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Terzo Millennio

Coronavirus, naufraga il Brasile del 'capitano' Bolsonaro

di Mattia Fossati
Tra l’epidemia e la crisi di governo: ecco perché il Presidente Bolsonaro ora rischia il posto

Il Brasile di Bolsonaro sembra quasi al tramonto. La crociata negazionista del Presidente ha portato la più grande democrazia latinoamericana ad essere il secondo Paese con più contagi al mondo. Sono 558 mila i casi registrati dalle autorità ma si stima che siano molti di più quelli ancora non notificati, dato che il numero dei test effettuati non raggiunge nemmeno il milione su una popolazione di 220 milioni di abitanti. L’epicentro sembra essere lo Stato di San Paolo seguito dalle regioni del Nordest, nelle quali i posti letto nelle unità di terapia intensiva risultano occupate per più del 80%. I vari protocolli siglati nelle ultime settimane hanno decretato che i casi più gravi di Covid-19 vengano trasportati negli ospedali delle regioni più sperdute dell’Amazzonia, trasformando il polmone verde del Pianeta nel più grande lazzaretto latinoamericano.
Nonostante il sistema sanitario nazionale sia quasi saturo, il Presidente Bolsonaro ha più volte annunciato di non essere preoccupato per la situazione e spinge verso la fine del lockdown: “Non vogliamo che la miseria avanzi in Brasile perché una persona disoccupata non ha nemmeno la salute”. Non ha usato mezze misure nemmeno per criticare le tecniche di isolamento sociale varate dai governatori degli Stati più colpiti dal Covid: “Nel Nord del Paese migliaia di brasiliani già pensano di vivere in Venezuela”.
A partire dal 2 giugno, vi è stato il definitivo libera tutti. Ora anche i centri commerciali hanno potuto riaprire in tutta la Nazione, rendendo sempre più ingovernabile il controllo del numero dei contagi.
Le teorie di oscurantiste Bolsonaro, sbugiardate dai dati epidemiologici (che ogni giorno guadagnano la maglia nera), sta mandando in frantumi il suo Esecutivo e forse anche la sua Presidenza.

Il fuggi - fuggi
Il primo ad aver abbandonato il Governo del ‘capitano’ (come lo chiamano i suoi supporters) era stato il ministro della Sanità Luiz Mandetta, sostituito da Bolsonaro proprio per le opposte visioni sull’epidemia. “Il Presidente ha detto chiaramente che vuole un altro tipo di posizione del Ministero” – spiegò Mandetta con riferimento alla sua proposta di proseguire il lockdown. Il 16 aprile prese servizio il nuovo ministro Nelson Teich, il quale durante il proprio insediamento aveva affermato di condividere la linea di Bolsonaro. Proprio per questo la stampa verdeoro gli aveva attribuito il soprannome di fantoche, cioè burattino. Dopo meno di un mese, il 15 maggio, Teich decise di lasciare l’incarico per motivi personali. Pesa nella sua scelta, la decisione di Bolsonaro (comunicata ai giornalisti prima che ai membri del suo gabinetto) di riaprire le palestre e i parrucchieri in tutto il Paese, una misura di cui lo stesso Teich era venuto a conoscenza durante la sua quotidiana conferenza stampa sull’andamento dell’epidemia. “Non è una decisione nostra” – commentò il ministro. Bolsonaro non ha ancora scelto il sostituto e in deroga ha affidato la gestione del sistema sanitario al generale dell’esercito Eduardo Pazuello, ex segretario di Teich. Anche lui viene considerato una marionetta nelle mani del Presidente. Ad aver detto addio al ‘capitano’ si è aggiunta la Segretaria della Cultura Regina Duarte, un segnale che conferma la profonda spaccatura dentro l’Esecutivo del ‘capitano’.
Senza dubbio il pezzo più pregiato ad aver abbandonato lo scacchiere è Sergio Moro, ex Ministro della Giustizia e giudice federale dell’inchiesta Lava Jato. Ora sempre di più lanciato ad essere il prossimo candidato alla guida del Paese.

Il video inedito di Bolsonaro
Sergio Moro si è dimesso il 24 aprile a seguito delle pressioni di Bolsonaro per sostituire il capo della Policia Federal con una persona di fiducia del Presidente. Accuse che hanno fatto immediatamente scattare un’indagine da parte del STF, la Corte Suprema del Brasile. Il 2 maggio l’ex Ministro della Giustizia è stato ascoltato per otto ore dai magistrati presso la sede della Policia Federal di Curitiba, in questa occasione Moro ha consegnato le proprie prove contro il Presidente. Tra queste vi era anche il video del Consiglio dei Ministri del 22 aprile, vale a dire due giorni prima di lasciare l’incarico. Nelle immagini della riunione, divulgate solo il 23 maggio, si può vedere Bolsonaro, visibilmente arrabbiato, lamentarsi proprio del lavoro dei federali: “La Policia Federal non mi dà informazioni e nemmeno i servizi di intelligence (…) ho il potere di intervenire in tutti i Ministeri e lo farò senza eccezione (…) chi non accetta le mie bandiere è nel governo sbagliato”.
E poi la stoccata finale: “Se cadrò io, cadrete tutti voi”
Un’inquietante profezia sul destino a cui sta andando incontro il Brasile.

Foto © Imagoeconomica

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