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Terzo Millennio

La diossina, il rimpianto: la Terra dei Fuochi avvelenata due volte

corteo terrafuochi c cesuradi Niccolò Zancan
I parenti delle vittime dopo il rapporto dell’Istituto di Sanità: “Dicono che avevamo ragione, nessuno guarirà per questo”

Era già tutto in fondo agli occhi acquosi di Michele Liguori, l’unico vigile urbano della sezione ambientale di Acerra. «Andavo in giro e facevo rapporto. Trovavo rifiuti tossici, amianto, le cose più pericolose. Tornavo a casa con le suole delle scarpe sfaldate, trasudavo un odore chimico tremendo. Una volta, mi è capitato di perdere completamente la voce».  

La stanza del vigile era in penombra. La moglie Maria controllava la flebo e cambiava l’aria, attenta a non fargli prendere freddo. Michele Liguori stava per morire e lo sapeva. «Diossina. Pcb 118 e Pcb 126. Ho lo stesso tipo di tumore al fegato che è stato riscontrato nelle greggi abbattute. Non so se ne è valsa la pena. Ma questa è la terra di mio padre e dei miei figli. Non potevo girare la testa dall’altra parte».  

Era già tutto detto, tutto sofferto. Scritto nello studio del ricercatore Alfredo Mazza, pubblicato su Lancet Oncology addirittura nel 2004. Titolo: «Il triangolo della morte». Mazza aveva scoperto che, molto stranamente per una zona di campagna, proprio nel territorio compreso fra Acerra, Nola e Marigliano, l’incidenza di certi tipi di tumore era più alta che in città.  

GLI ANNI DI STUDIO
Ci sono voluti altri studi. Altre denunce. La morte di Giulio e Sara, che avevano 5 e 6 anni, ed erano diventati amici nel reparto di oncologia dell’ospedale Santo Bono, al punto che li chiamavano «i fidanzatini». Tutti i dati raccontavano l’anomalia. E non poteva essere un caso, che l’Istituto per i tumori di Napoli fosse l’unico in Europa costretto a dotarsi di due linee di prenotazione riservate ai minori di 40 anni. L’unico con una ludoteca per bambini. Ma ci sono voluti altre ricerche, nuove statistiche, documentari, libri, manifestazioni, altri malati e ancora funerali, per arrivare infine a questa frase pubblicata lunedì 11 gennaio 2016: «Eccesso di incidenza dei tumori».

Adesso lo dice anche l’Istituto superiore di Sanità. La frase sembra chiudere la storia. Nella Terra dei Fuochi ci si ammala di più già a partire dal primo anno di vita: 97 bambini ricoverati per patologie oncologiche, con un incidenza in eccesso del 15%. Negli 88 comuni della Campania presi in esame, fra il 1996 e il 2010, i casi di tumori del sistema nervoso centrale sono stati il 29% in più rispetto alla media nazionale. Anche i casi di leucemia sono più frequenti. Al punto che l’Istituto superiore di Sanità, a margine delle ricerca, raccomanda: «Bisogna risanare l’ambiente. Devono cessare immediatamente le pratiche di smaltimento e combustione dei rifiuti».  

UN PEZZO D’ITALIA MALATO
Ecco cos’è la Terra dei Fuochi. Ecco cosa è successo in Campania. Cosa finalmente viene riconosciuto. Un pezzo d’Italia è malato. Così avvelenato, da anni di sversamenti illegali e roghi tossici, da ammalare la sua gente. Interi avanzi industriali sono stati presi nel Nord Italia, trasportati e seppelliti lì. Anni di affari per le ecomafie. Il clan dei Casalesi, il clan Zagaria. Le parole del pentito Carmine Schiavone, che valgono una menzione speciale per la capacità di riassunto: «Che ce ne frega se si inquina la falda acquifera, noi beviamo acqua minerale».  

Eppure, sono stati anni di smentite. Di volontà di minimizzare. Anni di lotte della comunità scientifica per ottenere nuova attenzione. L’oncologo Antonio Marfella: «Io lavoro all’istituto dei tumori di Napoli dal 1981. Una volta, c’erano solo anziani che venivano a curarsi o a morire. Adesso i letti sono pieni di giovanissimi. È un evento talmente contro natura che imponeva di comprendere». È stato lui a far analizzare le greggi abbattute. Anche i pastori erano avvelenati. Lui a scoprire il livello di diossina nel sangue. Lui a diagnosticare lo stesso tipo di tumore, pochi anni dopo, a Michele Liguori, l’unico vigile della sezione ambientale di Acerra. «Adesso hanno il tumore molti attivisti. Amici che si sono ammalati andando in giro per discariche, per poter fare denunce e ricerche. Ma a questo punto, non vorrei più discutere dei dati sanitari. Il problema è italiano. E riguarda proprio il tema dell’evasione fiscale, citato dal presidente della Repubblica Mattarella nel suo discorso di fine anno. Nel nostro territorio abbiamo tantissime fabbriche abusive di borse, scarpe ed altri manufatti. Queste fabbriche continuano a produrre ad inquinare con rifiuti nocivi e illegali». Non è finita l’agonia della Terra dei Fuochi.  

