che l’investigazione debba essere portata avanti in segreto. Nel caso dei Peirano, però si è riusciti a stabilire le responsabilità.

Sono molti gli ostacoli che si incontrano nel corso di indagini per crimini di tipo  economico?
Gli ostacoli sono molti, in primo luogo perché, come già in precedenza accennato, noi giudici siamo abituati a processare gente di poco conto incriminata per furto, per truffa, per rapina, per lesioni personali, ma non siamo specialisti in crimini economici.

Ciò significa che nell’ambiente della magistratura bisognerà formare giudici capaci di affrontare queste situazioni?
Credo che sarebbe molto importante fornire al Potere Giuridico uruguayano la possibilità di contare su giudici specializzati, assistiti da periti qualificati in materia economica, cosa che oggi non esiste. Quello che siamo riusciti a fare è il risultato di molte ore di lavoro e di molto sacrificio che fortunatamente ha dato i suoi frutti.

Il crimine economico può essere definito come una forma di violenza, tenendo presente i danni causati da esso?
Questo tipo di crimine si evidenzia perché fa parte di quei crimini che attentano gli azionisti delle imprese, attentano i depositari dei libretti, i piccoli risparmiatori, i creditori, che attentano la stessa società, contro la stessa popolazione, sono crimini commessi per colpire la società nel suo insieme. Tempo fa ad un congresso, riferendomi a questi reati ho detto che sono crimini sofferti dai popoli che patiscono la disoccupazione e la miseria.

E per quanto riguarda l’aspetto internazionale di questi crimini?
Abbiamo processato la “testa” di un gruppo economico che possedeva una banca nelle isole Cayman, una banca in Argentina, una banca in Paraguay, la Banca di Montevideo, la Banca Cassa Operaia  in Uruguay, un gruppo che aveva in mano finanziarie, centri di Cambio e una grande quantità di società anonime con le quali operare a 360°. Nel ramo alberghiero, nel ramo del bestiame, nel ramo dei freeshop, in diversi ambiti della produzione queste persone possedevano le proprie “derivazioni” economiche.

Tutto ciò può essere definito come una forma di mafia?
Preferisco non dire ciò che penso a riguardo. Quello che è certo è che si è trattato di un gruppo che io ho processato con l’accusa di associazione a delinquere, con l’aggravante della frode. Compresi che vi era stato un accordo fra coloro che erano a capo del gruppo per defraudare non solo gli uruguayani, ma anche gli argentini, i paraguayani e tutti i risparmiatori che in buona fede avevano depositato i propri averi. Averi che venivano depredati e reimpiegati in catene di supermercati, come la catena dei Disco in Argentina o altre in Cile, in Perù, in Ecuador, in Paraguay.

Quanto è sentito il problema della mafia in Uruguay?
Fortunatamente non esiste in Uruguay un’organizzazione delittuosa sul modello della mafia italiana. Noi giudici, in Uruguay, ci scontriamo con associazioni criminali importanti, ma non ai livelli della mafia italiana.

Come considera l’operato dei giudici italiani impegnati nella lotta alla mafia?
So che ci sono stati giudici italiani molto valorosi, che hanno sacrificato la propria vita per la Giustizia. E cito il caso di Falcone e Borsellino, vittime di un amore per la Giustizia, capace di dimostrare all’umanità cosa significhi possedere il coraggio e la fede nei valori dell’uomo che ti permettono di andare avanti ad ogni costo.

E’ mai stato minacciato di morte?
Quest’anno ho mandato in galera diversi agenti di polizia molto importanti della Direzione Nazionale delle Carceri. Nel corso dello svolgimento del processo la Direzione Nazionale dei Servizi di Informazione e di Intelligence mi ha informato che ero stato minacciato di morte. Mi hanno informato direttamente che si stava preparando un attentato contro la mia persona per ottenere un’interruzione definitiva delle cause che stavo istruendo. Non ho ricevuto minacce dirette. Agli alti esponenti dell’Intelligence ho detto che rifiutavo qualsiasi tipo di scorta, al ministro dell’Interno ho ribadito la mia volontà a continuare a prendere l’autobus ogni giorno, proseguendo la mia vita normalmente, al ministro ho detto anche che credo di compiere solamente il mio dovere e che tutto il resto dipende da Dio, che mi protegge nella mia attività.

