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Back Sei qui: Home Terzo Millennio Estero Our voice: spettacolo teatrale di denuncia su Julio Castro al liceo Juan Zorrilla

Terzo Millennio

Our voice: spettacolo teatrale di denuncia su Julio Castro al liceo Juan Zorrilla

di Jean Georges Almendras
L’opera teatrale “Brillo en cautiverio” al "Caffé Letterario*" nel 90º anniversario della fondazione del Liceo Zorrilla

Circa cento studenti del liceo numero 4 Juan Zorrilla di San Martin, di Montevideo, hanno avuto l'opportunità di presenziare all'opera teatrale "Brillo en cautiverio" del drammaturgo e direttore teatrale uruguaiano Christian Almendras (vincitrice nel 2012 del Primo Premio ‘La Movida Joven’ patrocinato dal Comune di Montevideo) che parla del crimine del terrorismo di Stato contro il maestro e giornalista Julio Castro, al tempo della dittatura militare in Uruguay. I giovani del Movimento Culturale Our Voice l'hanno portato in scena nell’ambito del "Café leterario" presso la biblioteca del centro educativo, nell'anniversario dei 90 anni dalla fondazione dell'Istituto.
Lo spettacolo rientra nelle attività programmate dalla direzione della biblioteca del Liceo in collaborazione con le autorità, venerdì 31 maggio 2019, tutti gli studenti del centro scolastico hanno avuto occasione di presenziare a diversi spettacoli all’insegna di musica, canto, e teatro.
Julio Castro, maestro e giornalista uruguaiano, fu sequestrato da agenti di polizia e militari all'incrocio tra l’Avenida Rivera e via Francisco Llambí di Montevideo, il 1° agosto 1977, in piena dittatura. Uno dei fatti criminosi compiuti dalla repressione che ha generato più indignazione a suo tempo ed ancora oggi, soprattutto dopo che i suoi resti furono ritrovati il 21 ottobre del 2011. I repressori dell'epoca, dopo il sequestro, lo tennero prigioniero in una casa dell’Avenida Millán della capitale uruguaiana dove fu interrogato e sottomesso a torture, ed infine fu ucciso con una pallottola in testa. Al fine di nascondere la verità, le autorità fecero credere che Julio Castro aveva lasciato il paese senza avvisare i suoi famigliari.
All'epoca Julio Castro era molto stimato non solo per il suo lavoro di docente a Montevideo ed all'interno del paese, ma anche per il suo impegno nelle lotte sociali e contro la dittatura, dalla sua posizione di giornalista nel settimanale Marcha.
Si era conquistato la stima di educatori, giornalisti e militanti dei partiti di sinistra e anche tradizionali, principalmente per la sua capacità professionale e qualità umane. Ma tutte queste virtù non furono tenute in considerazione dagli assassini del terrorismo di Stato. Al contrario, la dittatura lo considerava un nemico del regime, al punto che quando sua moglie - nella sua disperata ricerca e temendo per la sua integrità fisica (era un uomo di più di 70 anni e di salute cagionevole), - scrisse una lettera personale chiedendo aiuto al Generale Gregorio Álvarez (militare di alto rango ai vertici della dittatura e che era stato suo alunno nella scuola Sanguinetti di Montevideo), il quale non ebbe mai la gentilezza di rispondere, e neppure di fare qualcosa per trovarlo, né per salvargli la vita. Ad oggi il crimine è rimasto impunito.

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Nella sceneggiatura di Christian Almendras vengono riportate scene della sua prigionia e si abbozzano dei dialoghi che mettono in risalto la forte personalità e le idee del maestro Julio Castro. Quelle stesse idee che gli diedero la forza di fronte ai suoi torturatori ed assassini. Quelle idee che lo hanno consegnato all'eternità, come essere umano brillante, non solo per chi ebbe il privilegio di conoscerlo, ed ha avuto a che fare con lui, ma anche per chi accecato dal dispotismo e dal potere lo tenne prigioniero. Una prigionia che Julio Castro seppe affrontare con la sua brillante personalità e la sua forte indole di combattente sociale.

