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Back Sei qui: La rivista Editoriali Anno VII Numero 5 - 2007 N56

Editoriali

Anno VII Numero 5 - 2007 N56

Sotto scacco

di Giorgio Bongiovanni
Un grande successo. Ora restano impegni prioritari: Catturare Matteo Messina Denaro.Contrastare traffico di droga e riciclaggio. sciogliere il nodo cruciale: il rapporto mafia e politica.

Non subiva colpi così duri dal dopo stragi Cosa Nostra. Quando, tra il ’92 e il ’96, lo Stato aveva risposto con arresti continui all’arroganza mafiosa.
La prima bella notizia è indubbiamente l’arresto dei Lo Piccolo, padre e figlio, a poco più di un anno da quello di Provenzano. Dal 2002 è stato un susseguirsi di catture importantissime che hanno relegato dietro le sbarre il Gotha della criminalità organizzata: tanti nomi tra cui Benedetto Spera, Vincenzo Virga, Andrea Manciaracina, Nino Giuffré, che con la sua collaborazione ha dato un contributo notevole alle indagini, e ancora i Rinella, Rotolo, Cinà, Franzese, Di Gati, anche lui pentito, e da ultimo il figlio di Nitto Santapaola, Vincenzo, e il boss di Gela Daniele Emmanuello, seppur la sua vicenda si è conclusa con un epilogo drammatico...

Non sono mancati nemmeno i processi ai “colletti bianchi”, alcuni dei quali di grande rilevanza come quello al presidente della Regione Siciliana, Totò Cuffaro. Molte le assoluzioni, ma anche condanne esemplari come quella inflitta, in primo grado, a Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa.
La seconda bella novità sono invece le dichiarazioni del Presidente degli Industriali Luca Cordero di Montezemolo che ha deciso per l’espulsione dall’associazione di categoria tutti quegli imprenditori che pagano il pizzo, che non denunciano e che sono a vario titolo collusi con la mafia. Un evento senza precedenti accolto con grande favore anche dai magistrati impegnati in prima linea come Roberto Scarpinato che ha affidato le sue riflessioni al Corriere della Sera, come il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso o come il capo della procura di Palermo Francesco Messineo.
Risultati esaltanti, presagio di una nuova grande opportunità.
La si potrebbe cogliere, però, solo si facesse luce sui tanti punti oscuri che rimangono.
Innanzitutto bisognerebbe mettere fine anche alla latitanza di Matteo Messina Denaro e poi tracciare e rintracciare i miliardi di euro riciclati in centinaia e centinaia di attività lecite e illecite, ostacolare e fermare sul nascere la ripresa del grande traffico di droga che vede alleate Cosa Nostra, sia siciliana che americana, ‘Ndrangheta e Camorra… ma soprattutto affrontare e sciogliere il più critico e cruciale dei nodi, già indicato chiaramente da Paolo Borsellino: quello tra mafia e politica. Quel patto scellerato che rende Cosa Nostra una gramigna che più strappi e più ricresce.
Non è difficile per Cosa Nostra riorganizzarsi militarmente. Negli anni Sessanta era già capitato che la Commissione venisse addirittura sciolta poiché i capi ritenevano fossero venute meno le sufficienti forze in campo. Seppero attendere per più di dieci anni che la piena passasse per poi ricostituire una Cupola ancora più forte e potente.
Quindi, fino a che non verrà affrontato il rapporto tra mafia e politica e ci sarà in circolazione qualche picciotto disposto a tutto pur di diventare un capo, Cosa Nostra continuerà ad essere un pericolo per la nostra democrazia.
Oggi il grande latitante è la politica che conta pochissime eccezioni. I grandi vertici di governo e dell’opposizione ignorano la gravità del problema, la loro scelta di continua disattenzione e sottovalutazione sembra più voler appoggiare che non combattere le mafie. A parte qualche vivace intervento della Commissione Parlamentare Antimafia il governo Prodi appare del tutto disinteressato e il nuovo Partito Democratico non ha nemmeno preso in considerazione la possibilità di rendere prioritaria l’endemica emergenza mafia. Per non parlare dei sinistri messaggi inviati da Berlusconi che oltre ad aver voluto lanciar il suo nuovo partito proprio da Palermo ha difeso, pubblicamente e a spada tratta, l’amico Marcello attaccando violentemente, ancora una volta, i magistrati. Dell’Utri rappresenta, invece, proprio quel tipo di mafia che rafforza e sostiene Cosa Nostra.
Nessun partito sarà mai veramente innovativo se non avrà il coraggio di fare un’operazione di verità, se non avrà l’ardire di andare alle origini di questa cosiddetta Seconda Repubblica che sono da ricercare nel fumo delle stragi in cui morirono Falcone e Borsellino. Se non verranno smascherati i volti dei mandanti occulti delle stragi non sapremo mai chi comanda davvero in Italia.

 

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