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Terzo Millennio

Un inganno chiamato Evo Morales

Intervista a Pachakuti Aqarapi Wanka*
di Agustín Saiz e Matías Guffanti

Evo Morales assunse la presidenza della Bolivia nel 2006 alimentando molte illusioni svanite velocemente. Il suo governo è stato un fedele promotore delle logiche capitaliste sostenute, in questo caso, dall’impero rappresentato dal blocco Russo-Cinese. Il disastro degli incendi dell'amazonia boliviana causato dalle sue specifiche politiche di sostegno al narco allevamento è il simbolo che meglio esprime cosa si nasconde dietro una vuota retorica. Parole profonde come Pachamama o stato plurinazionale perdono contenuto sotto la costruzione politica di Evo Morales. Sono in ogni caso i frutti che ci rivelano il tipo di albero di cui stiamo parlando.
In un clima di broglio elettorale, Evo ha assunto un quarto mandato con un esercito di poliziotti e gendarmi per le strade. E un altro più parastatale, formato da organizzazioni sociali cooptate al marxismo che operano disinnescando i focolai di resistenza a manganellate e colpi di arma da fuoco. Come Piñera in Cile, di fronte alle manifestazioni spontanee di carattere apartitico delle masse, Evo risponde ignorando le rivendicazioni, facendo la vittima di fronte ad una presunta operazione yankee per destabilizzarlo. E risponde come lo farebbe un suo pari di estrema destra, con l'inasprimento della violenza.
Le maschere cadono una dopo l’altra in tutta la regione. Segno che il cammino verso un nuovo orizzonte più civile si sta facendo strada, senza rispettare alcuna categoria di analisi tradizionale a cui eravamo abituati.
Conversando con Pachakuti Aqarapi Wanka della scuola di pensiero Pacha, ascoltiamo la riflessione sotto la vera visione Aymara di quello che sta accadendo e di cosa potrebbe succedere: "Il 20 Ottobre c’è stato effettivamente un broglio perché Evo Morales vuole riproporre se stesso e installarsi sul trono del potere e per raggiungere il suo scopo ha dovuto ricorrere ad una gigantesca frode elettorale. La gente se ne rende conto ed in particolare i giovani sono scesi in strada, hanno fatto dei blocchi, delle manifestazioni. Ma infine questo è andato, anche se non lo vogliamo, capitalizzato a vantaggio di gruppi del blocco dell'opposizione".

Il ruolo di Evo Morales a distanza di tempo può essere interpretato, come quello del personaggio necessario per l'establishment che funga da strumento di distensione della crisi istituzionale dal 2001 al 2005. Quel periodo poteva finire con una vera rivoluzione di idee e proposte emancipando il movimento indigeno verso il potere. Ma in qualche modo Evo Morales ha dilapidato quel capitale simbolico e la possibilità di una visione nuova, facendosi interprete invece di una logica pro capitalista narco-estrattiva. Inoltre è diventato un usurpatore delle tradizioni e dei simboli aymara-quechua, adoperandoli in funzione della continuità delle istituzioni coloniali dello stato. La Bolivia ebbe 5 presidenti nel suo periodo di crisi. Mesa fu uno di loro e rimase al potere appena un anno e 7 mesi. Ora si presenta nuovamente come un'alternativa, ma quello che non è chiaro è alternativo a cosa

