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Terzo Millennio

Cile, nuovo bilancio Indh per le proteste: 1.659 feriti e 4.364 persone arrestate

di AMDuemila
Il premio Nobel Rigoberta Menchù scrive a Piñera

L'istituto nazionale per i diritti umani del Cile (Indh), ha diffuso ieri un nuovo bilancio sulle proteste che si stanno sviluppando in tutto il Paese, stilato in base al lavoro della sua rete di osservatori sul territorio nazionale. Il documento riferisce di un totale di 1.659 feriti e 4.364 persone arrestate dall'inizio delle proteste sociali il 17 ottobre scorso fino alle 12 del 4 novembre. Tra i feriti registrati in ospedale con ferite provocate da proiettili di gomma, pallettoni e proiettili di piombo, figurano anche 105 minorenni, e 160 persone con ferite agli occhi.
Ed anche tra i detenuti figurano 479 minorenni. Il documento della Indh riferisce anche di 181 denunce presentate alla giustizia, e tra queste 5 sono per omicidio, 19 per violenze di tipo sessuale, mentre 133 sono per casi di presunte torture.
La Croce rossa cilena, da parte sua, ha stilato un diverso bilancio delle proteste e ha stimato in oltre 2500 i feriti tra i civili nel corso degli scontri, delle manifestazioni, ma anche dei saccheggi, di queste ultime tre settimane. Anche la magistratura sta muovendo i propri passi avviando 23 inchieste per le morti registrate durante le proteste, di cui sette addebitate direttamente all'azione delle forze di sicurezza.
Inoltre sarebbero in corso indagini anche su 840 denunce penali per violenza istituzionale. Di queste 83 sono denunce per lesioni gravi, tentato omicidio e omicidio, 533 corrispondono a indagini per abuso di autorità, 206 a abusi conto individui, e 18 a denunce per torture.
La protesta prosegue in tutto il Paese dove le principali organizzazioni sociali hanno convocato durante il fine settimana un nuovo "super-raduno". Alla guida delle rivendicazioni del movimento figurano adesso le oltre 300 assemblee locali (cabildos) formate in 73 diversi comuni, che oltre a chiedere l'avvio di una nuova assemblea costituente non parlamentare rifiutano l'agenda di riforme proposta dal governo, giudicata insufficiente.
In questo contesto osservatori dell'Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite si sono riuniti la settimana scorsa a Santiago con rappresentanti dell'Istituto nazionale per i diritti umani del Cile (Indh) nell'ambito di una missione per indagare su eventuali violazioni commesse durante le proteste delle ultime settimane. "Abbiamo consegnato alle Nazioni unite i risultati del nostro monitoraggio della situazione negli ospedali, nelle sedi della polizia e nelle manifestazioni, e le azioni penali e legali che abbiamo intrapreso", ha dichiarato attraverso un comunicato emesso al termine della riunione il direttore dell'Indh, Sergio Micco. "Abbiamo presentato inoltre la nostra visione del processo politico sviluppatosi negli ultimi dieci giorni", ha aggiunto. La missione Onu composta da tre funzionari, è iniziata lo scorso lunedì 28 ottobre. Durante la visita, che si protrarrà fino al 22 novembre, il team di esperti Onu incontrerà funzionari governativi, rappresentanti della società civile, vittime, e altri attori coinvolti, per raccogliere informazioni di prima mano sugli eventi.

La lettera di Rigoberta Menchù a Piñera
In questo contesto il premio Nobel per la pace Rigoberta Menchù ha consegnato al presidente cileno Sebastian Piñera una missiva in cui chiede l'apertura di un processo costituente che consenta di superare la Costituzione in vigore, risalente ai tempi della dittatura del generale Augusto Pinochet. L'indigena guatemalteca, che ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1992, ha esortato Piñera ad "avviare le procedure legali necessarie per soddisfare prontamente la domanda centrale di ampi settori della popolazione, che chiedono la convocazione di un'assemblea nazionale costituente, che possa plasmare in una nuova Costituzione le aspirazioni della maggioranza democratica". Nella missiva, firmata anche dal presidente della Fondazione per la democrazia, Guillermo Whpei, si condanna inoltre la "brutale repressione" dei cittadini che esprimono il loro legittimo diritto alla protesta.

Fonte: NOVA

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