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Back Sei qui: La rivista Editoriali Anno XII Numero 2 - 2012 N69

Editoriali

Anno XII Numero 2 - 2012 N69

La verità che ci farà liberi

di Giorgio Bongiovanni
“Le istruttorie tuttora in corso in diverse sedi giudiziarie stanno portando alla luce realtà estremamente inquietanti e particolarmente complesse, fatte di ibridi connubi fra criminalità organizzata, centri di poteri extraistituzionali e settori devianti dello Stato, che hanno la responsabilità di avere tentato ad un certo punto perfino di condizionare il libero svolgimento della democrazia e di avere ispirato crimini efferati”.
Giovanni Falcone

“Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi. Ho l’impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi”.
Giovanni Falcone
(intervista rilasciata a Saverio Lodato nel 1989, dopo il fallito attentato all’Addaura)

“Ho visto la mafia in diretta, perché mi hanno detto che il generale Subranni era punciuto (affiliato alla mafia, ndr.)”
Paolo Borsellino
(parole riferite dalla moglie del giudice, Agnese Borsellino)

“Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”.
Paolo Borsellino

“L’Italia è stata scossa dall’episodio (omicidio Pio La Torre, ndr.)specie alla vigilia del Congresso di una Dc che in Palermo vive con l’espressione peggiore del suo attivismo mafioso, oltre che di potere politico. Ed io che sono certamente il depositario più informato di tutte le vicende di un passato non lontano, mi trovo ad essere richiesto di un compito davvero improbo e, perché no, anche pericoloso. (…) Mi sono trovato cioè al centro (…) di uno Stato che affida la tranquillità della sua esistenza non già alla volontà di combattere e debellare la mafia ed una politica mafiosa, ma all’uso ed allo sfruttamento del mio nome per tacitare l’irritazione dei partiti. (…) pronti a buttarmi al vento non appena determinati interessi saranno o dovranno essere toccati o compressi”.
Carlo Alberto dalla Chiesa
(tratto dal diario personale del generale)

Non c’è altro da aggiungere. Hanno detto tutto loro. Quello che c’era da sapere sulla mafia, sulla natura del potere, su chi fossero i mandanti esterni dei loro futuri assassinii lo abbiamo appreso dalle vive voci di Giovanni Falcone, di Paolo Borsellino, del generale Carlo Alberto dalla Chiesa e di tutte le vittime di mafia alle quali in questo ventennale delle stragi del ’92 va il nostro pensiero.
E non posso che ricordare così il sacrificio dei nostri martiri, attraverso le loro stesse parole che meglio non potrebbero indicare  i veri responsabili  delle loro morti, che solo pochi uomini coraggiosi – magistrati, giornalisti, rappresentanti della società civile – stanno cercando. La direzione in cui muoversi ci è stata rivelata. Sono Falcone e Borsellino a dirci di guardare agli ibridi connubi tra la mafia e lo stato, i colletti bianchi, l’alta finanza; è il generale dalla Chiesa a puntare il dito contro gli ambienti della Democrazia cristiana capitanata da Andreotti, al cuore del potere dell’epoca.
Lo possiamo quindi dire con certezza, senza tema di smentita: non sono stati uccisi per volere di Cosa Nostra. La mafia è stata il braccio violento di uno Stato che ha ordinato la loro morte. Uno stato colluso, che ha avuto paura quando quella mafia ha alzato il tiro a colpi di stragi, che con lei è sempre sceso a patti, ha trattato.
E solo quando avremo raggiunto la verità, quando riusciremo ad indicare i nomi, uno a uno, dei mandanti a volto coperto di tutte le stragi che hanno insanguinato le nostre strade potremo respirare quel fresco profumo di libertà che farà dell’Italia un grande Paese. Finalmente democratico, finalmente libero.

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