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Terzo Millennio

Cristina Fernández a processo. E dopo?

fernandez cristina c cnndi Jean Georges Almendras
Si potrebbe dire, senza voler offendere l’ex presidente dell’Argentina Cristina Fernández, che era prevedibile che la complessa ragnatela giudiziaria, scatenatasi dopo la vicenda Lázaro Báez, sarebbe sfociata in una sentenza di rinvio a giudizio per presunta associazione a delinquere e amministrazione illecita.
Sentenza – ovviamente messa in discussione dai kirchenisti - che scaturisce in seguito alle indagini sulla possibile deviazione di fondi statali messi in atto durante i governi della Fernández attraverso dei contratti di opere pubbliche affidate all’Austral Construcciones. Un’azienda appartenente a Lázaro Báez, nella zona di Santa Cruz. La sentenza è stata firmata dal giudice Julián Ercolini, che ha disposto inoltre il congelamento di circa 645 milioni di dollari. Ercolini ha anche mandato a processo altre dieci persone, tra loro Lázaro Báez e gli ex funzionari Julio de Vido e José López.
L’ex presidente, già a conoscenza della disposizione del giudice, l’ha criticata duramente e, facendo riferimento alla Giustizia e al governo attualmente in carica ha dichiarato alla stampa che il reato di cui è accusata “era cosa comune a tutte le dittature” per perseguitare gli oppositori. Il magistrato Ercolini ha detto pubblicamente di aver indicato nella motivazione che l’associazione a delinquere nasce durante il governo di Néstor Kirchner e ha continuato ad operare durante le amministrazioni di Fernández.
I mezzi di comunicazione hanno riferito inoltre che l’ex mandataria ha dichiarato alla Giustizia di non aver tratto alcun beneficio dall’Austral Construciones e ha chiesto fosse analizzata ogni concessione di opere pubbliche avvenute durante il suo governo. Richiesta subito rifiutata dai giudici titolari del caso. Come ha sottolineato la stampa argentina, l’ex presidente era già stata processata a maggio dal giudice Claudio Bonadio, nella causa chiamata “Dólar Futuro”, per il delitto di “amministrazione illecita a danno dell’amministrazione pubblica”.
Potremo redigere pagine e pagine con i dettagli del caso Cristina Fernández. Potremo esprimerci a favore o contro. Ma c’è un fatto che non si può negare, il rinvio a giudizio e cosa fatta. Una cospirazione? Può darsi. Un atto di Giustizia? Può darsi anche. Speculazioni e opinioni non mancheranno nelle redazioni dei quotidiani, radio e tv argentini e nelle case degli argentini, testimoni negli ultimi tempi dei tsunami provocati dai casi di corruzione da parte dei leader del kirchenismo. Movimenti che, secondo ambienti giudiziari, vedrebbero coinvolti funzionari di fiducia nominati dal governo di Néstor Kirchner e Cristina Fernández. Se tutte le accuse venissero confermate questo governo avrebbe tradito la fiducia di migliaia e migliaia dei loro elettori. Di fatto, in questo caso, costituirebbero un vero colpo contro il sistema politico argentino.
Non deve essere facile per gli argentini assimilare e digerire questo scandalo che porta il timbro della vita politica argentina.
In mezzo alla tempesta che si è riversata implacabile sul sistema politico argentino, che adesso vive il tempo del macrismo (sul quale ci sarebbe anche tanto da parlare), le critiche verso l’amministrazione Fernández si sono riaccese con il suo rinvio a giudizio. Lo stesso vale per le critiche di Cristina Fernández verso la Giustizia.
“Ercolini, la cui moglie è portavoce del ministro della Giustizia del governo Macri, in una causa che dura da 8 anni, dice adesso che i nostri governi costituzionali erano associazioni a delinquere? Manderà a processo anche il 46% e il 54% che non li hanno votati nel 2007 e nel 2011?”, ha scritto Cristina nelle sue pagine Facebook, senza risparmiare con toni ironici alcuni dei temi caldi che riguardano il suo successore al governo, Maurizio Macri.
Dice un detto: “Ha tutta la ragione, ma se ne vada presto”, che applicato al caso in questione significherebbe: “Ha ragione signora Cristina Fernández, ma vada a processo”.
Per il momento, il processo in sé apre le porte del dubbio. Ci sono stati dei movimenti dietro le quinte? Sicuramente si. Questi movimenti, supponendo fossero di minore importanza, sono state sfruttati per dar forma ad un attacco politico contro le amministrazioni Kirchner-Fernández? Può darsi. Potremo anche essere testimoni di sfacciate manovre dolose che hanno l’odore della corruzione nelle amministrazioni Kirchner-Fernández? Può darsi.
Ma cospirazione o no, corruzione o no, lo scandalo ha conquistato le strade. Né i kirchenisti più onesti – che ci sono, e tra loro ho amici molti vicini – immaginavano o potevano supporre a suo tempo che la faccenda arrivasse così lontano. Sembrava impossibile, un tempo, pensare che un governo che ha aiutato i settori sociali più colpiti economicamente e socialemnte oggi possa  porgere il fianco ai suoi oppositori.
Un atto di accusa di 800 pagine. Un altro rinvio a giudizio che pesa sull’immagine dell’ex presidente. Alcuni demonizzano la Giustizia, altri hanno dubbi a fior di pelle. Chi ha ragione? C’è un cammino tracciato per arrivare alla verità? Anche se non piace a chi ha votato Néstor Kirchner e Cristina Fernández, la ricerca della verità non si fermerà, anzi, dovrà andare avanti per separare il grano dalla gramigna. Al di là dei giudici (che potrebbero sbagliare) o degli accusati (che potrebbero mentire).
Vorrei premettere che questo nuovo capitolo del caso Cristina Fernández non è uguale a quello di Dilma Rousseff in Brasile, al di là delle cospirazioni che potrebbero essere in gioco. Il caso del Brasile ha un’altra sfumatura. Un colore più intenso, che parla di manipolazione ideologica in modo nitido. La signora Rouseff non è arrivata a mettere piede dentro i Tribunali del Brasile. Il suo profilo come persona e amministrazione è molto diverso a quello di Cristina Fernández, seppure con dei punti in comune.
Sta di fatto che Cristina Fernández è stata rinviata a giudizio.
È ciò implica che il magistrato ha trovato delle prove a suo carico per procedere all’imputazione fino a quando sarà fissata una data per il processo dinnanzi al tribunale federale.
E dopo? Il dopo non è altro che l’imperiosa necessità di sapere la verità. Sapere se ci sono delle cospirazioni. Sapere a che livello di trasparenza hanno agito le amministrazioni Kirchner e Fernández. Comprendere, adesso che le carte sono sul tavolo, in che maniera l’ex presidente può dimostrare il contrario, senza contaminare la “sua verità giuridica” con la “sua verità politica”. Verità che non devono mescolarsi né confondere, perché a volte, in tutti questi mesi di nuovi capitoli del caso, gli interventi mediatici di Cristina Fernández, sono sembrate più delle arringhe politiche che spiegazioni sulla sua gestione. Come se ‘arringare” le masse fosse il miglior modo di mascherare o deviare l’attenzione di migliaia e migliaia di cittadini onesti che cercano quelle verità che potrebbero compromettere tanto le ideologie come rafforzarle.
Non c’è altra scelta che attendere l’esito dei processi. E seguire con attenzione lo sviluppo degli eventi.

*Foto tratta da: CNN.com

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