Lei è d’accordo con le polemiche sul  malfunzionamento del sistema carcerario?
Mi ricordo che in un’intervista di alcuni anni fa dissi che i centri di reclusione sono depositi di esseri umani. Si è parlato del sistema carcerario come di un sistema di riabilitazione del recluso, ma in realtà non è così. Il sistema carcerario è un sistema funesto. Un sistema che umilia l’essere umano e chi oltrepassa quelle sbarre, sia buono o cattivo, si trasforma indubbiamente in cattivo. Mi ricorderò sempre di quella parabola di San Francesco e del lupo che va in città, viene picchiato e diventa mansueto, poi d’improvviso decide di ritornare sulla montagna ad attaccare le greggi. San Francesco gli domanda il perché: cos’è che ti ha provocato questa reazione? e il lupo gli risponde: non ti avvicinare troppo fratello Francesco, mi hanno picchiato tanto. L’uomo quando viene colpito, picchiato, reagisce come un animale feroce.

Lei crede nella possibilità di riabilitazione di chi ha commesso crimini?

Credo nella redenzione dell’uomo. Credo che anche chi ha commesso il più grave degli errori ha la possibilità di redimersi. Questa è la base del cristianesimo, il messaggio che ci ha lasciato Cristo. Credo profondamente in questo, credo che tutti possiamo sbagliare e tutti ci possiamo redimere. Nel carcere di Tacuarembo, la città dell’Uruguay dove ho lavorato come Giudice, ricordo che facemmo un lavoro molto interessante quando su mia richiesta, appoggiato da un prete della città, realizzammo alcune iniziative con i detenuti. Organizzammo anche delle messe e alcuni carcerati fecero dei veri e propri ritiri spirituali. Credo che l’uomo vada cambiato dal punto di vista spirituale.

Cosa la preoccupa di più, sia come uomo che come magistrato, dei gravi problemi che vive la nostra società?
Così come diceva Mosè stiamo nuovamente adorando il vitello d’oro, stiamo adorando il potere economico, stiamo cercando di possedere ogni giorno di più beni materiali a discapito di altri esseri umani. Perché quando c’è più ricchezza da una parte, dall’altra c’è molta più povertà. Credo realmente che l’uomo debba ritrovare le sue origini spirituali per poter ricostruire la società nella quale vive.

Qual è la sua opinione in merito al tema della globalizzazione? Si dichiara favorevole o contrario?
Io credo che la globalizzazione possa essere considerata un fattore positivo fin quando rispetta i valori nazionali dei popoli. Il suo lato positivo è rappresentato dalle comunicazioni e dagli scambi fra i popoli che, volendo, possono portare ad una maggiore solidarietà e conoscenza. E questo è molto importante. D’altra parte, però, l’imposizione di determinate strutture economiche, se i popoli non possono trarne beneficio, porta inevitabilmente ad una crisi economica.

Un messaggio finale?
I problemi degli uomini sono uguali o molto simili in tutto il mondo, è molto importante che tutti noi, come esseri umani, adempiamo fino in fondo alla nostra funzione nel migliore dei modi, per creare ogni giorno una società nella quale gli uomini vengano trattati, davanti alla legge, tutti allo stesso modo.



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Discorso di Lula da Silva al Forum Economico Mondiale Davos, Svizzera, 26 gennaio 2003