Hanno visto Carlos de Mesa come una specie di fusibile in questa congiuntura e lo hanno votato perché non c'era altra opzione. Non è un concorrente genuino che rappresenta lo scontento del paese, in disaccordo con la gestione governativa di Evo Morales. Ma dalla nostra prospettiva vogliamo segnalare una cosa: Mesa rappresenta un altro polo dominante benché non si presenti come tale, hanno rivisitato la sua figura e scommesso su di lui. È da molto tempo che noi sosteniamo che in Bolivia, questa nuova forma statale che definiscono stato plurinazionale non è altro che la ricostituzione ed il processo di ricongiunzione del colonialismo. Più forte ancora… È chiaro che la ricostituzione del colonialismo è in corso, non c’è stato un processo di depatriarcalizzazione e quel discorso di governo e quella retorica che ci stanno vendendo da 4 anni in cui ingenuamente molti hanno creduto. Il mito del processo di cambiamento è finito. E quell'utopia del programma patriottico 2025 che propone Evo Morales è morto, non ha oramai senso né è vitale. Dagli Aymaras, dal mondo quechua-Tupi-guarani sosteniamo che è necessario rielaborare un orizzonte politico-storico genuino che è il programma Atawallpa 2032, che sarebbe la rivendicazione del nostro sistema, della nostra visione di civiltà che è il Tawantisuyu, Collasuyu, l'ayllu.

Malgrado la figura di Evo in America latina e nel resto del mondo venga associata alle sue radici aymara, è proprio da queste comunità che riceve le maggiori critiche. Soprattutto per la strumentalizzazione di una retorica indiana in funzione di una politica che non li rappresenta

Evo Morales e l'insieme del socialismo non hanno niente a che vedere con l'anticolonialismo o l'antimperialismo. Sono piuttosto loro a costituirsi come complici, e amici dell'imperialismo, negli ultimi tempi anche cinese. È una semplice e inutile retorica di governo. Non posso dire neanche se Carlos de Mesa ha delle connessioni con il governo degli USA ma quello che abbiamo visto qui è che ha avuto grande consenso solo perché non vogliono Evo Morales. Non vogliono continuare con questo processo del MAS (Movimento per il Socialismo). Non si sta mettendo in discussione se Carlos Mesa è finanziato o meno dai nordamericani… La gente per strada vuole cacciare Evo Morales non perché loro sono di destra, anche se ci sono alcuni settori che fanno parte di quel blocco, ma la maggioranza della popolazione è contro perché si sta riproponendo la stessa logica, persino peggiore dei precedenti governi.

Come fare affinché il substrato di dissenso spontaneo ma disorganizzato che spinge la gente a scendere in strada, si traduca in una proposta autonoma, che non possa essere strumentalizzata da alcun partito politico? Se ne può trarre vantaggio o si sta sprecando il momento? Sulla fine dell'egemonia di Evo, che si appresta ad assumere il quarto mandato usando la forza, militarizzando le strade, in un caos indotto politicamente per disgregare il paese, tutti rimangono delusi. Ma allo stesso tempo non emerge un'alternativa più radicale capace di prevalere sullo schema radicale al di sopra del tradizionale schema politico, di destra o sinistra. Cosa può accadere da ora in poi?

Bisogna sfruttare questa crisi perché Evo Morales non abbia modo di continuare, oltre il tempo che ancora gli rimane. Il grande problema è: chi verrà dopo? Non c'è al momento un leader che possa raccogliere un capitale simbolico per rappresentare la maggioranza della gente. Può essere che venga eletto Carlos de Mesa o un altro, ma sarà una specie di transizione. Un governo di transizione. Perché Evo Morales non ha fatto altro che smantellare i movimenti sociali ed indigeni e ora bisogna ricomporre queste forze, e lo spirito di questi movimenti e ciò può richiedere tempo. Quindi prima dobbiamo ricomporre le forze con un vero discorso anticolonialista ed una volta riorganizzate, ripristinare il nostro orizzonte politico aymara quechua tup guaranì.

Come si costruisce la strada verso questa tappa post capitalista? Da dove si incomincia? Quali sono le alternative? Ci troviamo inoltre nell'instabilità propria di un sistema globalizzato che ha portato alla convergenza in questo tempo di molteplici crisi interconnesse, ambientale, guerre, fame, eccetera, che fanno sì che le opportunità di cambiamento, se esistono, si debbano cogliere adesso

