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Quagliariello. Spatuzza e' credibile... o no? Si, se mi conviene PDF Stampa E-mail

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di Pietro Orsatti - 28 luglio 2010
Era ora. L’aspettavamo con ansia la lezione dell’onorevole Gaetano Quagliariello sull’uso dei pentiti nelle inchieste sulla mafia.
  




Aspettavamo che qualcuno finalmente trovasse un modo per giustificare l’ingiustificabile, almeno ufficialmente: parliamo della decisione del sottosegretario Alfredo Mantovano di non accogliere la richiesta di tre procure in relazione al programma speciale di protezione per il pentito di Cosa nostra Gaspare Spatuzza.

Andiamo a vedere cosa ha dichiarato oggi questo luminare della lotta alla mafia.

«La sentenza sull’uccisione di Paolo Borsellino va riscritta, vanno riconsiderati gli ergastoli e le pene comminati, e soprattutto va riconsiderata l’intera storia basata sul racconto di alcuni pentiti, in particolare Scarantino. Il pentitismo ha prodotto risultati disastrosi che vanno sottoposti a d una revisione complessa». Lo ha detto il vice presidente vicario dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello, alla presentazione della rivista diretta da Fabrizio Cicchitto «L’Ircocervo» che dedica l’ultimo numero ai «Delitti di mafia e teoremi improbabili». Quagliariello, in riferimento alle polemiche per le deposizioni del pentito Gaspare Spatuzza, ha denunciato il tentativo di «scaricare quanto accaduto negli anni cruciali che partono dal 1990 su forze politiche che sarebbero nate solo quattro anni dopo. Sarebbe necessaria -ha proseguito- una riflessione seria sull’uso dei pentiti in quel periodo». E poi, ha proseguito il senatore riferendosi alle polemiche nei confronti del sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, c’è il «paradosso per cui si tenta di mettere sotto accusa un esponente di governo che ha la responsabilità di una gestione corretta dei pentiti nel rispetto della legge. Ossia, il rispetto della legge, per l’opposizione parlamentare e la nostra opposizione interna diventa un capo d’accusa: è una cosa inaccettabile. Serietà vorrebbe che questi temi non venissero usati per le polemiche interne. In realtà, non criminalizziamo i pentiti ma la gestione errata dei pentiti -ha concluso Quagliariello- ha portato, come dimostra la vicenda di via D’Amelio, all’errore giudiziario più importante nella storia della Repubblica». (Adn Kronos)

La dichiarazione dell’ex radicale, ex militante dei diritti civili, ex antinuclearista (venne addirittura arrestato negli anni ’70 insieme a un altro illustre militante del partito di Pannella tal Francesco Rutelli durante una manifestazione antinucleare), ex un po’ tutto e oggi voce pacata (pregasi guardare “come” nella foto) del berlusconismo più viscerale, aveva un solo obiettivo. Sputtanare i pm di Caltanissetta e di Palermo e se possibile poi dare una bastonata al traditore finiano Granata che sulle recenti azioni del sottosegretario Mantovano ha espresso più di un dubbio.

Ci siamo abituati a vedere Quagliariello in azioni di killeraggio spesso tutte interne alla maggioranza e dirette in particolare nei confronti di Fini e dei suoi. Lui interviene dove e quando nessun’altro ha il coraggio di metterci la faccia. Basti ricordare le vergognose dichiarazioni nei confronti del Padre di Eluana Englaro («Eluana non è morta, è stata ammazzata»). Quelle dichiarazioni vennero fatte (sarà un caso?) dopo le dichiarazioni di tutt’altro tono del presidente della Camera su quel delicatissimo caso.

Ma Quagliariello ci ha abituato a ben altro. A essere l’ateo più clericale del panorama pubblico (politico sarebbe eccessivo) italiano. A volte non si capisce più se sia portavoce della Cei o di Palazzo Grazioli. Forse di entrambe. Qualcuno è in grado di spiegargli la differenza?

Ma torniamo alle dichiarazioni di oggi del nostro super “ex ogni cosa”. Il “vice presidente vicario dei senatori Pdl” (anche l’incarico è strabiliante nella sua pomposità e testimonia quanto sia tenuto in conto nel suo stesso partito) ha affermato l’incredibile. Ovvero che le dichiarazioni di Spatuzza sono credibili ma solo sulla strage di via D’Amelio. E infatti afferma, sempre il nostro pacato senatore, che «la sentenza sull’uccisione di Paolo Borsellino va riscritta». Ma poi basta. Quando si parla del resto delle dichiarazioni di Spatuzza, ovvero dei possibili rapporti fra Cosa nostra (e in particolare con i Graviano boss di Brancaccio) e Marcello Dell’Utri come uomo di “quello di canale 5”, le parole del pentito devono essere ritenute delle emerite cazzate.

Sfumiamo sull’ennesima pacata esternazione del Quagliariello? Sfumiamo.

Tratto da:
gliitaliani.it




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    di Giorgio Bongiovanni

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