L’atmosfera a Davos è quella ufficiale del Forum Economico Mondiale, ma quando arriva il neo presidente del Brasile Lula da Silva, il crisma dell’ufficiosità cede il posto ad una palpabile emozione, decisamente più popolare.
Buona sera, sto arrivando come voi sapete, direttamente da Porto Alegre, dove ho partecipato al Forum Sociale Mondiale, parlando a decine di migliaia di persone delle stesse questioni che affronterò qui. La riunione annuale del Forum Economico Mondiale ha come tema centrale la costruzione della fiducia. Mi sento molto a mio agio su questo tema. Sono depositario della fiducia del popolo brasiliano, che mi ha conferito la responsabilità di guidare un paese con 175 milioni di abitanti, una delle più grandi potenze economiche del pianeta. Ma anche, un paese che convive con enormi disuguaglianze sociali. In un silenzio composto la platea ascolta le parole di quello che a vero titolo può essere definito un presidente-operaio senza correre il rischio di dover corrispondere il copyright a chi prima di lui ha tappezzato l’Italia con i propri megaposter.
Porto qui a Davos il sentimento di speranza che si è sparsa per tutta la società brasiliana. Il Brasile si è ritrovato con se stesso e questo incontro si manifesta nell’entusiasmo della società e nella mobilitazione nazionale per affrontare gli enormi problemi che abbiamo di fronte. Qui a Davos si è d’accordo nel dire che oggi esiste un unico Dio: il mercato. Ma la libertà di mercato presuppone, soprattutto, la libertà e la sicurezza dei cittadini.
Il discorso di Lula da Silva affonda le radici nelle immense contraddizioni di un Paese che sta lavorando per ridurre le disparità economiche e sociali, approfondire la democrazia politica , garantire le libertà pubbliche e promuovere, attivamente, i diritti umani, dovendo fare i conti con 45 milioni di abitanti che vivono al di sotto della soglia della povertà. Per questo motivo abbiamo fatto della lotta alla fame la nostra priorità. Non mi stancherò di ripetere l’impegno di assicurare che tutti i brasiliani possano tutti i giorni fare colazione, pranzare e cenare. Combattere la fame non è solo compito del Governo, ma di tutta la società. Lo sradicamento della fame presuppone trasformazioni strutturali, esige la creazione di impieghi degni, maggiori e migliori inversioni, aumento sostanziale del risparmio interno, espansione dei mercati nel paese e all’estero, tutela della salute ed educazione di qualità, sviluppo culturale, scientifico e tecnologico. Urge che il Brasile promuova la riforma agraria e riprenda la crescita economica, in modo di distribuire reddito.
Stabiliamo regole economiche chiare, stabili e trasparenti. Stiamo combattendo implacabilmente la corruzione. Tanti i punti toccati, la questione dell’ampliamento dell’infrastruttura interna, attraverso anche la partecipazione di capitali stranieri, l’espansione necessaria delle esportazioni, cercando di uscire dal circolo vizioso dei nuovi prestiti richiesti per pagare quelli precedenti. Lula chiede il libero commercio caratterizzato dalla reciprocità. Nulla varrà lo sforzo di esportazione che svilupperemo se i paesi ricchi continuano a decantare il libero commercio ma praticando il protezionismo.
Viene sottolineata la necessità che la comunità internazionale dia il suo contributo per impedire l’evasione illegale delle risorse, che cercano rifugio nei paradisi fiscali. Maggiore disciplina in questa area è fondamentale per la decisiva lotta al terrorismo e alla criminalità internazionale che si alimentano del riciclaggio del denaro sporco.
Il neo presidente auspica ripetutamente la costruzione di un nuovo ordine economico internazionale, più giusto e democratico. Più di 10 anni dopo il crollo del muro di Berlino, ancora esistono muri che separano coloro che mangiano dagli affamati, quelli che lavorano dai disoccupati, quelli che vivono degnamente nelle proprie case da quelli che vivono per strade o nelle favelas, quelli che hanno accesso all’educazione e all’apice culturale dell’umanità da quelli che vivono prigionieri nell’analfabetismo e nella più assoluta alienazione.
Lula da Silva affronta i temi legati alla politica del Suo Paese fermamente orientata alla ricerca della pace, della soluzione negoziata dei conflitti internazionali e per una difesa che non transige nei confronti dei nostri interessi nazionali. La pace non è solo un obiettivo morale. E’ anche un imperativo di razionalità. Per questo sosteniamo che le controversie siano risolte per via pacifica e sotto l’egida delle Nazioni Unite. Il progetto nazionale viene definito universalista, diretto ad approfondire le relazioni con i paesi dell’America del Sud, sviluppando con loro un’integrazione economica, commerciale, sociale e politica. Grande volontà di negoziare positivamente con gli Stati Uniti, con l’Unione Europea e con i paesi asiatici. E in virtù del fatto di essere un Paese che possiede la maggiore popolazione di colore al mondo, mantenere un occhio di riguardo per il continente africano, con il quale si mantengono legami etnici e culturali.
Non rimanete in attesa all’infinito, aspettando segnali per cambiare di attitudine nei confronti del mio paese e dei paesi in via di sviluppo. I popoli, così come ogni individuo, hanno bisogno di opportunità. I paesi ricchi di oggi lo devono al fatto che hanno avuto opportunità storiche.
Il cambio che cerchiamo non è destinato solo per un gruppo sociale, politico o ideologico. Ne usufruiranno maggiormente quelli che non sono tutelati, i disperati, gli umiliati e quelli che adesso guardano con occhi di speranza alla possibilità di redenzione personale e collettiva. Questa è una causa di tutti. Una causa universale per eccellenza. Vogliamo fare un appello affinché le scoperte scientifiche siano “universalizzate”, per fare in modo che possano essere ad uso di tutti i paesi del mondo. Allo stesso modo, propongo la formazione di un fondo internazionale per combattere la miseria e la fame nei paesi del terzo mondo, costituito dai paesi del G-7 e portato avanti dai grandi invertitori internazionali. E questo perché è lungo il cammino per la costruzione di un mondo più giusto e perché la fame non può aspettare.
Il mio più grande desiderio è che la speranza che è riuscita a vincere la paura nel mio paese, possa contribuire anche a vincerla in tutto il mondo. Abbiamo bisogno urgentemente di unirci intorno a un patto mondiale per la pace e contro la fame. Siatene certi che il Brasile farà la sua parte.
Grazie.



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