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Nigeriane. Somali. Eritrei. Chi sono le baby vittime di sfruttamento e violenza in Italia.
Piccoli schiavi. Ragazze poco più che bambine gettate sulla strada. Bambini inghiottiti da ogni tipo di traffico illecito, dallo spaccio al lavoro nero.
Migliaia di minori che sono un business per le mafie e per la criminalità organizzata. Nel nostro Paese la tratta di persone costituisce infatti la terza fonte di reddito per le organizzazioni criminali, dopo il traffico di armi e di droga.
PICCOLI INVISIBILI. Il fenomeno della tratta è estremamente complesso e difficile da mappare, soprattutto in Italia. Spesso infatti coinvolge minori stranieri non accompagnati, soprattutto eritrei e somali, molti dei quali sono in transito nel nostro Paese e si spostano da una città all'altra. Minori che, in assenza di sistemi di transito legali e protetti, si allontanano dai centri di accoglienza e si rendono invisibili alle istituzioni nella speranza di raggiungere il Nord Europa, divenendo però facili prede degli sfruttatori.
NEL 2016 SBARCATI 11.608 MINORI. I numeri del dossier Save the Children (Piccoli schiavi invisibili - I minori vittime di tratta e sfruttamento: chi sono, da dove vengono e chi lucra su di loro) parlano chiaro: tra gennaio e giugno 2016 sulle nostre coste sono arrivate 70.222 persone in fuga da guerre, fame e violenze, e di queste 11.608 sono minori, il 90% dei quali (10.524) non accompagnati, un numero più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (4.410 da gennaio a giugno 2015).
BABY PROSTITUTE. Il profilo dei minori vittima di tratta e sfruttamento vede una presenza significativa di ragazze nigeriane, rumene e di altri Paesi dell'Est Europa, sempre più giovani, costrette alla prostituzione su strada o in luoghi chiusi.
Attraverso le attività delle unità mobili e di outreach, Save the Children ha inoltre intercettato gruppi di minori egiziani, bengalesi e albanesi inseriti nei circuiti dello sfruttamento lavorativo e nei mercati del lavoro in nero, costretti a fornire prestazioni sessuali, spacciare droga o commettere altre attività illegali.

L'odissea delle ragazzine nigeriane

Nei primi sei mesi del 2016, sono sbarcate sulle nostre coste 3.529 donne di nazionalità nigeriana. Molte di loro sono adolescenti di età compresa tra i 15 e 17 anni. 
Tra il 2014 e il 2015 gli arrivi di ragazze nigeriane in Italia hanno conosciuto un incremento del 300%.,
IL DEBITO DA RIPAGARE. Secondo le testimonianze di Save the Children, «le ragazze vengono adescate nel circuito della tratta tramite conoscenti, vicini di casa, compagne di scuola o spesso anche sorelle maggiori già arrivate in Italia». Una volta reclutate, vengono costrette a un giuramento tramite i riti dello juju o del voodoo, con cui si impegnano a restituire allo sfruttatore il proprio debito, che si aggira tra i 20 mila e i 50 mila euro. Spesso sono messe a conoscenza del loro destino una volta in viaggio e quindi, secondo il report, sono indotte alla prostituzione «già nelle aree limitrofe ai centri di accoglienza e identificazione, oppure vengono trasferite dai trafficanti in Campania, per essere smistate e distribuite nelle principali città italiane».

 

Le ragazze per liberarsi devono restituire la cifra pattuita allo sfruttatore, insieme con le spese di affitto sia della camera sia della prozione di marciapiede che viene loro assegnato. Quest'ultimo può arrivare a costare dai 100 ai 250 euro al mese.
DISPOSTE A TUTTO PER GUADAGNARE. Non solo. Il magnaccia può multare le ragazze per ogni loro minima ribellione alle regole. Per questo, scrive il rapporto, «costrette a prostituirsi in qualsiasi condizioni fisica e a costi bassissimi e ad accettare anche rapporti non protetti, con la conseguenza di dover ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza, spesso clandestina, ed esponendosi al rischio di malattie sessualmente trasmissibili».
Per andare avanti in queste condizioni, molte ragazze sono costrette a fare uso di sostanze stupefacenti. 

Le schiave rumene e dell'Est: dalla strada ai campi

Anche le ragazze rumene sono esposte alla prostituzione forzata, con un aumento delle minorenni dai 15 ai 17 anni.
Come fa notare Save the Children, «spesso provengono da contesti socio-culturali poveri e sono sin da piccole vittime di violenze domestiche e alcolismo».
I FIDANZATI AGUZZINI. Arrivano in Italia con collegamenti via terra a costo contenuto, sperando di trovare lavoro come bariste o cameriere. Spesso sono accompagnate dallo sfruttatore che spessi si maschera da fidanzato. 
Ma queste giovani non finiscono solo in strada. Vengono sfruttate anche nei campi, dove sono «soggiogate dai loro datori di lavoro, tra cui anche cittadini italiani», che arrivano a costringerle ad avere rapporti sessuali.

