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Back Sei qui: Home Terzo Millennio Crisi Rintracciato in Sicilia il colonnello Carlos Malatto, carnefice di Anne Erize

Terzo Millennio

Rintracciato in Sicilia il colonnello Carlos Malatto, carnefice di Anne Erize

di Jean Georges Almendras
Due giornalisti del quotidiano italiano "La Repubblica" hanno individuato il repressore argentino

Nella Repubblica Argentina è accusato di aver partecipato a sessioni di tortura a danno di 11 persone e di essere il responsabile della sparizione (omicidio), della modella franco-argentina Marie Anne Erize Tiseau e di altre tre persone identificate come Ángel José Alberto Carvajal, Juan Carlos Cámpora e Jorge Alberto Bonil. Stiamo parlando dell'ex Colonello dell'Esercito argentino Carlos Luis Malatto il quale, a seguito di un'indagine di due giornalisti del quotidiano La Repubblica è stato localizzato in questo mese di giugno a "Portorosa" un lussuoso complesso turistico di Messina. Il suo volto ha fatto il giro del mondo. Il volto di un repressore accusato di avere commesso crimini di lesa umanità che sono imprescrittibili. Altri complici della sparizione della giovane e di altre persone si trovano già dietro le sbarre in Argentina. Il Colonello Malatto era latitante e sarebbe l'ultimo dei coinvolti nell'attentato contro la vita della modella e delle altre undici persone da lui personalmente torturate negli anni del terrore durante la dittatura militare argentina.
Ma facciamo un po' di storia attorno sul militare Malatto.
La stampa argentina riferisce che nel 2015, precisamente nel mese di ottobre, Malatto, che aveva prestato servizio come tenente colonello nel Reggimento di Infantería de Montaña 22 (RIM 22), a San Juan e in seguito a Mendoza, finì sotto processo per questi crimini grazie ad una disposizione del Ministro di Giustizia italiano Andrea Orlando. La decisione del Ministro, come rapportato dal giornale Pagina 12 diceva testualmente: "Luogo a procedere per Malatto Carlos Luis, nato a Buenos Aires (Argentina) il 22 ottobre 1947, per i crimini commessi in Argentina tra il 1975 e il 1977".
L’articolo della stampa del 2015 riferiva dettagli delle quattro vittime citate all'inizio di questo articolo: Ángel José Alberto Carvajal, sequestrato il 29 luglio 1977 e morto in carcere il 18 agosto a causa delle torture e dei maltrattamenti. Cercarono di far passare la sua morte come suicidio, benché l'autopsia dimostrasse il contrario; Juan Carlos Cámpora, il primo rettore dell'Università provinciale Domingo Faustino Sarmiento, poi diventata l’Università Nazionale di San Juan, sequestrato il 25 febbraio 1977; Jorge Alberto Bonil che prestava servizio militare al RIM 22 e scomparve il 28 febbraio 1977; e Marie Anne Erize, modella e successivamente militante dei Montoneros, sequestrata il 15 ottobre 1976, dopo essersi trasferita da Buenos Aires a San Juan, a seguito dell’arresto da parte delle forze repressive del suo compagno Daniel Rabanal, anche lui Montonero.
A giudicare dalla decisione del ministro, nel 2015, era quasi un dato di fatto che Malatto sarebbe finito indubbiamente sotto processo, soprattutto dopo la denuncia della Onlus (Organizzazione Non Governativa) "24 de Marzo" che ha promosso in Italia numerosi processi contro militari latinoamericani accusati di crimini di lesa umanità.
In quei giorni di ottobre del 2015, i portavoce dell'Organizzazione "24 de Marzo" dichiararono alla stampa argentina: "Noi abbiamo presentato denuncia contro Malatto a luglio, al giudice Tiziana Cugini, che si occupa anche del processo Condor in corso a Roma".
Per procedere contro Malatto la giudice dovette chiedere l'autorizzazione del Ministro, e dopo attendere la fase di istruttoria "l’attesa si prolungò oltre un anno per continuare a raccogliere prove da presentare alla Giustizia" spiegarono i portavoce della Onlus.
Da specificare che il processo contro Malatto era separato dal processo sul Piano Condor e solo dopo l’Istruttoria i giudici avrebbero deciso il luogo a procedere o meno contro l'ex militare. Malatto era diventato noto in Italia dopo la pubblicazione di un articolo di Il Corriere della Sera, successivo alla decisione della Corte Suprema di respingere la richiesta di estradizione, per questioni legislative dato che non esisteva il reato di tortura nel Codice Penale, ma un reato simile prescrittibile dopo due anni. A quel tempo Malatto abitava nella chiesa di San Giacomo Apostolo, vicino a Genova, in qualità di ospite del sacerdote José Galdeano di nazionalità argentina che dichiarò pubblicamente di non essere a conoscenza che Malatto fosse un repressore. La questione è che da quel momento in poi i suoi spostamenti sono un vero mistero, fino ad oggi che è stato rintracciato in Sicilia. Il superiore di Malatto in Argentina al RIM 22, era Jorge Antonio Olivera, condannato all’ergastolo nel 2013, ma che riuscì a fuggire dall'Ospedale Militare della capitale argentina dove si trovava ricoverato. Era stato catturato nel 2000, e messo in carcere in Italia essendo ricercato dalla giustizia del suo paese e da quella francese nella causa riguardante la modella desaparecida Marie Anne Erize.
Olivera, mentre era in carcere in Italia, veniva assistito legalmente da un avvocato membro della Loggia Massonica P2 di Licio Gelli, il dottore Augusto Sinagra, lo stesso che difese e difende Malatto.
Malatto, precisamente nel 2011 era fuggito dall'Argentina in Cile e da lì (utilizzando il suo passaporto italiano) si trasferì in Italia.

