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Terzo Millennio

Quali sono le ''glorie'' dell'esercito cileno…?

di Claudio Rojas G.
L'esercito cileno ha vinto più guerre massacrando il suo proprio popolo che contro i paesi stranieri: la Guerra del Pacifico, ad esempio, fu vinta più dai ministri civili plenipotenziari del governo di Anibal Pinto che dai militari. Sia i Generali che gli Ammiragli diventarono famosi per la loro scarsa brillantezza e carenza di capacità strategica, e gli unici eroi di questa guerra furono i civili, Rafael Sotomayor e José Francisco Vergara, insieme al capitano Arturo Prat, (quasi un intellettuale, disprezzato dai suoi ignoranti Ammiragli).
Dal colpo di Stato del 1973, le Forze armate si sono traformate in "forze di occupazione" contro il suo stesso popolo, assassinando, facendo sparizioni, torturando ed esiliando migliaia di cileni.
Il generale Augusto Pinochet Ugarte, oltre ad essersi convertito in un assassino impunito, fu anche un ladro a tutti gli effetti, persino i conservatori di destra che lo consideravano un "salvatore della patria”, perché li aveva liberati dal pericolo di diventare una "nuova Cuba", (si legge nella pubblicazione El Mercurio, del 11 settembre 2019), ora non osano elogiare pubblicamente il Generale che per i suoi affari si avvaleva di alcuni pseudonimi, tra cui "Daniel López”.
Lo storico Gabriel Salazar ha contabilizzato 23 massacri impunite/i eseguite/i dall’Esercito del Cile. Alcuni dei più importanti sono:

Battaglia di Lircay
Secondo la versione ufficiale il 17 aprile del 1830 uno scontro sulla riva del fiume Lircay pose fine alla guerra civile che sancì il trionfo delle forze conservatrici di Diego Portales sui liberali. Le basi della Repubblica del Cile, con uno stato autoritario, si consolidarono con oltre 200 morti.

"Pacificazione" di L'Araucanía
Dal 1860, gli interessi economici, militari e politici costrinsero lo Stato cileno ad avere il controllo definitivo sui territori mapuche che mantenevano la loro indipendenza, difesa da oltre tre secoli, con la forza e successivi accordi.
È "una delle pagine più nere della storia del Cile", dice lo storiografo ed antropologo José Bengoa. L'esercito cileno usò i metodi più barbari di guerra: ammazzarono donne e bambini, bruciarono le loro case e rubarono migliaia di capi di bestiame. Nel 1869, i quotidiani dell'epoca parlavano già di una "guerra di sterminio”.
Secondo le ricerche condotte da una equipe guidata dallo storico Hernán Curiñir, i massacri commessi in modo diretto dall'esercito cileno, nella denominata "Pacificazione" dell'Araucanía”, avrebbero coinvolto tra le 50 e le 70 mila persone.

Massacri di lavoratori all’inizio del secolo XX
In quell'epoca, il giovane movimento operaio stava crescendo, le sue azioni erano sempre più consistenti e quindi, la repressione si faceva più dura. Lo dimostra "lo sciopero della carne" nel 1905, quando lavoratori e consumatori scesero nelle strade di Santiago a protestare per l'aumento dei prezzi. La risposta militare lasciò circa 250 morti.
Due anni prima, uno sciopero dei portuali a Valparaíso si concluse con 50 morti; successivamente, nel 1906, le forze armate repressero uno sciopero dei ferrovieri ad Antofagasta, uccidendo tra le 50 e le 300 persone, secondo diverse versioni.

Strage nella Scuola Santa María di Iquique
Le versioni più moderate parlano di circa 2.200 morti. Altri asseriscono che le vittime superarono le 3.600. Tutti concordano nel considerarlo il più crudele massacro di lavoratori nella storia del Cile, per mano dell’esercito.
Migliaia di lavoratori del salnitro e le loro famiglie andarono ad Iquique nel dicembre del 1907 per pretendere dal governo di sostenere le loro richieste urgenti. Quando lo sciopero superava ormai i 20 mila aderenti il governo ordinò l'esercito di sgomberare i manifestanti che presidiavano la Scuola Domingo Santa María e di fronte al loro rifiuto, cominciò il massacro. Uomini, donne e bambini sono stati crivellati nelle sale, lungo i corridoi e all'esterno dello stabilimento.

massacro scuola santa maria iquique

Da Tarapacá a Puerto Montt: la scia di sangue continuava
Anche i decenni seguenti sono stati testimoni della violenza militare. Tra il 1921 e 1925, centinaia di operai furono assassinati nelle raffinerie di salnitro di Antofagasta, in episodi noti come San Gregorio, La Coruña e Marusia. Un'epoca in cui l'oro bianco era già in crisi, la disoccupazione cominciava a colpire ed i lavoratori esigevano di finirla con le tessere e di ricevere il loro compenso in denaro.
Più a sud, nel 1934, tra 100 e 200 contadini, lavoratori e mapuche morirono durante la loro marcia armata verso Temuco, nel cosiddetto "Massacro di Ránquil". Si ricorda anche la morte di 10 abitanti di Porto Montt - tra cui una bambina di 9 mesi -, nel marzo del 1969, quando il governo ordinò ai Carabinieri di sgomberare dei terreni nella zona di Pampa Irigoin.