TROPPI FUNERALI
Anche se era già tutto negli occhi chiusi di don Maurizio Patriciello da Caivano, che ormai non riesce più a celebrare i funerali guardando negli occhi i parenti delle vittime. «Non ce la faccio. Non puoi immaginare. Non riesco più a guardare neanche quelle piccole bare bianche. Non voglio. Chiudo gli occhi e prego. E poi le domande, sempre uguali e sacrosante, delle mamme e dei papà. Perché a noi? Perché Dio permette una cosa del genere? Perché fa morire i bambini di cancro? E io, cosa posso rispondere?». Continuavano a dirgli che non era uno scienziato, continuava a dirgli di lasciar perdere. Che non era compito suo sporgere denunce, organizzare manifestazioni . «Ma io sono un prete di strada. Cammino tanto. Vengo chiamato nelle case. Se vivi qui, non puoi avere dubbi. Non ne ho mai avuti. Gli ultimi due morti, risalgono a tre giorni fa. Abitavano nel mio paese. Avevano 50 anni. Muoiono i bambini. È morto mio fratello Giovanni. È morto il mio amico d’infanzia. Eravamo in 100 mila a Napoli nel 2014 a chiedere attenzione per le nostre vittime. E adesso, che finalmente anche i dati dell’Istituto superiore di Sanità spiegano quello che abbiamo sempre sostenuto, come mi posso sentire?».  

Don Patriciello non dorme da due notti. «In certi casi avere ragione è una magrissima consolazione. Sono terribilmente addolorato e angosciato. Avrei preferito avere torto. Avrei preferito essere smentito».



“Il governo chieda scusa alle mamme che hanno portato i loro figli al cimitero”
Don Patriciello: aspetto che chiami Renzi, un piano come per l’Ilva
di Giacomo Galeazzi
patriciello c ansaOra deve partire un capilare piano di risanamento come per l’Ilva di Taranto. Aspetto una telefonata dal premier Matteo Renzi», afferma don Maurizio Patriciello, l’ ex infermiere diventato parroco del Parco Verde di Caivano, in prima linea nella lotta allo sversamento e ai roghi di rifiuti tossici nella «terra dei fuochi» tra le province di Napoli e Caserta. «Qui la gente si ammala e muore, servono una corsia preferenziale per esami diagnostici e un coordinamento tra ministero della Salute e governatore della Campania». Durante la visita al centro immigrati «Astalli» papa Francesco ha abbracciato Patriciello e ha benedetto la sua lotta ai clan che avvelenano la «nostra Campania».

Ora anche i dati scientifici danno ragione alla mobilitazione anti-roghi dei comitati. Cosa significa tutto ciò per voi?

«E’ il salto di qualità in una fondamentale battaglia di civiltà. Adesso nessuno potrà nascondersi, derubricando le nostre denunce a sfoghi emotivi di persone che abitano il territorio e che piangono i loro figli. Ora a parlare è la scienza: rende merito alla democrazia dal basso e ai volontari che non si sono arresi».

Nella “terra dei fuochi” per smaltimento illegale di rifiuti, si muore di più, si registrano più ricoveri e ci si ammala molto di più di tumore. Quali sono le priorità?

«Il governo deve chiedere scusa alle mamme che hanno portato i figli al cimitero e deve ringraziare il popolo che ha alzato la testa. Adesso bisogna finanziare le bonifiche. Nel messaggio di fine anno il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha condannato l’evasione fiscale che qui per noi non è solo un danno economico, ma anche un disastro ambientale. Chi produce in nero poi deve camuffare rifiuti e scarti di lavorazione interrando l’immondizia. È una tragedia sociale, quindi dobbiamo sederci a un tavolo e pianificare il risanamento attraverso stanziamenti certi, assunzioni di responsabilità ben definite e sanzioni più severe».

A chi chiedete un intervento?

«L’impegno immediato deve essere della Sanità. Ai primi sintomi, porte aperte per gli accertamenti medici. E’ criminale far aspettare tre mesi i residenti di aree avvelenate: qui una colonscopia o una risonanza magnetica possono salvare una vita. Le nostre parrocchie sono diventate dispensari nel vuoto delle istituzioni di fronte all’incremento dei tumori nella popolazione e ai segni palesi di un inquinamento devastante».

