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Terzo Millennio

Dea: un meccanismo di infiltrazione in america latina

di Alejandro Díaz
Cosa fa la DEA in America Latina?

“Il Dipartimento americano per il controllo delle droghe (DEA) è stato fondato nel 1973 per far rispettare le leggi e i regolamenti degli Stati Uniti sulle sostanze controllate e portare davanti al sistema giudiziario civile e penale degli Stati Uniti o qualsiasi altra giurisdizione competente, le organizzazioni e i loro principali boss, coinvolti nella coltivazione, produzione o distribuzione di sostanze stupefacenti che emergono dai traffici illeciti o sono destinate al mercato interno. Allo stesso modo, la DEA si occupa di promuovere e sostenere programmi di conformità non obbligatori, volti a ridurre la disponibilità di sostanze controllate illecite nel mercato nazionale e internazionale”. È quanto si legge sul portone dell'ambasciata degli Stati Uniti in Colombia.
Questo organismo è stato creato all’interno dal Office of Narcotics and Dangerous Drugs, durante la presidenza di Richard Nixon che, con la scusa della “guerra alle droghe”, aumentò il budget e creò leggi che consentono l'attività di questa agenzia al di fuori dei limiti del proprio stato. Ovviamente tutto avallato, tramite trattati internazionali di reciproca cooperazione con i paesi che collaborano con l'agenzia nordamericana. A sua volta, inserito in un quadro di negoziati speculativi, e forse estorsivi che il governo degli Stati Uniti impone alle economie periferiche chiamate con disprezzo: paesi del Terzo Mondo.
L'esempio più noto di questa manovra fu l'intervento attuato in Colombia a metà deigli anni '80 con l'idea di combattere i grandi cartelli del narcotraffico, ma che, come si è potuto constatare anni più tardi, servì solo per militarizzare pesantemente la regione, con le inevitabili implicazioni che ciò produsse, creando una situazione di guerra civile permanente. Migliaia di omicidi, regioni in rivolta, culture devastate, disfacimento sociale. Ma ciò che segna il fallimento di queste misure, è la costante espansione del narcotraffico e la sua profesionalizzazione in Colombia e nella regione.
Allora, a cosa serve veramente la DEA?
Le sue operazioni si sviluppano dalle Ambasciate e lavora attivamente creando collegamenti con gli apparati istituzionali del paese ospitante, con i settori politico, e giudiziario e in particolare con le forze dell'ordine e i servizi segreti.
Questa relazione si sviluppa tramite la formazione che l'agenzia offre agli agenti locali, come per esempio il corpo d'elite che si è formato nel 2017 nella provincia di Misiones, Argentina: "Saranno circa 30 gli agenti della polizia provinciale e della gendarmeria, prefettura, polizia di sicurezza aeroportuale e polizia federale che andranno in Virginia, [USA, dove si trova l'ufficio centrale, di fronte al Pentagono], per essere addestrati nella lotta al traffico di stupefacenti e alle organizzazioni che si dedicano al traffico di sostanze illecite", quanto descritto dal sito di Clarín.
Data l'intima storica relazione tra un paese e un altro, costellata da episodi di sottomissione, c’è da avere dei sospetti sulle motivazioni di queste pratiche. Episodi come quello della Scuola delle Americhe, in cui i militari latinoamericani erano addestrati nella logica imperialista e in particolare alla guerra anti-insurrezionale basata sulla tortura e sui metodi di sparizione forzata delle persone. Sono numerosi gli "allievi" di questa dottrina che oggi sono condannati per crimini di lesa umanità. Ovviamente non tutti i gatti sono uguali e ci sono eccezioni di agenti onesti che compiono davvero il loro dovere.
In Argentina è in corso un'indagine contro una rete di estorsioni alle imprese, guidata da Marcelo D'Alessio e dal magistrato Carlos Stornelli. Durante la prima perquisizione realizzata nell'abitazione del falso avvocato D'Alessio, furono trovate credenziali che lo identificavano come agente della DEA. Purtroppo questo dato non è stato ancora approfondito. Abbondano inoltre, le prove del legame tra l'estorsore e il Ministero della Sicurezza diretto, al tempo dello scandalo, da Patricia Bullrich, una dipendente delle ambasciate nordamericana e israeliana. Collegamenti evidenti nelle operazioni antidroga realizzate dalle forze di sicurezza con l'appoggio dell'"agente della DEA". Come nel caso dell'operazione Sapucay a Corrientes, su cui la spia nel 2018, ha fornito abbondanti informazioni durante un'intervista televisiva realizzata dal canale di notizie TN, quando le informazioni non erano ancora di dominio pubblico. Naturalmente l'ambasciata nordamericana ha negato che D'Alessio svolgesse ufficialmente funzioni per loro.
