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Terzo Millennio

Processo El Chapo, in aula Juan Carlos ''Chupeta'' Ramirez Abadia

abadia juan carlodi AMDuemila
E' il narcos che ha cambiato la faccia
Prosegue il processo a New York contro Joaquin “El Chapo” Guzman, il capo del cartello di Sinaloa considerato il più grande narcotrafficante al mondo. Guzman, che è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza a Manhattan, è accusato di avere gestito, per circa 25 anni, il contrabbando di oltre 155 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti, accumulando una fortuna persino superiore al colombiano Pablo Escobar. In questo procedimento deve rispondere di 17 capi d’imputazione, compresi il riciclaggio di denaro sporco e la cospirazione per omicidio. Alle udienze dei giorni scorsi è stato chiamato a deporre davanti alla Brooklyn Federal Courthouse, l'ex signore della droga colombiano Juan Carlos Ramirez Abadia detto "Chupeta" il quale ha svelato agli inquirenti molti dettagli sulla sua alleanza con il capo del cartello messicano. Arrestato nel 2007, il capo del cartello colombiano Norte del Valle è in carcere per traffico di cocaina ed eroina e riciclaggio di denaro, attività che gli avrebbero fruttato una fortuna stimata in quasi due miliardi di dollari dal Dipartimento di Stato americano. 
E' giunto in tribunale con i lineamenti cambiati da almeno tre interventi di chirurgia estetica che hanno alterato, ha spiegato ai giudici, "mascella, zigomi, occhi, bocca, orecchie, e naso", tanto che dopo l'arresto in Brasile gli investigatori hanno dovuto usare una tecnologia di riconoscimento vocale per identificarlo. Così Ramirez Abadia ha detto di aver corrotto le autorità in Colombia per eliminare ogni traccia della sua presenza da qualsiasi casellario giudiziario. 
Non solo. Ha dichiarato di essere stato il mandante di almeno 150 omicidi e di aver contrabbandato, in 20 anni di attività, circa 400 mila chili di cocaina. 
Dopo l'arresto, è stato estradato negli Stati Uniti, si è dichiarato colpevole di omicidio e narcotraffico e ha accettato di diventare un testimone del governo nei principali processi a carico dei narcotrafficanti. In particolare nella sua deposizione ha riferito di un incontro in un hotel messicano proprio con El Chapo dove sarebbe stato siglato l'accordo tra i due cartelli, quello colombiano e quello di Sinaloa per portare per via aerea la coca a Los Angeles e New York. 
All'ultima udienza è stato anche sentito come teste Jesus Zambada, uno degli uomini più fidati del cartello di Sinaloa, che ha svelato alcuni particolari su una faida tra clan alleati. El Chapo avrebbe fatto uccidere il fratello di un boss perché non gli aveva stretto la mano al termine di un incontro, episodio che diede inizio a una lotta interna nella quale perse la vita anche uno dei fratelli dello stesso Guzman. 
Altro episodio raccontato è il pagamento di un ufficiale dell'esercito per evitare la cattura del Chapo, latitante tra il 2001 e il 2014. In cambio fu invitato con la sua famiglia nella dimora segreta di Guzman che gli mostrò le sue armi tra cui un bazooka e la calibro 38 con il manico incastonato di diamanti e le iniziali di El Chapo

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