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Terzo Millennio

A Nabi Salih Our Voice incontra Ahed Tamimi, la giovane attivista palestinese

di Karim El Sadi
Una chiacchierata sulle esperienze passate e sui progetti futuri: "Sto studiando legge per affrontare Israele"

Accade che in Palestina, dove ci troviamo in questo momento come rappresentanti del movimento culturale Our Voice, con qualche giro di chiamate e un pò di fortuna, riusciamo incredibilmente a prendere appuntamento con una delle famiglie palestinesi più note nel Paese e all'estero (Italia compresa). La famiglia Tamimi. Ci rechiamo dunque a Nabi Salih, un villaggio di sole 600 anime situato a 20 km da Ramallah, lì dove i Tamimi vivono e portano avanti la loro resistenza non violenta contro l'occupazione israeliana da anni. All'entrata del paese chiediamo a qualche passante l'ubicazione della casa e dopo aver percorso qualche viuzza eccoci davanti al cancello. Ad aprirci è Nariman Tamimi, madre di Ahed, la giovane arrestata la notte del 19 dicembre 2017 con l'accusa di aver cacciato con la forza due soldati che erano entrati in casa sua, dopo aver saputo che suo cugino Mohammad di 15 anni era stato gravemente ferito dall'esercito israeliano con un colpo alla testa. Anche Nariman era stata arrestata ma per aver filmato la famosa scena, divenuta virale, durante quel pomeriggio di dicembre. Un vero e proprio affronto per Israele. Dopo 8 mesi dietro le sbarre entrambe sono state rilasciate lo scorso 29 luglio. Nariman ci accoglie con un enorme sorriso e ci fa accomodare nel cortile di casa, come tutte le madri arabe è molto ospitale e ci fa sentire subito benvoluti. Dopo qualche minuto di chiacchierata ci dice, con nostra sorpresa, che la figlia Ahed è in casa e che se vogliamo possiamo incontrarla. Ed eccola arrivare dopo qualche istante. Ahed è come ce la immaginavamo. Statura media, capelli ricci e biondissimi, gli occhi azzurri che penetrano in profondità con uno sguardo che analizza, studia e deduce. Ahed con gli estranei è riservata, probabilmente è un sistema automatico di difesa instauratosi nella giovane con il tempo, causato dalle mille esperienze di lotta vissute nella sua Nabi Salih. Le spieghiamo chi siamo, chi è Our Voice, quali sono i nostri progetti futuri in tema Palestina e lei piano piano inizia a concederci qualche timido sorriso e ad annuire ascoltando le nostre parole dicendoci di apprezzare e sostenere il nostro impegno in ambito sociale. L'emozione è tanta, finalmente ci troviamo davanti a colei che per anni è stata un nostro esempio di resilienza giovanile contro un sistema oligarchico e corrotto quale Israele. Entrati un pò più in confidenza, la giovane diciottenne ci racconta qualche episodio di vita quotidiana a Nabi Salih. Ci dice che li accanto c'è Halamish, una delle oltre 200 colonie illegali israeliane in Cisgiordania, sorta nel 1977 dalla confisca da parte di Israele di circa 68 ettari di terreni appartenenti a villaggi palestinesi circostanti come Deir Nidham, Beitillu ed Al-Ittihad. I coloni di Halamish sono particolarmente conosciuti nella zona per la loro aggressività nei confronti dei palestinesi e in particolare, dei cittadini di Nabi Salih. Ahed ci racconta che quella stessa mattina, intorno all'ora di pranzo, un gruppo di coloni ha iniziato ad attaccare dei bambini di Nabi Salih con pietre e sassi. I minuti passano in fretta e madre e figlia decidono di mostrarci meglio il cortile di casa, luogo che trasuda storia e resistenza. Tutto l'atrio è tappezzato di enormi manifesti, come tutta Nabi Salih del resto, sono poster di Ahed e dei suoi cugini ancora in carcere. Uno in particolare attira la nostra attenzione, è affisso accanto alla porta d'ingresso e raffigura Waeed, il fratello di Ahed, anche lui finito in cella ed oggi finalmente libero e felicemente accompagnato dalla fidanzata. Un lieto fine che non tutti hanno avuto la fortuna di avere. Più in basso invece c'è il punto in cui Ahed ha respinto i soldati, accanto all'entrata. Un paio di battute su quell'episodio per rompere ancora un po' il ghiaccio ed ecco un altro sorriso della giovane. Questa volta sereno, come se sentisse che a parlarle fosse qualcuno dei suoi conoscenti. Questa è stata la nostra sensazione. E poi altre domande e curiosità, prima sul passato e poi sul futuro. La giovane attivista ci confessa che il suo obiettivo è studiare legge, come sta già facendo alla prestigiosa università di Birzeit, per avere i mezzi e la conoscenza per tenere testa all'occupante, Israele. D'un tratto sentiamo il muazeen annunciare la preghiera della sera, diamo un'occhiata all'orologio, sono già le 20, il tempo è volato, decidiamo allora che è giunto il momento dei saluti anche perché è meglio, ci dicono, non guidare di sera qui per via dei controlli e per il fatto che certe strade possono essere chiuse da un momento all'altro per "ragioni di sicurezza" dall'esercito. Chiaro esempio di quella che l'ONU definisce "privazione della libertà di movimento" per mano israeliana ai danni dei palestinesi. Chiediamo ad Ahed una foto prima di andarcene con la maglietta di Our Voice, il nostro simbolo, e lei accetta molto volentieri. La salutiamo insieme alla madre e ci lasciamo con la promessa di incontrarci presto in Italia per un importantissimo progetto al quale ci ha detto di avere piena intenzione di partecipare se non avrà impegni di studio. Il nostro dunque non è un addio ma un arrivederci.

Tratto da: ourvoice.it

Foto © Our Voice