Anche la DEA crea collegamenti con informatori, molti dei quali narcotrafficanti, in questo senso è importante ricordare le dichiarazioni di Marcelo Fabián Saín, attualmente Ministro della Sicurezza della Provincia di Santa Fe, Argentina, che riferendosi alla nomina di Pablo Bressi come Capo della Polizia di Buenos Aires ha affermato: "... la DEA, e questo non lo dico io, lo dice Lilla Carrió, l'unica cosa che fa è avere ‘polinarcos’ a capo degli organi di polizia perché sono i suoi principali informatori. Un poliziotto corrotto è un informatore migliore di un poliziotto onesto. Sono state prese decisioni in questa direzione. Quindi, c'è un problema serio su questo argomento". Edito da revistazoom.com.ar nell'ottobre 2016. Alcuni mesi più tardi, Bressi fu "invitato" a dimettersi, investito da scandali di corruzione, ed è andato in pensione senza ulteriori complicazioni.
Un altro dei programmi "di successo" è stato quello della "Lista Clinton". Nell'ottobre 1995, durante l'amministrazione di Bill Clinton, il governo statunitense tramite l'Ufficio per il Controllo dei Beni Esteri del Dipartimento del Tesoro, elabora una lista di nomi e di società, sospettati, nella migliore delle ipotesi, di legami con il traffico di droga e il riciclaggio di denaro. All'interno di questa logica, si iniziò ad istituire un sistema di cause giudiziarie in territorio nordamericano, per crimini commessi all'estero. Questa logica si è rafforzata dopo gli eventi dell'11 settembre 2001 e l'inevitabile guerra al terrorismo. Lo strumento di estradizione è iniziato ad essere usato in modo illecito, diventando perfino una forma di estorsione da parte dei servizi nordamericani, nei confronti dei narcotrafficanti, alimentando così i fondi neri della CIA. La comunità di intelligence degli Stati Uniti è composta da 17 agenzie e uffici specializzati: CIA, DEA, FBI, NSA, NRO, ecc.
Questo è un dato importante da comprendere per quanto riguarda la DEA. In Argentina ci sono ufficialmente tra 3 e 10 agenti operativi dell'Agenzia. Ma, il supporto logistico, tecnico, tecnologico e scientifico viene creato, raccolto, elaborato e analizzato da questa costellazione di spie che fanno segnalazioni sui narcotrafficanti e non solo.
Tutto questa introduzione è per cercare di comprendere perché "... il deputato provinciale, Carlos Del Frade, ha presentato un'interrogazione chiedendo al governo di Santa Fe che esiga dalla DEA le relazioni annuali e i dettagli delle attività dei suoi agenti sul territorio di Santa Fe dal 1998 ad oggi", come pubblicato da airedesantafe.com.ar, lo scorso aprile.
Aggiungendo anche, "La prima volta che la DEA operò ufficialmente a Santa Fe fu nel 1988, quando il vice governatore era Antonio Vanrell - vice di Víctor Reviglio - che li portò in provincia perché lavorassero alla formazione di ufficiali di polizia d'elite. Poi offrirono corsi di formazione in diversi luoghi e tutti gli anni la DEA redige relazioni su quello che succede in Argentina". E conclude, "devono fornirci le informazioni perchè sono coinvolti il nostro personale, la nostra sicurezza, i nostri porti e le nostre città. A queste punto, date le circostanze, sono propenso a pensare che la DEA abbia partecipato alla proliferazione del narcotraffico, contribuendo a sviluppare determinati gruppi e dopo a soffocarli. La verità è che, se la DEA ha veramente agito contro i narcos nel gran Rosario, bisogna dire che questi gruppi si sono moltiplicati".
Intere cause giudiziarie sono progettate e alimentate da questi servizi di intelligence a volte interni e a volte esterni. Ma non sono bugiardi sorti dal nulla. Sono anelli di una catena progettata per distorcere le informazioni, per infiltrarsi negli organi istituzionali e creare situazioni di condizionamento e di intimidazione.

Foto © Imagoeconomica

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