Quando parliamo del nostro programma politico, Atawallpa 2032 alcuni pensano che retrocediamo di 500 anni ed è una visione ancorata al passato, una visione coloniale imposta dal paese dominante. Perché per noi, dal 1532 a oggi, il Tawantisuyu (autogoverno indio) non si è concluso, bensì storicamente, dal 1535 al 1572 c’è un processo di riorganizzazione, c’è una resistenza e una riaffermazione del governo Aymara Quechua. Da allora il governo indio, come affermano molti intellettuali, si è sprofondato ed è rimasto nel substrato politico. Il governo del Tawantisuyu entrò nella clandestinità a partire del 1572 per emergere in superficie in epoche e momenti differenti (con Tupac Amaru, Tupac Katari, Zarate Vilca… compreso il periodo 2000-2003). Il governo Aymara-quechua rimasto nel substrato politico non lo vediamo, non è percettibile ma è lì. Il Tawantisuyu segue il suo corso e continua a ricomporsi in ogni epoca, attinge i prodotti culturali della modernità che incorpora al suo mondo e avanza.
Ma non può continuare sempre sul fondo, ci deve essere un momento in cui dovrà venire fuori, irrompere e mettere definitivamente fine al colonialismo. Il governo Aymara Quecha continua a funzionare nel microsistema, è vigente ancora nelle comunità, nei quartieri, funziona l'ayllu… C’è il governo comunitario con le sue autorità politiche e spirituali. Ma quello che manca è ricostituire, ristabilire o restaurare il sistema politico economico Aymara-quechua ad un livello macro. Perché una delle condizioni degli elementi costitutivi del colonialismo è anche la decapitazione politica. Questo spiega la disorganizzazione politica del Tawantisuyu a un livello macro permettendo così il colonialismo. Quindi, per estirpare il colonialismo di questo territorio dobbiamo ricomporre l'autogoverno e riportarlo ad un livello macro. E deve avvenire prima del 5º centenario della morte di Atawallpa e Waskar. Cioè prima del 2032. Quando parliamo di questo programma non significa retrocedere perché il Tawantisuyu esiste ancora, ma è celato. Ma con queste condizioni non possiamo espanderci liberamente a livello politico-economico-culturale, secondo la realtà del nostro contesto, nel contesto della modernità attuale. Proporci come nuova modernità alternativa.

Il programma Atawallpa 2032 è una risposta delle comunità al programma politico di Evo Morales 2025. Un progetto che segna il tempo di un cambiamento definitivo, necessario ed inevitabile e che si realizza puntualmente ogni anno, principalmente tramite il congresso indio. L'incontro che si tiene a Tiwanacu o nella città di El Alto, si è trasformato in una specie di organo collettivo intellettuale, da dove nascono le prospettive che delineano questo nuovo orizzonte. E che di fronte alla congiuntura sociale attuale, sembrerebbe essere sempre più vicino.

Dal 2006 i movimenti sociali e le organizzazioni vicine a MAS e civili sono stati usati a suo vantaggio da Evo Morales, quindi scompare il giudizio allo stato stesso. È questione di assumere quella responsabilità storica che ci porti un giorno a ricomporre il Tawantisuyu. La nostra agenda 2032 è stata soprattutto un gesto di impegno verso i nostri antenati. Come riuscirci? È un'utopia? No, storicamente abbiamo vissuto battaglie anticoloniali e da questo punto di vista non siamo stati vinti anche se alcuni autori lo hanno scritto. Non abbiamo perso la guerra, quindi, dall'utopia tawantina ci proponiamo di ricomporre questo corpo smembrato, questo territorio frammentato disorganizzato prima dei 500 anni.
In questo senso, per il mondo Aymara-quechua i 500 anni hanno un significato fondamentale ed è il momento preciso di ristabilire il nostro potere, la nostra sovranità. Lo stato attuale è come un'entità o un'istituzione che ostacola pesantemente questa ricomposizione. Come fare? Lo stato moderno è in essenza, anti comunitario, anti ayllu. Allora dobbiamo disorganizzare e persino distruggere lo stato moderno. Non è possibile che lo stato moderno possa convivere con il tawantisusyu perché ha un'altra logica. 10 anni fa, le assemblee costituenti tentarono, cercarono di mettere fine allo stato coloniale ma in fondo paradossalmente ricomposero lo stato moderno. Lo stato moderno è un nemico del sistema civile indio e attraverso la conferenza india stiamo cercando di contribuire alla sua disorganizzazione. Questo è un momento particolare dove non c'è stato: c’è uno stato senza stato. E questo non vuole dire che la Bolivia sparirà definitivamente.