I bambini egiziani, sfruttati per ripagare il debito

Secondo le testimonianze raccolte da Save the Children, i minori egiziani arrivati in Italia nel 2016 hanno tra i 14 e i 16 anni, un'età inferiore rispetto ai connazionali sbarcati nel 2015.
Il viaggio è organizzato da una rete di persone conosciute dalla comunità con cui vengono stipulati veri e propri contratti. 
Il debito per ogni bambino va dai 2 mila ai 4 mila euro. Ma può arrivare a 10 mila per chi è giunto nel nostro Paese attraverso la rotta balcanica.
Dopo lo sbarco, questi adolescenti lasciano i centri di accoglienza diretti a Nord e nel Centro Italia: le mete più gettonate sono Roma, Milano e Torino. Alcuni invece puntano a raggiungere altri Paesi europei.. NEOMAGGIORENNI A RISCHIO. Una volta arrivati a destinazione, se sono fortunati entrano nelle comunità per minori. Molti ragazzi, però, che non hanno la possibilità di entrare nel percorso di protezione, in particolare i neomaggiorenni rischiano di essere sfruttati e vivere per strada.
Tutti però hanno la necessità di mandare soldi a casa per ripagare il proprio debito.
Accade così che a Milano e Torino, la maggior parte di loro viene sfruttata in pizzerie, panifici o mercati ortofrutticoli. Mentre a Roma, «sono tantissimi i minori egiziani che lavorano all’interno dei mercati generali della frutta e verdura, nelle pizzerie, negli autolavaggi o nelle frutterie».
LA TRAPPOLA DELL'APPRENDISTATO. «Vengono pagati pochissimi euro e a volte non vengono proprio retribuiti, con la scusa che il lavoro svolto costituisca un apprendistato», sottolinea il rapporto. «In alcuni casi, questi ragazzi sono anche vittime di sfruttamento sessuale o coinvolti in attività illegali come lo spaccio di sostanze stupefacenti».

Minori in transito: eritrei e somali sono i più a rischio

I più esposti al rischio di abuso e sfruttamento sono i minori in transito, soprattutto eritrei e somali,
«Si tratta di bambini e adolescenti giovanissimi che sin dall’inizio del loro viaggio subiscono trattamenti disumani e degradanti, spesso vere e proprie forme di tortura, e che vengono scambiati tra gruppi di trafficanti come avviene nel mercato della droga o delle armi», scrive Save the Children.
L’arrivo in Europa non significa per loro la fine dello sfruttamento ma un nuovo inizio. La strada che devono percorrere per raggiungere il Paese di destinazione e la necessità di rendersi “invisibili” li rende ancora più vulnerabili.

L'identikit del trafficante: dagli scafisti bambini ai boss nigeriani

Migranti sbarcati a Reggio Calabria.

Migranti sbarcati a Reggio Calabria.

Per la prima volta, il dossier approfondisce il profilo non solo delle vittime, ma anche degli “offender”, cioè gli sfruttatori, dal singolo fino alle organizzazioni criminali, che gestiscono «la tratta di persone come attività propedeutica e funzionale a traffici illeciti più lucrativi, come per esempio quello di droga».
AGENZIE INTERINALI DEL CRIMINE. I gruppi transnazionali più complessi hanno cellule in tutta Europa e riescono a spostare e gestire un numero notevole di persone, arrivando a muoverle da un Paese all’altro del continente, a seconda della domanda di lavoro forzato o di prostituzione che si creano di volta in volta.
Nel caso degli sfruttatori individuali, particolarmente frequente per le ragazze rumene e dell’Europa orientale costrette alla prostituzione, spesso la condizione di subordinazione e assoggettamento viene messa in atto da una persona con cui la vittima ha una relazione di parentela (cugine o sorelle) o un vincolo sentimentale.
La dipendenza affettiva quindi non fa percepire lo sfruttamento in atto.
INTERMEDIARI-GARANTI. Nel traffico dei giovani afghani, invece, è conosciuta la figura dell'intermediario, una sorta di garante che tiene «i rapporti con il trafficante allo scopo specifico di tenere bloccato il pagamento finché il minore non giunge al Paese di destinazione».
Gli scafisti che si occupano delle traversate sono sempre più spesso minorenni. Come raccontato da piccoli egiziani e afghani si può trattare «addirittura di loro pari costretti ad adempiere a questo compito per pagarsi una parte del viaggio. L’utilizzo dei minori per la traversata garantisce ai trafficanti di non esporsi al pericolo del viaggio via mare o al rischio di venire arrestati e incriminati dalle autorità italiane».
L'ACCORDO CON LE MAFIE. Le organizzazioni criminali che hanno in mano la tratta invece mirano allo sfruttamento delle vittime anche dopo il loro arrivo.
È il caso, sottolinea il rapporto, «dei boss nigeriani che, in accordo con le mafie locali, gestiscono oggi importanti segmenti del traffico e dello spaccio di droga tramite una elevata capacità di controllo sul territorio e sulle persone».

Tratto da: lettera43.it

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