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Terzo Millennio

Il mistero della nave dei veleni fatta affondare o “trasformata”

Fotogramma 628957--330x185di Guido Ruotolo - 14 gennaio 2013
La ’ndrangheta usava la “Cunsky” per trasportare rifiuti tossici
Roma. Chissà dov’è la «Cunsky», dove è stata affondata, o in quale cantiere navale è stata «trasformata» e oggi in quali mari naviga. E se è stata affondata davvero, come ha raccontato un pentito calabrese, Francesco Fonti, trasportava rifiuti tossici e radioattivi? E se c’entra, cosa ha guadagnato la ’ndrangheta da questa operazione?

A far riaprire il caso della «Cunsky» è arrivata, nell’ottobre scorso, alla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, una breve nota della Commissione parlamentare antimafia. Il presidente Beppe Pisanu ha comunicato l’esito di una rogatoria con la quale le autorità indiane escludevano categoricamente che la «Cunsky» fosse stata demolita nel porto di Alang.

E ieri, il procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, ha sentito un ufficiale di polizia giudiziaria che nell’ottobre del 2009 comunicò l’informazione, rivelatasi errata, della demolizione della nave.

Per il momento, Catanzaro ha aperto un fascicolo per capire come è stata veicolata la falsa notizia e perché. Non si procede (ancora) alla riapertura del fascicolo sull’affondamento della «Cunsky», ma gli atti sono preliminari a questa eventualità. Certo è che non è l’unico giallo attorno al traffico di rifiuti tossici e radioattivi gestiti dalla ’ndrangheta.

Il 13 dicembre del 1995 moriva all’altezza di Nocera Inferiore, il capitano Natale De Grazia, che da Reggio Calabria doveva raggiungere La Spezia.

De Grazia stava lavorando a una indagine esplosiva sui traffici di rifiuti radioattivi e sul loro inabissamento in mare con dei «siluri».

Gaetano Pecorella, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, tra Natale e Capodanno aveva indetto una conferenza stampa poi saltata. In quell’occasione avrebbe presentato una perizia sulla morte di De Grazia. I cui risultati sono clamorosi. «L’indagine medico legale condotta dalla dottoressa Del Vecchio - si legge nella perizia - si è conclusa con una diagnosi di morte improvvisa. Questo non corrisponde alla verità scientifica».

Come è morto, allora, l’ufficiale di polizia giudiziaria? De Grazia era in macchina e stava dormendo. La perizia arrivata alla Commissione parlamentare, ipotizza la «causa tossica»: «Quale essa potrà essere stata, e se c’è stata, non lo si potrà più accertare». E perché? «Per superficialità, inesperienza, insipienza della indagine medico legale?».

Torniamo al mistero della «Cunsky». Sono passati quasi sette anni, era l’aprile del 2006, quando Francesco Fonti raccontò dell’affondamento di tre navi cariche di rifiuti tossici nelle acque della Calabria. E in particolare, di avere, lui stesso chiesto collaborazione alla ’ndrangheta di Cetraro, a Francesco Muto, per poter affondare in quelle acque proprio la «Cunsky».

Fonti sostiene che ciò avvenne nel 1993: «La Cunsky venne affondata lì sul posto». Scrivono i pm nella richiesta di archiviazione del marzo del 2011: «La “Cunsky” dal 3 ottobre del 1991 denominata “Shainaz”, era stata demolita nel 1992 in India, dopo essersi definitivamente arrestata il primo maggio di quell’anno. Nel 1993, pertanto, essa non esisteva».

Ma oggi questa certezza granitica viene meno, dopo la comunicazione ufficiale delle autorità indiane che quella nave non è mai stata demolita da loro.

E allora, che fine ha fatto la «Cunsky»? Nel 2009 la Procura di Catanzaro autorizzò la ricerca sottomarina di relitti nel mar Tirreno, al largo delle coste di Cetraro. Le ricerche furono seguite dall’opinione pubblica con particolare attenzione. «A fine ottobre del 2009. Fu ispezionato un relitto che certamente non poteva essere il “Cunsky”». Ma oggi qual è la verità?

Tratto da: La Stampa

Foto: Le operazioni di verifica sulla tossicità dei rifiuti contenuti in un relitto in Calabria

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