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Terzo Millennio

Con Carlo Lucarelli e Il Parto delle Nuvole Pesanti vi racconto le navi dei veleni

Copertina nave velenidi Salvatore De Siena
…la devo aver sognata quella notte di maestrale
la nave che arrivava col suo carico speciale…

Di recente, con Il Parto delle Nuvole Pesanti, storica band calabro-bolognese, abbiamo pubblicato un interessante videoclip della canzone “La nave dei veleni”, un brano contenuto nell’ultimo disco “Che aria tira” (Ala Bianca/ Warner), definito dalla critica un album di “musica civile”.

La canzone affronta il tema dell’affondamento nel Mediterraneo di navi contenenti rifiuti tossici e radioattivi. A partire dagli anni Settanta sono tante le navi che affondano in maniera sospetta, che scompaiono dai radar, insieme ai loro equipaggi. Finora non si è recuperato alcuno dei relitti sospetti e nessuno sa quali misteri nascondano. Tra queste navi dei veleni, particolare clamore hanno suscitato quella della Rigel affondata al largo di Capo Spartivento (Rc), della Jolly Rosso spiaggiata ad Amantea (Cs) e della Cunsky affondata nel mare di Cetraro (Cs). Peraltro, come è emerso in diverse inchieste, spesso i traffici di rifiuti si sono intrecciati a quelli delle armi, e con ogni probabilità, proprio indagando su una di queste piste in Somalia sono stati uccisi nel 1994 la giornalista Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin.

Su questa storia s’innesta la nostra canzone con lo scopo di sensibilizzare la gente sul problema dell’ecomafia. D’altra parte, non siamo nuovi a questo tipo di lavori: basti pensare al progetto “Terre di Musica – Viaggio tra i Beni Confiscati alla Mafia” che abbiamo realizzato in questi anni in collaborazione con Libera ed Arci e che abbiamo documentato attraverso un cofanetto edito da Zona e contenente un libro e un film documentario (cfr. Narcomafie 3/2015, ndr).

       

 Nello scrivere il brano, non potevamo fare a meno di coinvolgere lo scrittore Carlo Lucarelli, il quale al problema delle navi dei veleni ha dedicato un’intera trasmissione televisiva ed il libro “Navi a perdere” a cui, peraltro, s’ispira la stessa canzone. Così è nata una bella collaborazione artistica sotto il cielo dell’impegno civile che è proseguita nel successivo videoclip. Infatti, il videoclip, diretto da Angelo Resta, è impreziosito dalla partecipazione straordinaria di Carlo Lucarelli che presta il suo volto e la sua voce per interpretare l’anima narrante del lavoro.

Un altro importante sostegno è arrivato da Nuccio Barillà, membro nazionale di Legambiente e indomito combattente delle ecomafie calabresi, il quale ci ha fornito preziosa documentazione visiva e sonora con cui abbiamo potuto riportare nel video il clima che si respirava negli anni caldi della scoperta delle navi dei veleni.

Ma il videoclip non si limita a replicare il significato della canzone. Va oltre, indaga, approfondisce il senso di “nave dei veleni”. Ne viene fuori una nave che non rappresenta soltanto il patto scellerato di mafia, politica ed imprenditoria, ma la metafora del degrado sociale che rischia di avvelenare ciascuno di noi.

E’ per questo che il videoclip si conclude con l’affondamento dei musicisti con i loro strumenti. Perché, come dice la canzone, “non è questione di ideali o di partito ma è questione che distruggono la vita”. Sembra una battaglia persa quando il testo dice “Ti prego amore mio prendi i figli e andiamo via”. Ed invece è solo una provocazione, uno sprone, o semplicemente un grido di dolore, perché i musicisti del Parto non si rassegnano. Il video finisce con una bambina che raccoglie una barchetta in riva al mare. Forse si può ancora sperare.

Tratto da: narcomafie.it

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