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Terzo Millennio

Our Voice a Bañado Sur: ecco la crudeltà dell'uomo

di Marta Capaccioni - Foto
Ama il prossimo tuo come te stesso”.
Non è un comandamento ma una legge di civiltà. L’umanità ha compreso questa frase, talmente bene che ha sempre vissuto nel suo significato opposto. Ha avuto paura dell’amore, ha calpestato pace e uguaglianza, ha deriso libertà e giustizia. Odiando ha causato sofferenza, corrompendo ha mistificato i fatti, umiliando ha generato rancore. E opprimendo ha sottovalutato il coraggio di quei pochi che scelgono ogni giorno di resistere. Ma la resistenza è difficile, quasi inverosimile, quando l’unico progetto di vita si esaurisce nella sopravvivenza. La sopravvivenza giorno per giorno. Questo è Bañado Sur, questa è la valle a pochi minuti di macchina dalla nostra casa: sopravvivenza. Attraverso un tragitto traballante su strade malridotte colme di acqua e di fango arriviamo nella periferia di Asuncion, capitale del Paraguay. I nostri occhi iniziano presto ad essere testimoni di una realtà dominata da povertà e ingiustizia.
Guardiamo a destra e a sinistra, e poi ancora, a destra e a sinistra, affannandoci alla ricerca di qualcosa che non riusciamo a scorgere; forse un sorriso, forse un angolo di serenità. Non troviamo nulla, solo capanne, sporcizia e desolazione. Poi, osservando bene, tra una baracca e l’altra, notiamo una realtà diversa, una realtà fortunata, palesata da giardini verdi, villette eleganti e da vite agiate: il contrasto tra questi due mondi ci spiazza. “Ci sono due Paraguay molto distinti. Uno è quello dei ricchi, dei proprietari terrieri, dei grandi supermercati, delle multinazionali, dei grandi centri di salute privati, dei grandi collegi e università private. L’altro Paraguay sono i bañados, sono le persone che cercano un metro dove vivere, che cercano un terreno, sono i contadini. A tutto questo si poteva e si potrebbe trovare una soluzione attraverso una politica pubblica. Ma non si è voluto e tuttora non si vuole farlo, perché non interessa”, queste le parole di Pa’i Oliva (91 anni), prete della corrente Tercero Mundo, originario della Spagna, che abbiamo avuto l’onore e la felicità di incontrare nella realtà di Bañado Sur.
Pa’i Oliva ha dedicato la sua vita alla battaglia per i diritti umani e alla difesa della democrazia, mettendo sempre al primo posto della sua opera sociale la formazione etica dei giovani, a favore della libera espressione e del pensiero critico.


Ed è quello che sta facendo a Bañado Sur, dopo aver vissuto 27 anni in esilio a causa della più lunga dittatura dell’America Latina, quella comandata dal generale Stroessner in Paraguay (1954-1989). Il Centro de Formation Integral Solidario Rapé è il cuore di quest’opera sociale, dove Pa’i Oliva porta avanti vari progetti di assistenza sociale, spirituale e rieducativa. L’obiettivo primario del centro è la formazione dei giovani, che a partire dalla tenera età, apprendono a sviluppare una coscienza critica contro il sistema che li opprime ogni giorno. Apprendono la vera storia del Paraguay, quella che viene taciuta e nascosta dal potere politico, in larga parte corrotto e narcotrafficante.
Ascoltiamo attentamente e in silenzio, la vita di quest’uomo, che a dispetto dei suoi 91 anni, ride, scherza e sembra ancora un giovane nella sua vivacità. Il racconto della sua vita, travagliata, sempre in prima fila per difendere i diritti dei popoli sudamericani, non solo in Paraguay ma anche in Argentina, in Nicaragua e in Ecuador, ci trasmette un’energia vitale.
Un’energia e una vitalità essenziali per noi giovani, perché la nostra sete di giustizia non si riduca mai ad un semplice hobby ma diventi per noi l’unica ragione di vita. Ed è quello che ha fatto Pa’i Oliva: “Io non penso a fare altro che questo, se non lo facciamo perdiamo fede, perdiamo umanità - e continua - spesso la gente mi chiede perché mi trovo in questo luogo, perché vivo qui. Prima di tutto sono cristiano ed essere cristiano significa amare il prossimo, in secondo luogo la ragione umana è che è profondamente umano fare tutto questo”.
Pa’i Oliva ha trasformato la sua religione nell’azione sociale. Ed è quello che dovremmo fare tutti, ognuno con le proprie capacità e potenzialità. In questo paese domina la povertà e la corruzione, domina l’indifferenza di uno strato sociale milionario che sfrutta ogni metro e ogni molecola di ossigeno, domina il narcotraffico e la droga favorite dal potere politico e che spesso rappresentano l’unico strumento di sopravvivenza per chi muore ogni giorno di fame. Domina la sopraffazione, nei confronti di contadini che vengono cacciati dalle loro terre perché il mercato internazionale della marijuana e della soia chiama, chiama a produrre, sempre di più. Domina la frustrazione di un popolo che accetta e abbassa la testa, perché altro non può fare. Domina l’ingiustizia, perché l’opposizione viene fatta tacere, nel silenzio dei reduci. La dittatura in questo paese non è mai terminata, agisce, si da fare e si nutre della nostra migliore qualità, quella di girare le spalle e guardare dall’altra parte. Perché il mondo non prova vergogna, ma è contento e soddisfatto della propria crudeltà.
E allora è bello finire con le parole di Pa’i Oliva, un giovane che arrivò in Paraguay a 37 anni e scoprì una realtà che aveva bisogno di lui: “Per favore non abbiate vergogna. Ci saranno inconvenienti, ho lavorato tanto ma ne vale la pena. Ne vale la pena. Per favore, c’è tanto da lavorare”.
Il Paraguay è una terra che ha bisogno di ognuno di noi e vorrebbe che per una volta, nella sua storia, qualcuno la ascoltasse.

Foto © Our Voice

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