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Terzo Millennio

Lonko Facundo agli arresti domiciliari

huala jones facundo 2di Jean Georges Almendras
Hanno respinto la scarcerazione per il Lonko Facundo Jones Huala ma gli hanno concesso gli arresti domiciliari.
Una decisione politica? Può darsi. Ma in fondo una decisione che avalla tacitamente che la lotta e le arringhe del Lonko stesso e dei suoi avvocati non sono state vane e, ancora di più, non erano fuori contesto.
Oggi, nel XXI secolo ci vediamo ancora testimoni di persecuzioni di taglio colonialista. Persecuzioni e dottrine razziste radicate nelle file di un governo che si dichiara e vanta di essere democratico.
E la prigionia del Lonko Facundo Jones Huala è la prova evidente che la società argentina - che lo permette - e il governo argentino sono ipocriti e vili. Il governo ammette una simile arbitrarietà alla luce del sole, perché sa di restare impunito. E perché si sa tutelato dai mezzi di comunicazione che circondano il potere, al loro servizio per raggiungere i loro obiettivi.
Ma in mezzo a tutto ciò è arrivata una decisione del tribunale, se si vuole coerente tra tanta incoerenza e arbitrarietà.
La Cassazione Federale ha convalidato la non scarcerazione del Lonko ma gli ha concesso il beneficio degli arresti domiciliari e ha disposto che Facundo Jones Huala, rinchiuso nell’Unità penitenziaria 14 della città di Esquel, abbandoni quella struttura e venga portato al suo domicilio.
In poche parole, con tale risoluzione, i membri della Sala II della Cassazione Federale hanno accolto (seppure parzialmente) il ricorso presentato dalla difesa di Jones Huala, attuando in conformità con quanto sollevato dal giudice Javier De Luca, il quale si era pronunciato a favore degli arresti domiciliari; la richiesta di scarcerazione seguirà il suo corso dinanzi alla Corte Suprema della Nazione.
È emerso che non tutti i giudici che compongono la Sala II erano d’accordo sugli arresti domiciliari. I giudici Alejandro Slokar e Ana María Fugueroa si sono espressi a favore, mentre Eduardo Riggi contro.
La stampa argentina ha riferito che l’accordo è stato in sostanza spinto da Slokar, il quale si è basato sull’obbligatorietà della sentenza favorevole, considerando imperativo e superiore alle leggi l’Accordo 169 OIT riguardo i popoli indigeni, che stabilisce letteralmente: “Dovrà darsi priorità a pene diverse dalla carcerazione”. Il giudice si è appellato alla dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni, che contempla il beneficio dei domiciliari come previsto negli obblighi internazionali del diritto dei popoli originari.
Senza nulla togliere a questa nuova disposizione per il Lonko Facundo Jones Huala, il fatto che deva essere privato della sua libertà in attesa della risoluzione della Corte Suprema della nazione, per quanto riguarda la sua estradizione in Cile, è sempre un tema preoccupante e irregolare, o per meglio dire, illegale e incostituzionale da qualsiasi punto lo si guardi.
A questo proposito, La Izquierda Diario scrive che l’avvocato di Jones Huala, Elisabeth Gómez Alcorta, commentando la decisione giudiziaria ha scritto via Twitter: “La (in) giustizia decide di tenere in prigione illegalmente a Facundo Jones Huala”.
Ora che il Lonko Facundo Jones Huala è agli arresti domiciliari le comunità mapuche non abbasseranno comunque le “armi”. Al contrario. Le braccia mapuche si stringeranno ancora di più attorno a lui per proteggerlo e denunciare che gli arresti domiciliari sono sempre una decisione arbitraria. Continueranno a lottare per la sua scarcerazione e affinchè l’estradizione non si concretizzi, perché essenzialmente illegale.
Il Lonko Facundo Jones Huala è un prigioniero politico. Un prigioniero che appartiene a un popolo originario.
E come tale, soffre il martirio dei colonialisti di questo secolo e di questo tempo.
Una vergogna per la nostra società moderna. Una vergogna nel vero senso della parola.
Una situazione che oltre ad essere vergognosa è immorale.
L’immoralità dell’uomo bianco che dice di essere civilizzato.

Foto di copertina: resumenlatinoamericano.com

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