Quali misure avete sollecitato?
«Più prelievi di terreno per verificare il livello di contaminazione. Alle attività di prelievo deve affiancarsi la ricerca di rifiuti radioattivi. L’indifferenza uccide echi ha sbagliato deve pagare. Mi capita continuamente di celebrare funerali di persone uccise dal cancro. Il nostro tratto di territorio è stato trasformato dalla camorra in una colossale discarica illegale di sostanze pericolose. Noi possiamo richiamare l’attenzione, sensibilizzare le coscienze, ma solo il governo può spegnere la terra dei fuochi. Non è solo una questione di criminalità o inceneritori, bensì di aziende che lavorano in modo incivile. La dignità della persona e il diritto alla salute vengono prima d’ogni altro interesse. Scienza e coscienza descrivono lo stesso dramma. Boss, industriali e politici hanno avvelenato le nostre province: devono chiedere perdono per aver rubato il futuro a intere generazioni».



Bimbi che si giocano la vita. Sotto l’albero di Natale c’è un trapianto di midollo
di Flavia Amabile
Greta, 3 anni, e Daniele (9) in lotta con la leucemia
Greta ha tre anni e ha già subito un trapianto al midollo e svariati cicli di chemioterapia per guarire dalla leucemia. «Quanti? Ho perso il conto», ammette la mamma, Emanuela D’Angelo, napoletana, di quella Terra dei Fuochi che sta distruggendo un’intera generazione di bambini.
Greta sorride. Il papà ha inventato un nuovo gioco: ha preso uno dei tubi che porta ossigeno a chi non è in grado di respirare da solo, ha riempito una bacinella di acqua e sapone da bucato, ha soffiato nel tubicino ed è avvenuta la magia: una montagna di bolle di sapone piccole, grandi, di tutti i colori.
Greta è uscita dalla Rianimazione tre giorni fa, ieri le hanno tolto l’ultimo sondino: non ha voluto saperne di restare a letto. Ha la bacinella piena di bolle e non chiede altro.
bambino terrafuochi c flavia amabileHa trascorso gran parte della sua vita in ospedale, dal 30 giugno è al Bambin Gesù ed è l’ultima speranza di tenerla in vita. «Dopo più di un anno di cure a Napoli ed una terapia sperimentale qui senza successo, pensavo davvero che fosse finita - confessa la mamma - Invece mi hanno detto che poteva farcela. Il 14 agosto hanno fatto il trapianto e ora stiamo aspettando che passino tutte le conseguenze negative ma il trapianto è riuscito».
Nel frattempo la vita di Emanuela e di Fabio, il marito, si regge solo perché c’è una sorella che si occupa dell’altra figlia a Napoli e una famiglia che fa quello che può per continuare a far mangiare tutti. Fabio di lavoro fa il marittimo ma da tre anni non sale su una nave per stare con la figlia.
È il destino di tante famiglie della Terra dei Fuochi. Anche perché spesso i medici a Napoli devono fermarsi di fronte all’incalzare della malattia che resiste a tutte le loro cure. E l’ultima speranza è proprio il Bambin Gesù a Roma e il suo reparto di Onco-ematologia.
«La nostra vità è stravolta - racconta Daniela Del Bono. È entrata il 26 novembre con il figlio Giuseppe, nove anni e una leucemia linfoplastica acuta che da due anni gli sta portando via ogni momento di vita -. L’hanno definita acuta perché si sviluppa in 15 giorni. In due settimane mio figlio si è ritrovato con il midollo pieno di cellule che da lì aggrediscono il resto del corpo con gravi conseguenze». È una malattia con una probabilità di sopravvivenza che negli ultimi tempi sta aumentando ma il cammino per arrivarci è lungo e in salita. Da due anni Giuseppe non va a scuola, per mesi ha vissuto chiuso in casa senza poter incontrare nessuno. «Non poteva incontrare la sorella, i nonni, gli zii, non poteva stare in luoghi affollati e nemmeno in strada. Abitiamo: ad Afragola, in piena Terra dei Fuochi. Nonostante le promesse, i roghi continuano ancora».
Da un mese e mezzo, Natale compreso, è al Bambin Gesù. Anche per lui è l’ultima speranza, sta aspettando il trapianto di midollo. La sua fortuna è che la sorella è compatibile, ora vive anche lei vicino Roma da parenti per essere pronta a intervenire quando sarà il momento.
«Non è giusto vivere così - commenta Daniela Del Bono - Hanno rubato l’infanzia a questi bambini che stanno pagando per colpe commesse da altri in passato: le terre non bonificate, i traffici dell’ecomafia, i rifiuti sotterrati. Non è giusto costringerci a andare via dalla nostra terra. Al governo chiediamo tutela e rispetto dei nostri figli e di quelli che verranno. Abbiamo anche noi diritto alla vita».

Tratto da: La Stampa del 13 gennaio 2016

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