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Terzo Millennio

Esaltanti azioni ridicole e stravaganti nel processo che ha condannato Rafael Correa

di Jean Georges Almendras
Parlando giornalisticamente devo rispettare "religiosamente" il mio compito di informare attraverso queste pagine che l'ex presidente ecuadoriano Rafael Correa è appena stato condannato in Ecuador a otto anni di carcere, così come il suo ex vice presidente Jorge Glas, entrambi accusati di reati di corruzione. Scrivere su questo fatto, non mi sorprende, ma mi indigna e mi spinge ad intensificare la mia lotta (e la lotta che portiamo avanti nella nostra redazione insieme ad altri colleghi e collaboratori, e al direttore di Antimafia Duemila Giorgio Bongiovanni), per la verità e per la giustizia. Soprattutto quando si cerca di difendere persone che con la loro condotta nei seggi del potere, non hanno fatto altro che rispettare lo Stato di Diritto e la Legge, come - a nostro parere - ha fatto Correa che, (da quando nel suo paese l'opposizione gli ha scatenato una guerra con incredibile accanimento), è stato oggetto di ogni sorta di diffamazioni e di accuse che hanno portato oggi ad una sentenza frutto di una cospirazione (cinica per eccelenza).
Un caso giudiziario, che viene da lontano e fortemente controverso, il cui esito di questi giorni è in definitiva un oltraggio alla persona dell'ex presidente e dell'ex vicepresidente, a tutti coloro che lo hanno sostenuto nella sua gestione di governo e a tutti quelli che scommettiamo sulla sua onestà. Ma c'è qualcosa che dobbiamo sottolineare, a proposito del processo giudiziario e del verdetto emesso. Qualcosa che riguarda strettamente il modo in cui è stato portato a termine il processo in se stesso, un processo anomalo e sviluppato in un contesto tendenzioso, anti giuridico e assolutamente privo di etica e di rispetto verso i più elementari parametri della giustizia.
Un processo che ha visto in modo palese e oserei dire osceno l'assenza delle dovute garanzie. Il nostro non è un giudizio gratuito, perché si basa sulle valutazioni espresse opportunamente dagli osservatori stranieri presenti in Ecuador, per seguire i preliminari delle istanze processuali circa due anni fa. Uno dei più noti era niente meno che l'ex Procuratore del pool antimafia di Palermo, Antonio Ingroia, il quale, intervistato dalla redazione di Antimafia Dos Mil di Montevideo, rilasciò importanti dichiarazioni che ci fecero pensare (senza alcun dubbio), che il processo a Correa (in contumacia), aveva qualcosa di losco.
“Sono molto preoccupato per la situazione che ho visto in Ecuador, perché ho constatato diverse anomalie per uno Stato di diritto. Lo dico in particolare per quanto riguarda questo caso (il caso Balda-Correa), che ho studiato più a fondo di altri, dove l'ex presidente è accusato di un caso di sequestro di persona. Ma ci sono anche altri episodi come quello dell'ex vicepresidente dell'Ecuador, Jorge Glass, in carcere accusato di corruzione, con prove assenti; oppure quelli meno noti nel mondo che vedono coinvolti altri funzionari o ex ministri, tutti collaboratori di Correa quando lui era presidente. Leggendo le carte del caso Balda-Correa, dall'atto di accusa della Procura Generale dello Stato alla visione delle prime udienze, ho l'impressione che vi siano molte anomalie”. Intanto mi sembra evidente un difetto di giurisprudenza; perché l’accusa di sequestro riguardava un fatto avvenuto molti anni fa, nel 2012, in Colombia. Questo fu commesso interamente in Colombia e in quel Paese ci sono state già delle sentenze di condanna e ci sono tuttora delle indagini aperte contro gli esecutori materiali del sequestro i quali furono già condannati. Non si capisce bene perché si apre una nuova indagine della Procura Generale dell'Ecuador contro il presidente Correa. Un'indagine che è contro i principi base della giurisprudenza, perché eventualmente il procedimento sarebbe di competenza della magistratura colombiana. In secondo luogo abbiamo molte anomalie nelle competenze del pubblico ministero che ha iniziato l'indagine, perché il pm designato per la pubblica accusa è stato nominato “ad hoc” per questa indagine è stato direttamente designato dal potere esecutivo, dal potere politico, dal governo di questo momento. Altro aspetto è l'assenza di prove della responsabilità dell'ex Capo di Stato. Di fatto l'accusa si basa su un elemento: la dichiarazione, molto sospetta, di uno dei sequestratori che anni dopo lo svolgimento dei fatti, la cattura e l'arresto, ha accusato l'ex presidente