Brillo en cautiverio” ha voluto informare lo spettatore sul crimine in sé, sul terrore che si viveva in quegli anni e sul ritratto del repressore, con il proposito di ricordare allo spettatore non solo la figura del maestro e giornalista Castro, ma soprattutto di rendergli omaggio e rendere omaggio a tutti i detenuti desaparecidos in Uruguay e in America Latina, nei giorni di terrore del Piano Condor, imposto criminalmente dagli Stati Uniti.
Trascorsi oltre quaranta anni dal sequestro e omicidio di Julio Castro i giovani del Movimento Our Voice hanno avuto il privilegio di portare in scena questa opera di testimonianza nell’intento di far conoscere alle nuove generazioni i fatti criminosi della dittatura uruguaiana, in modo da preservare la memoria e denunciare al mondo di oggi (all'Uruguay di oggi), che il tema delle violazioni dei Diritti Umani in dittatura è un tema attuale.
3. JPGÈ una questione in sospeso. Che non deve essere ignorato, per la semplice ragione che gli assassini ed i torturatori di molti uruguaiani, come Julio Castro, sono ancora oggi tutelati dalla cultura dell'impunità, attualmente vigente nella società uruguaiana che vede camminare per le strade e nelle piazze poliziotti, militari e politici, che direttamente o indirettamente hanno le mani sporche del sangue di uruguaiani ed uruguaiane che coraggiosamente si opposero alla dittatura militare perdendo la vita, come i detenuti desaparecidos i cui resti sono sepolti in strutture dell’Esercito uruguaiano, in territorio nazionale.
Gli studenti del liceo Juan Zorrilla sono stati spettatori attenti di un'opera di denuncia interpretata da Diego Grachot, nelle vesti del maestro Julio Castro. Altri attori protagonisti si sono distinti: Juan Manuel Ferreira, Giorgio Almendras ed Anubis Leal, e la giovane Alina Leal.
Una brillante interpretazione che si aggiunge al brillante lavoro di squadra dei membri di Our Voice, durante le prove e nella messa in scena, da evidenziare anche il trucco ed i costumi. Tra il pubblico spettatore l’autore dell'opera: Christian Almendras, insieme alla redazione di Antimafia Dos Mil. In conclusione si è tenuto un dibattito tematico, nel corso del quale molti studenti si sono espressi positivamente rispetto all'opera teatrale ed al messaggio che la stessa voleva trasmettere.
Sempre nel contesto del “Caffè Letterario”, i giovani studenti presenti hanno avuto l'opportunità di vedere l’esibizione di altri artisti, tra loro anche due giovani del Movimento Our Voice: Juan Manuel e Sofía che chitarra in mano hanno intonato una canzone.
Dalla nostra Redazione di Montevideo ci sentiamo di riconoscere l’elevato tenore educativo dell’iniziativa per i giovani del Liceo Zorrilla, e la disponibilità della bibliotecaria dell'Istituto, Isabel Cocorell e della direttrice Rita Bernadelli, che hanno dato vita al "Caffè Letterario" come espressione di educazione e di libertà in democrazia. Occasione per celebrare i 90 anni del liceo Zorrilla. Liceo che nei tempi precedenti alla dittatura e durante la stessa fu scenario (molto spesso), di attacchi di gruppi parapolizieschi che a colpi di pistola, manganelli e catene attentavano contro studenti, professori e autorità dentro le strutture, dando vita al terrorismo di Stato di quei giorni.
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Quaranta anni dopo quei tristi eventi, grazie alla direttrice della Biblioteca, alla direttrice dell'Istituto ed al corpo docente, ancora una volta oggi i giovani di un istituto scolastico di Montevideo hanno avuto di non stare al margine delle realtà nazionali, che possono venire benissimo trasmesse attraverso varie espressioni dell'arte. Ed il Movimento Our Voice ha potuto essere presente in un'attività culturale ed educativa, per eccellenza, che in democrazia è la cosa più importante.
Un avvenimento in cui sono stati impartiti valori di giustizia e promossa la verità, preservando la memoria.
Un modo di abbattere la cultura dell'impunità. Quella che purtroppo continua ad essere una deplorevole protagonista della nostra società.

*Caffè Letterario: È un luogo di incontro e condivisione all’insegna della cultura.

*Foto Carolina Seijas di Our Voice
*Foto del maestro Julio Castro, estratta da www.elmuerto.com

Visita: facebook.com/PassionForJustice

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