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Terzo Millennio

Brasile, Shell rinuncia ai biocarburanti coltivati su terre indigene

da eilmensile.it - 14 giugno 2012
Grazie a un’assidua campagna di protesta condotta dagli indigeni Guaranì e da Survival International, la Raizen, azienda di biocarburanti di proprietà della Shell in Brasile, ha deciso di non approvvigionarsi più della canna da zucchero proveniente dalle terre rubate a una tribù indigena. Una decisione storica, che crea un precedente importante nelle eterne lotte contro i giganti del petrolio in terre ancestrali.

Uomo Guaranì in una danza davanti al ministero della Giustizia.

La Raizen è stata costituita nel 2010 come joint venture tra Shell e Cosan, il colosso brasiliano dell’etanolo, con lo scopo di produrre biocarburanti a partire dalla canna da zucchero. Tuttavia, parte di queste piantagioni di canna da zucchero sorgono nelle terre rivendicate dai Guarani, una delle tribù indigene più perseguitate e impoverite del Sud America. Sono anni che i leader Guarani vengono regolarmente uccisi da sicari armati al soldo dei coltivatori di canna da zucchero e degli allevatori, che hanno rubato loro praticamente tutta la terra.

Ma ora la Raizen ha firmato un accordo per fermare l’acquisto di canna da zucchero proveniente da terre che il governo ha riconosciuto essere di proprietà indigena. Una decisine che arriva dopo complesse negoziazioni portate avanti dal Funai, il dipartimento brasiliano agli affari indigeni, che si è mosso grazie alla vigorosa campagna di Survival e alle pressioni del Pubblico Ministero brasiliano. Si tratta di un passo molto importante, con cui la Raizen si impegna anche a consultare il Funai per evitare ulteriori investimenti o espansioni in aree oggetto di contese, che in futuro potrebbero essere riconosciute come indigene

Finalmente, arriva una buona notizia per i Guarani, molti dei quali, cacciati con la violenza dalle loro terre, vivono in condizioni spaventose, in riserve sovraffollate o accampati ai margini delle strade.

La comunità di Valdelice Veron, nel Mato Grosso do Sul, è una di quelle direttamente colpite. I Guarani che vivono nell’area hanno raccontato che i loro fiumi sono stati inquinati dai pesticidi usati nelle piantagioni. “Potremo ricominciare a bere l’acqua della nostra terra”, ha commentato la donna. “Potremo ricominciare a far tutto.”
La Raizen ha riconosciuto tutto il ventaglio di difficili problematiche che devono affrontare i Guarani e ha promesso che realizzerà un “programma di investimento sociale focalizzato sulla popolazione indigena”.  Inoltre, l’azienda ha detto a Survival: “Vogliamo che il nostro ritiro sia di buon esempio per tutte le aziende che verranno. Ci impegniamo a rispettare le terre indigene indicate dal Ministero della Giustizia”.
La Raizen “smetterà definitivamente” di acquistare canna da zucchero coltivata su terra indigena entro il prossimo 25 novembre.

“La decisione della Raizen è una notizia eccellente per i Guarani, che sono stati lasciati morire sul ciglio della strada e sono stati cacciati via dalle loro terre a causa delle piantagioni di canna da zucchero” ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival International. “Altre aziende devono seguire l’esempio della Raizen e smettere di finanziare il furto della terra guarani. È arrivato il momento che il mondo prenda coscienza che i biocarburanti brasiliani sono macchiati di sangue indigeno”.

Foto di PEDRO LADEIRA/AFP/GettyImages

Tratto da: eilmensile.it

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