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Back Sei qui: Home Terzo Millennio Estero Omicidio Medina-Almada: la nuova versione del testimone chiave Cabrera

Terzo Millennio

Omicidio Medina-Almada: la nuova versione del testimone chiave Cabrera

cabrera lopez arnaldo javier caso medinadi Jean Georges Almendras
Nelle scorse udienze il fratello di Pablo ha accusato “Neneco”, ora l'ex autista nega il coinvolgimento

Mentre il fratello di Pablo Medina, nelle udienze scorse, ha riconosciuto in Vilmar “Neneco” Acosta colui che minacciava il giornalista, nell'ultima udienza l’ex autista di “Neneco”, Arnaldo Javier Cabrera López, cambia totalmente la propria versione iniziale. Al momento del suo arresto nel 2014, a pochi mesi del duplice assassinio, Cabrera accusò “Neneco” Acosta di essere uno dei soggetti legati all’attentato. Di fronte al Tribunale dà una versione completamente diversa accusando la polizia di torture per fargli dichiarare il falso.
Il quotidiano ABC Color, ha riportato le parole di Arnaldo Cabrera: “Mi hanno torturato, maltrattato, facevano pressione su di me per dire determinate cose o mi avrebbero ucciso per poi buttarmi all’altro lato del confine, in terra brasiliana. Molte cose non ricordo”.
Non è la prima volta che Cabrera cambia i suoi ricordi: inizialmente aveva affermato di non ricordare il tempo nel quale aveva lavorato per Vilmar Acosta mentre più tardi ammise di aver lavorato per lui a partire del 2013, nella municipalità di Ypejhú come autista.
Una deposizione fatta da molti “non ricordo” o “ignoro” (soprattutto riguardo il duplice omicidio) quella di Cabrera le cui risposte sono letteralmente aride ed evasive, molto contrastanti con le parole rilasciate al momento dell'arresto. Riguardo il doppio crimine il testimone sostiene di aver appresso del fatto attraverso la stampa e che non conosceva Pablo Medina. Ha sentito parlare di lui soltanto quando fu assassinato. Sebbene fosse l'autista di “Neneco” afferma di non aver avuto contatti con il fratello dell'ex sindaco Ypejhú, Wilson Acosta, oggi latitante, ma di conoscerlo solo di vista.
Addirittura, secondo quanto scritto dalla collega Perla Silguero, di ABC Color,  Cabrera dice  che mentre era autista di Neneco è andato solo qualche volta a casa dell’ex sindaco Acosta.
Ma come mai proprio il giorno dell'omicidio l'autista di “Neneco” abbandonò Ypejhú? In tutta risposta Cabrera sostiene che si trovava con Vilmar Acosta “consegnando i pranzi scolari a una comunità indigena alle 14:00 circa” senza riuscire ad indicare un’ora precisa. Dopo la consegna della merenda sarebbero ritornati a Ypejhú senza indicare altri dettagli.
Nel 2016 Cabrera fu processato perché ritenuto colpevole di aver ommesso di informare su un atto punibile, avendo costatato che era al corrente del piano di uccidere Pablo Medina. Fu condannato a 5 anni di prigione.

medina padre fratello

“Neneco” non c'entra? Gaspar Medina lo mette all'angolo
Testimonianza, quella di Cabrera che stride completamente con quanto emerso dalle dichiarazioni di Gaspar Medina nell’udienza di lunedì 30 ottobre del processo contro l’ex sindaco di Ypejhú, Vilmar “Neneco” Acosta.
Gaspar Medina, infatti, ha affermato che suo fratello aveva identificato Vilmar Acosta come una delle persone che lo stavano minacciando. Durante la sua testimonianza ha ricordato: “Pablo aveva paura”, e rispondendo su chi minacciava suo fratello ha detto: “Mi disse che era l’allora sindaco di Ypejhú” (cioé Vilmar “Neneco” Acosta). Gaspar ha ricordato anche il momento del ritrovamento del corpo crivellato del fratello: “Mi sentivo impotente. Non potevo credere alla scena che avevo davanti quando ho visto mio fratello (Pablo) tutto insanguinato e la cintura allacciata, la testa abbassata con molto sangue. Volevo parlargli, gridargli, ma non riuscivo. Lì mi sono reso conto che le minacce che lui riceveva non erano uno scherzo. Lui sapeva perfettamente chi erano le persone che lo minacciavano”. E ha proseguito: “Come cristiani confidiamo nella giustizia divina. Sono venuto qui a nome della mia famiglia per chiedere che sia fatta giustizia e che questo delitto non resti impunito. L’omicidio del mio caro Pablo è una scena che non si può dimenticare e che ho ancora viva nel cuore”.
La giornalista di ABC Color, che segue attentamente il processo contro Vilmar Acosta, ha riferito che Gaspar Medina ha dichiarato in Tribunale che le minacce di cui era oggetto suo fratello erano in risposta alle sue pubblicazioni in ABC Color e che giorni prima dell’attentato aveva una espressione sempre più tesa e cupa.

* Foto di Copertina: www.radio970am.com

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