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Back Sei qui: Home Terzo Millennio Estero Enrique Viana si dimette e denuncia l'assoggettamento della magistratura

Terzo Millennio

Enrique Viana si dimette e denuncia l'assoggettamento della magistratura

viana enrique 610Viana ora farà l'avvocato perchè "non sarò partecipe della corruzione della mia Patria"
di Jean Georges Almendras
Come già annunciato dai media uruguaiani, Enrique Viana si è dimesso dal suo incarico di magistrato, per l'unica e semplice ragione che il nuovo Codice di Processo Penale “ci fa fare delle cose contrastanti con l’etica morale e non ne farò parte".  
Conosciamo personalmente Viana da alcuni anni, e solo da lui potevamo aspettarci una presa di posizione di tale correttezza e di un'etica che in questi tempi riteniamo giusto evidenziare. Lo facciamo da questa redazione, perché Enrique Viana ha dimostrato sempre di essere un uomo integro ed un professionista che ha ben chiari i concetti del Diritto, e la condotta di un magistrato.   
Viana ha annunciato e formalizzato il suo ritiro, accompagnandolo anche un testo scritto (carico di considerazioni solide ed esemplari) coerente con la sua persona, e istruttivo in ogni sua angolatura. Dimissioni che schiaffeggiano il sistema mettendolo alle corde.
“... vengo a presentare le mie dimissioni da Pubblico Ministero a ragione delle seguenti considerazioni: già Montesquieu avvertiva che la Repubblica era il maggior ostacolo alla corruzione: per far sì che non si abusi del potere è necessario che il potere arresti il potere”.
"Nell'Uruguay recente, in evidente retrocessione, sta avvenendo l’opposto: si stanno creando i presupposti affinché il potere sia unico ed assoluto, affinché non abbia freni di alcun tipo. In definitiva, affinché diventi dispotico e tale dispotismo sia avvolto nell'impunità. In funzione di queste scabrose irregolarità è stata demolita una delle garanzie giudiziarie prevista nella Costituzione della Repubblica, precisamente, per ostacolare gli abusi che genera il potere assoluto. Quella che chiede che i Pubblici ministeri siano della Repubblica e non del governo di turno; quella che esige che il Ministero Pubblico sia esercitato in obbedienza solo ed esclusivamente alla propria coscienza del Diritto, nell’insieme ma ognuno di essi, con indipendenza tecnica individuale. In piena sostituzione dei Pubblici ministeri della Repubblica è stata creata la propria autonomia corporativa: un'agenzia governativa che detta, progetta ed esegue politica pubblica” si legge ancora nella lettera di dimissioni.
"Non farò parte di tale deviazione - ha precisato - E tale svolta è stata preparatoria di qualcosa di peggio ancora: la perversa riforma processuale penale che oggi entra in vigore e che pone noi pubblici ministeri come ‘facilitatori’ delle immoralità ed incostituzionalità che comporta. Pubblici ministeri che ubbidiscono a direttive ed istruzioni politiche, e, per di più, attuando come  fossero una dipendenza del Ministero dell'Interno, pubblici ministeri che fanno da giudici nei commissariati, nelle sue reti amministrative o nei corridoi dei tribunali, pubblici ministeri che fanno pressione su patti immorali e con persone carcerate, violando i principi di libertà, di uguaglianza davanti alla legge e di legalità riguardo reati e pene, pubblici ministeri che mercanteggiano il Diritto Penale, ecc. sono alcune delle aberrazioni giuridiche stabilite”.
"Non agirò così. Non lo farò perché tutto ciò si scontra con la mia coscienza morale e giuridica, con il Diritto della Costituzione della Repubblica e con la dignità della carica pubblica e del Ministero Pubblico che ho esercitato e ho difeso per più di ventisei anni. Non sarò partecipe né complice della corruzione della mia Patria."
"Al contrario, da ora in avanti, lotterò per il Diritto e con tutte le mie forze contro le suddette immoralità ed incostituzionalità, quelle che mi hanno portato a dimettermi, giustamente, per non farne parte. Lo farò per strada e nelle udienze processuali, dovunque sia, affinché la Repubblica che sbandierava Montesquieu sia restituita”.
Sulla base di così validi e solidi principi, le sue dimissioni rappresentano un’arringa in difesa a certi valori sacrosanti.  
In tempi dove il Diritto, in differenti punti della nostra America Latina, sembra essere più al servizio del potere e dell'infamia, i termini usati dall'avvocato Enrique Viana fanno scuotere le fondamenta di una tirannia anti repubblicana ed immorale con evidente (e sfacciata) tendenza a continuare a guadagnare terreno tra noi.  

* Foto di Copertina: www.subrayado.com

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