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Back Sei qui: Home Terzo Millennio Estero ''In Messico il giornalismo è disprezzato''

Terzo Millennio

''In Messico il giornalismo è disprezzato''

hernandez gullermo luisdi Carlos Alberto Santana
Il giornalista Guillermo Hernández ricorda Javier Valdez, ucciso dai narcos messicani

“Ho conosciuto Javier Valdez, un giornalista che lavorava principalmente al nord del paese. Era  molto riconosciuto, specializzato nella copertura di temi collegati ai narcos e alla sicurezza nazionale. Una delle principali caratteristiche del collega era il suo approccio da una prospettiva personale, una visione umana, che ci permetteva di comprendere la dimensione del problema a partire delle conseguenze che lasciava nella gente comune”. In questi termini si è espresso il giornalista Luis Guillermo Hernández(*), residente in Messico, nel ricordare il suo collega Javier Valdez, ucciso dalla mafia del narcotraffico a Sinaloa il 15 Maggio di quest’anno.
“Ci avvicinava alle storie dei protagonisti, alle storie delle vittime. Riusciva a percepire la grande tragedia sociale che significava, per il Messico e Sinaloa, questa guerra contro il crimine organizzato. E le istituzioni non sono riuscite ancora a controllare questo flagello. Io credo che indubbiamente l’assassinio di Javier si inquadra nella grave crisi sociale, politica e culturale che soffriamo in Messico. Mi sembra che è un fenomeno che ci obbliga, come società messicana, a riflettere su quello che stiamo facendo e dove stiamo andando. E non dimentichiamo il grave deterioramento e lo sgretolamento delle nostre istituzioni e della nostra società”.
Guillermo Hernández non ha risparmiato critiche né si è astenuto dall’esprimere la sua opinione per quanto riguarda le istituzioni del governo messicano, valorizzando e rimarcando l’importanza del giornalismo libero, che in Messico – afferma – si svolge in un contesto di disprezzo.
“Ciò che mi preoccupa è il fatto che ciò che sta succedendo in Messico è un vero assassinio sistematico di giornalisti e ciò è legato alle condizioni sociali, ma anche alle condizioni politiche del paese. La grave inefficienza delle istituzioni ed il profondo deterioramento delle nostre istituzioni, dei nostri governanti e della classe politica. Ma è dovuto anche al clima di disprezzo, almeno regionale, verso il giornalismo libero, critico e che vuole rispondere alla società e non ai poteri politici di turno”.

valdez gullermo javier morto

La gente non è riuscita ancora a comprendere l’importanza di un giornalismo libero?
“Questa è una lotta che in Messico accomuna molti giornalisti. In questo momento bisogna riuscire a far comprendere alla società che il giornalismo critico non è una scelta, ma un obbligo, un bene che la società stessa deve custodire. Mi sembra che ci siano sempre meno voci critiche all’interno del giornalismo. Le grandi corporation mediatiche, mondiali, globali si sono impadronite della voce e l'hanno uniformata verso un unico polo di ideologia, verso un solo frammento della diversità degli esseri umani, e ciò è un grave rischio per tutti. Il Messico è un paese che corre il grave rischio del silenzio, perché sono sempre meno le voci critiche e le piattaforme di espressione. E lo dobbiamo impedire. Dobbiamo lottare affinché non succeda”.

Come vedi il lavoro dei giornalisti della nuova generazione?

“Io credo che il giornalismo, oggi più che mai, è necessario alla società. Oggi più che mai è un dovere, e certamente riguardante tutta la nostra regione, tutti i paesi. Soprattutto per i gravi rischi che si corre, dovuti alla fragilità delle nostre democrazie. Mi sembra che la generazione di nuovi giornalisti, che entrano a far parte dei mezzi di comunicazione, hanno davanti una grave sfida, una sfida gravissima che consiste nel lottare per la pluralità delle voci, per la diversità dei pensieri e per la possibilità di sussistere come professionisti della comunicazione e del giornalismo. I mezzi di comunicazione vivono un momento di crisi, la società non ne capisce la gravità e credo che dobbiamo fare in modo che lo comprenda. Non è possibile subordinare tutto il giornalismo alle leggi di mercato. Non possiamo permettere che solo le voci con risorse economiche alle spalle siano presenti. Dobbiamo garantire in qualche modo che ogni voce, ogni pensiero abbia una finestra per essere ascoltata dalla società”.

Altrimenti quali rischi corriamo?

“Corriamo il rischio di diventare una società unificata. Un mondo unificato con un unico pensiero. Ed è gravissimo. C’è una speranza nelle reti sociali. In questa gioventù, nei giovani che adesso diffondono le informazioni anche con YouTube, Twitter, Facebook. Nei giovani che stanno spezzando questa egemonia. Mi sembra che c’è uno spazio di libertà che dobbiamo sfruttare e che dobbiamo espandere. Io credo che i giovani, in tutta la regione latinoamericana, stiano dando lo schema di cosa dobbiamo fare come società, ed è assolutamente favoloso che sia così. Sono convinto che la società latinoamericana in genere e la messicana in particolare si salverà se conta su una società che ha giovani critici, attivi e disposti a trasformare l’ordine delle cose”.

In foto di copertina: Luis Guillermo Hernández, docente universitario. Attualmente sta studiando per ottenere il titolo di dottore in comunicazione

Foto 2: Javier Valdez senza vita in una via di Sinaloa:  www.rubenluengas.entre noticias

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