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Back Sei qui: Home Terzo Millennio Estero Chi decide cos'è giusto e cos'è sbagliato nell'era dei social network

Terzo Millennio

Chi decide cos'è giusto e cos'è sbagliato nell'era dei social network

di Margherita Furlan
Non c’è tirannia peggiore di quella esercitata all’ombra della legge e sotto il calore della giustizia” scriveva Montesquieu nel saggio “Lo spirito delle leggi”. Tre secoli sono passati e il dispotismo, definito allora come “la paura che infonde nei cuori dei sudditi”, forse è tornato. Desta clamore la decisione di Facebook e addirittura di Wikipedia, definita “l’enciclopedia libera”, che improvvisamente e in contemporanea hanno chiuso le pagine riferite a Vox Italiae, il nuovo partito lanciato da Diego Fusaro. La censura è sempre più stretta e quest’ultimo episodio è di poche settimane successivo al blocco delle pagine di Casapound e Forza Nuova, avvenuto nel giorno della manifestazione a Roma in occasione del voto di fiducia al governo Conte, il 9 settembre scorso. In base alle nuovi leggi imposte dal Mercato della realtà virtuale, l’imposto silenzio pare essere legittimo e, in sostanza, inoppugnabile. Non si possono usare gli accounts per amplificare messaggi politici o di propaganda, fanno sapere da Menlo Park, il quartier generale di Facebook. È un po' come se il famoso social network fosse un giardino privato, Zuckerberg e i suoi decidono chi può starci e chi no in base a regole proprie. Ma possiamo ancora considerare un giardino privato una piattaforma di comunicazione usata da tre miliardi di persone?
Nel giro di pochi minuti, con azioni organizzate quasi militarmente e con perizia chirurgica, vengono fatte sparire dal web le voci dissenzienti rispetto al generale mainstream, quell’arcipelago di associazioni, movimenti, partiti, intellettuali che prova a non piegarsi alla nuova dittatura liberal. Un brutto segnale non solo per la democrazia, ma per il futuro immediato di ogni singolo individuo. Un cortocircuito in cui chi dice di difendere i diritti lo fa tappando la bocca a chiunque esondi dal proprio ruolo di imbelle cittadino-consumatore e tenti di pronunciare anche la più esigua e flebile frase di dissenso.
Stessa sorte, d’altronde, è capitata, il 12 settembre, a Margarita Simonyan, caporedattrice di Sputnik e di RT, l’uno agenzia di stampa e l’altro canale satellitare all news, entrambi russi. Parla dell’11 settembre l’ultimo post della Symonian su Facebook. La Simonyan, a cui è stato bloccato per tre giorni l’accesso alla pagina del famoso social network senza alcuna motivazione, aveva scritto ieri mattina: “Il new York Times è stato colpito perchè in America ci sono molti patrioti critici. E noi abbiamo un sacco di splendidi traditori.” Sotto il suo commento un post di RT: “Il New York Times ha eliminato un post su Twitter in cui si afferma che "18 anni fa gli aerei hanno mirato e distrutto le torri gemelle”. Il giornale è stato trollato nei commenti: "Gli aerei non miravano da nessuna parte: lo hanno fatto gli islamisti radicali che sono stati catturati.
Le due testate russe, guidate dalla Simonyan, erano già state bacchettate dal presidente francese Emmanuel Macron nel febbraio scorso: secondo il capo di Stato, i pericolosi gilet gialli avrebbero ricevuto raccomandazioni e consigli dall'estero e la loro attività sarebbe supportata da "account comprati nei social network e troll", inclusi RT e Sputnik. Già nel 2016 l’attività di Russia Today in Gran Bretagna era stata bloccata attraverso la chiusura dei conti correnti londinesi; e nessun “Je suis Charlie” allora s’indignò.
All’uopo però, il mainstream sostiene l’autorevolezza di Amaq, una vera e propria agenzia di stampa, ma dello Stato Islamico, che utilizza radio, Twitter e Telegram per diffondere il proprio materiale di propaganda. Nel marzo scorso un attacco terroristico in nuova Zelanda fece 49 morti. E 17 minuti di diretta su Facebook, che circolarono sugli schermi di tutto il mondo per quasi 24 ore. Nonostante gli autori della strage fossero noti nei social per post certamente non da educande.
Ma allora chi decide cosa è odio e cosa è battaglia politica? Chi decide quali sono i valori “giusti”, quelli cioè da difendere, e quelli sbagliati? E’ il Mercato, bellezza. Quello dettato dai GAFA, che entrano a gamba tesa un giorno sì e l’altro pure nel dibattito politico, indirizzando la discussione sulla bioetica, sui flussi migratori, sulle politiche economiche, sulla politica estera degli Stati, sulle sovranità nazionali, e così via. Sono i nuovi “padroni universali”, in grado non solo di mettere in atto un’enorme offensiva censoria, oltre che denigratoria, ma soprattutto di entrare nelle nostre cellule, nei nostri neuroni, e così facendo, di modificare i nostri pensieri senza neppure che noi ce ne accorgiamo. E adesso torniamo a noi; qual è il profumo che regalerai a Natale?

Visita: margheritafurlan.com

Foto © Imagoeconomica

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