Quando parliamo di alternative vere, non c'è dubbio che nelle Ande si accende come un faro l'opzione per una nuova prospettiva di civiltà. Una proposta che si costruisce nel silenzio eterno della valle di Tiwanacu come speranza di un modo di vita che dalla logica "Qara" o bianca, mai si realizzerà. Una proposta continentale che ci coinvolge tutti e che ci chiama ad essere protagonisti del cambiamento, dal posto dove ci troviamo in questo Abya Yala. Un domani la diversità farà parte di un tutto che vivrà in armonia in ogni sua parte, e senza la possibilità che l'egemonia della violenza si imponga celata dietro discorsi politici sottoforma di tecniche di marketing. Non ci sarà allora posto per false democrazie, né travestimenti ideologici, né narco stati, né più Evo Morales.

Non pensiamo al 2032 come qualcosa che arriva per magia o come un messia, bensì è un lavoro che parte dall'ayllu, dalla famiglia, in questo momento ci sono le condizioni. L’unica cosa che ci manca è riformare le micro forze a livello regionale, a livello macro e dopo confluire in questo gran momento di ricostituzione del Tawantisuyu.
Il sistema dell'ayllu, il pensiero Pacha non è un opzione solo per gli Ayamra quechua, ma è un'alternativa di civiltà in contrapposizione alla modernità occidentale. Su questo siamo tutti d'accordo perché possono esistere altre forme di vedere il mondo, la realtà, l'ecosistema, di certo ce ne sono molte, ma quello che stiamo proponendo serve per fermare lo spirito capitalista e salvare la Pachamama perché stanno distruggendo tutto, alberi, fiumi, animali.... Il governo di Evo è un sostenitore del capitalismo estrattivo instaurato dal colonialismo e che oggi si intensifica con lui. L'agenda di Evo non è sostenibile da nessun punto di vista ambientale, politico o perfino dalla visione Aymara quechua o altre prospettive, perché non è in nessun modo applicabile per il bene dell'umanità. Il nostro progetto dalla città dell'Alto non è solo per il mondo Aymara quechua bensì per tutta la regione e tutto il pianeta e la popolazione mondiale. Se un europeo o un nordamericano adottano il sistema dell'ayllu, sono benvenuti, sarebbe un contributo del Tawantisuyu come lo furono le patate che contribuirono a salvare dalla fame l’intero ovest o altri prodotti nati qui nelle Ande. Questa è la nostra visione non solo locale, ma regionale e mondiale

(*) Pachakuti Aqarapi Wanka
Nacque a Tiyawanaku - Causaya (Qollasuyu - Tawantinsuyu, il 15 settembre del 1980. Attualmente studia “Estudios Críticos del Desarrollo” nel CIDES-UMSA. È diplomato in Interculturalità all’UMSA ed ha realizzato studi in teoria critica e Pensiero Pacha. È un Pensatore e politico indio, politologo ed avvocato di professione, fondatore e membro del Centro Multidisciplinario/re Wiñaypacha (CEMUWI), fondatore della Scuola di Pensiero Pacha e fondatore del Partito Pacha. Dal 2 dicembre (Qhapaq Raymi), del 2014 è autorità Mallku di Tiyawanaku, nominato dall'autorità Inqa dello Stato Reale del Tawantinsuyu. Attualmente è uno degli ideologi e organizzatori della Conferenza Indio-Tiwanaku e dell'Agenda Atawallpa 2032. È autore di diversi libri e articoli accademici.
(29 dicembre 2018)

Foto: https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-50134370

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