ecuadoriano perché dice che Correa parlò personalmente telefonicamente con lui per incaricargli il sequestro. Mi sembra molto poco credibile che un Capo di Stato prenda il telefono per chiamare lui stesso un uomo della polizia nazionale per una cosa come questa. Hanno tirato in ballo, inoltre, la teoria che tutti i fatti illeciti commessi da uomini dello Stato devono essere anche responsabilità del capo dello Stato. Ed anche questa mi sembra una teoria non in linea con i principi basilari della colpevolezza e della tipicità dei fatti penali. E queste sono le anomalie più evidenti. In generale ho l'impressione che il clima che si respira durante le udienze ed anche nel Pase sia molto pesante. Appare, non voglio dire come una dittatura, ma una situazione senza controllo costituzionale. Anche la corte costituzionale in questo momento non funziona. Tutti i poteri di controllo sul potere politico, il potere esecutivo, sono sospesi. Queste le parole di Ingroia (nell’ottobre del 2018) riguardo il processo contro Rafael Correa e il suo vice presidente (da sottolineare che in quel momento, e ancora oggi, Rafael Correa risiede a Bruxelles).
Cosa dicono questi verdetti che tanto ci contrariano e indignano? Le agenzie internazionali stanno diffondendo in tutto il mondo che la Giustizia dell'Ecuador, oltre a condannare Correa e Glas a otto anni di carcere (accusati di reati di corruzione) impedisce loro di esercitare incarichi politici per 25 anni. La Corte ha inoltre ritenuto responsabile l'ex vice presidente Glass (già in carcere per altre imputazioni, sicuramente sulla base di deboli motivazioni), e altri undici ex collaboratori di essere coinvolti in un sistema di tangenti in cambio di contratti, tra cui venne fuori anche il nome di Odebrechet.
La risposta di Rafael Correa, dal Belgio, non si è fatta attendere e con un Twitter ha giudicato i verdetti una "pagliacciata", aggiungendo inoltre: "Questo era quello che cercavano, manipolare la giustizia per riuscire ad ottenere quello che non sono mai riusciti a conseguire alle urne”.
Come diceva l'avvocato Ingroia durante la nostra intervista, Correa era stato accusato anche di un sequestro ma, con il passare del tempo l'accusa, da quei giorni di ottobre del 2018, si è strettamente incentrata su atti di corruzione. Si tratta del caso chiamato “Sobornos 2012-2016” (Tangenti) scoppiato nel mese di aprile 2019 da una denuncia giornalistica. Pochi giorni dopo la Procura aprì un'indagine ufficiale dove furono formalizzate le accuse contro undici ex funzionari e dieci imprenditori per reati di corruzione, traffico di influenze, delinquenza organizzata e riciclaggio di denaro.
Secondo la Procura tra il 2012 e il 2016, un gruppo di funzionari della Presidenza, allora diretta da Correa, deteneva un sistema di finanziamento parallelo per raccogliere contributi occulti da impresari. Sempre secondo la Procura, queste aziende stipulavano contratti con lo Stato e parte delle tangenti che consegnavano (secondo la Procura), finivano nelle casse del partito filogovernativo, Alianza País. E, se ciò non bastasse, la Procura sosteneva che il denaro sarebbe stato utilizzato nel 2013 nella campagna per la rielezione del presidente. La somma stimata ottenuta in questo modo dal governo di Correa superava i 7 milioni di dollari.
Il giudice ecuadoriano Iván León ha dichiarato che la sentenza del Tribunale ha condannato Correa e Glas perché imputati di reati di corruzione: "Dopo 32 giorni di analisi delle prove determiniamo che l'ex presidente Rafael Correa era a conoscenza del finanziamento indebito per il suo movimento politico, attraverso i suoi assessori presidenziali nel Palazzo di Carondelet".
Preso atto del verdetto, Rafael Correa, ancora con un Tweet (in riferimento alle elezioni generali dell'anno prossimo) ha detto: "Io sto bene. Mi preoccupano i miei compagni. Di sicuro vinceremo a livello internazionale, perché è tutta una pagliacciata, ma ci vuole del tempo. Dal vostro voto dipende la fine di questo incubo”.
Fonti giudiziarie hanno dichiarato alle agenzie internazionali che la sentenza deve ancora essere ratificata o respinta in seconda istanza dalla Cassazione.
L’uragano scatenato da una giustizia applicata in modo torbido sull'amministrazione di Rafael Correa, sulla sua persona e su quella dell'ex vice presidente Glas, e contro i collaboratori di entrambi, rendono palesi le nuove attuali metodologie a cui si ricorre quando ci si vuole sbarazzare di un rivale politico.
Purtroppo.

Foto © Imagoeconomica

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