Colpo di Stato e crimini di lesa umanità
Il vile colpo di stato diretto e sostenuto dalla CIA e dalla Destra economica e messo a segno dalle F.F.A.A (Forze Armate) che per origine e costituzione erano al servizio del potere economico, spodestarono il legittimo Governo di Salvador Allende, assassinando vigliaccamente lo stesso Allende ed il grande Víctor Jara tra le altre migliaia di innocenti.
La legittimità dello sfascio delle istituzioni democratiche divide ancora i cileni. Ma a raccogliere oggi condanne trasversali sono le violazioni dei diritti umani, considerate assolutamente ingiustificabili e "atroci" dalle nuove generazioni di settori in passato alleati al regime, come l'UDI.
In numeri, circa 35 mila persone sono state vittime di violazioni dei loro diritti fondamentali. Di questi, 28 mila furono torturati, 2.279 giustiziati e 1.248 risultano desaparecidos.

L'esercito oggi:
Dopo il trionfo del NO nel plebiscito del 1988, Pinochet scese a patti con i leader della Concertación de Partidos por la Democracia. Tra i molti accordi politici figurava quello che i politici non dovevano toccare militari, un settore di esclusivo dominio di Pinochet. Lo stesso generale comandante in capo disse con estrema chiarezza che se avessero toccato uno dei suoi uomini ci sarebbe stato un nuovo colpo di Stato.
Già nella democrazia "protetta", e con il Presidente, Patricio Aylwin Azocar, quando i delegati che investigavano sui crimini della dittatura resero noto il Rapporto Rettig, l'esercito si arrogò il diritto di rifiutarlo.
I Generali in capo a lui succeduti impararono molto bene i trucchi per appropriarsi indebitamente di beni fiscali. A loro volta, i governi democratici esagerarono nell’onorare la sua firma, e non si intromisero negli affari militari, al punto che riuscirono anche a fare uso e abuso delle risorse destinate alle forze armate, inadempiendo al proprio dovere i ministri della Difesa e della Finanza che hanno il dovere di tutelare il denaro di tutti i cileni. Sappiamo che in Cile l'impunità è legge, nessuno di loro è stato indagato per inadempienza dei propri doveri.
Il Generale del "nunca más", Juan Emilio Chyre, fu condannato a tre anni di libertà condizionata (pena molto bassa per crimini di lesa umanità che non vanno mai in prescrizione), come favoreggiamento di torture e crimini, perpetrati a La Serena, dalla “carovana della morte” quando era un giovane tenente.
Le Forze armate percepivano il 10% delle vendite del rame, ma i militari, buoni allievi del loro leader Pinochet, rubarono gran parte dei milioni di dollari che poi si distribuivano tra loro, includendo, naturalmente, l'alto comando, giustificando le spese con fatture e ricevute, materiale ideologicamente falso. (Consigliamo la lettura del libro di Mauricio Weibel, Traición a la patria - Tradimento alla patria-). Montero si auto accusò in una conversazione registrata, con l’ex controllore dell'esercito, Santchis, in cui lo avverte che è sotto indagine anche il Comandante in Capo dell'Esercito, Juan Miguel Fuente-Alba, per la rivendita di auto di lusso, del marchio Audi. L'importo di cui si sono appropriate le persone coinvolte equivale, secondo l'autore di questo libro, alla costruzione di otto ospedali, l'eliminazione di tutte le baraccopoli in Cile, l'importo della riforma tributaria, approvata dal Presidente Bachelet e la costruzione di tutti i licei.

juan miguel fuente alba

Una delle sfaccettature del "milicogate" (il più grave caso di appropriazione indebita ad opera di militari, ndr) fu la scoperta della vita di lussi, molto al di sopra del suo salario, del Generale in Capo dell'Esercito che ammontava all'importo di 3 miliardi di dollari, prodotto dal dirottamento e dall'uso improprio delle spese su fondi riservati, ancora oggi non giustificati, tranne per la dichiarazione che costituiscono un buon investimento per il paese.
Il Generale aveva un patrimonio di 19 proprietà e 10 automobili di lusso; un terreno a Chicureo, Santa Filomena, che pagò in contanti con la somma di 500 milioni di pesos; a casa sua lavoravano 21 persone, tra loro, diversi chef, tutto a spese dei cileni. Con le spese di fondi riservati regalava alle mogli dei Generali, (perfino di quelli in pensione), raffinati gioielli, ed ai mariti, orologi di lusso. (A Fuente-Alba lo chiamavano "il signore degli anelli" e "il principe", come emblema di automobili e di gusti raffinati).
I biglietti e i travel cheque per le trasferte, quando non venivano utilizzati, li rivendevano e, a volte, quelli di prima classe venivano rivenduti ai turisti, ai generali andava la differenza. Parigi era uno dei paradisi preferiti, dove alloggiava in un elegante hotel sui Champs Elisées, in una suite con vista sulla Tour Eiffel.
Un'altra persona coinvolta è l'ex comandante in capo, Humberto Oviedo, accusato dal giudice Romy Rutherford, di appropriazione indebita di fondi, anche lui coinvolto in un uso improprio di spese riservate.
Non c’era niente da festeggiare il 19 settembre, che dovrebbe essere considerato un giorno di memoria dei valori repubblicani, mentre l'unico sentimento che mi provoca la condizione attuale dello Stato è un profondo disgusto, vergogna e tanto fastidio.

*Foto de Copertina: www.telam.com /Attacco a La Moneda, 11 settembre 1973.
*Foto 2: www.anarkismo.com /Massacro alla Scuola di Santa María de Iquique.
*Foto 3: www.gamba.com /Commandante dell’Esercito Juan Miguel Fuente-Alba

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