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L'ex Colonello dell'Esercito argentino Carlos Luis Malatto


Nei giorni che precedettero la fuga di Malatto in Italia, il sociologo e professore universitario argentino che viveva a Roma, Claudio Tognonato, dichiarò alla stampa: "Ci sono oggi circa 70 militari latitanti della giustizia argentina. Non vogliamo che l'Italia si trasformi in un porto sicuro per questi militari, molti dei quali possono essere in possesso di passaporti europei".
Oggi l'ex militare latitante ha 70 anni e adesso che è stato identificato e il suo volto è diventato mediatico, si troverà ad affrontare una serie di difficoltà.
Come dicevamo all’inizio, è accusato dell’omicidio di quattro persone, e di torture contro undici persone, la più nota la modella Marie Anne Erize, si suppone che le autorità italiane agiranno di conseguenza, e la sua cattura dovrebbe essere imminente, in tempi ragionevoli. Ma staremo a vedere.
Si legge nel quotidiano La Nación che il presidente dell'organizzazione 24 de Marzo, Jorge Ithurburu, aveva sollevato un particolare da non sottovalutare e da tenere in considerazione: "Malatto si trova in una zona famosa per la sua alta densità mafiosa, ed evidentemente è molto protetto. È difeso dall'avvocato Augusto Sinagra, un siciliano molto influente, di estrema destra, che tutti temono e che ha molti contatti sul posto”.
Proviamo solo ripugnanza verso i repressori responsabili di ogni crimine commesso durante la dittatura militare argentina e chiediamo con rabbia giustizia affinché i famigliari delle vittime, che non sono ancora riusciti a recuperare i loro cari, possano almeno trovare i loro resti per dare loro sepoltura.
Il caso del Colonello Malatto, individuato in una lussuosa casa vicina al mare Mediterraneo, riporta nuovamente all’attualità il caso della modella franco argentina Marie Anne Erize i cui resti non sono mai stati trovati. Si sa che fu uccisa a La Marchesita, un campo militare che esiste ancora, all'estremo Ovest di Rivadavia e che negli anni della dittatura fungeva da centro clandestino di detenzione.
Jorge Ithurburu ai microfoni di Pagina 12, nel 2015, diceva: "Marie Anne Erize aveva acquisito una certa notorietà in Argentina e si fidanzò con un ragazzo dei Montoneros. In un principio andarono a vivere a Mendoza e dopo a San Juan, dove il cugino del presidente Héctor J. Cámpora, Juan Carlos Cámpora, rettore dell'Università, affittò loro un appartamento. Lei si spostava in bicicletta. Un giorno la bicicletta si era rotta e la portò a riparare. Quando andò a riprenderla due auto si avvicinarono a lei e la portarono al RIM 22. Un soldato della caserma un giorno sentì Olivera dire che aveva violentato la "francesina". Uscì dalla caserma e lo raccontò ad alcune ragazze che erano all’Università e che oggi sono diventate giudici. Il soldato Jorge Bonil ritornò in caserma e di lui non si seppe più niente. La settimana dopo, Juan Carlos Cámpora andò dal dentista, arrivarono due auto e lo portarono via. L'altro caso che forma parte dell'accusa contro Malatto, risale al 1977, sei mesi dopo i precedenti: Il Partito Comunista di San Juan organizzò una campagna di raccolta fondi. Il segretario dell'organizzazione era Alberto Carvajal. Lo sequestrano e lo torturano. Un giorno, i prigionieri che si trovavano nella prigione di San Juan videro che le guardie lo trascinano dalla sala di torture. Questi sono i quattro casi, tre peronisti ed un comunista, per i quali si chiede l’avvio del processo contro Malatto, che per adesso è nelle mani del pm Francesco Caporale, titolare delle indagini preliminari".
Tre anni prima, nel 2012, il giornalista Daniel Tejada di Canal 13 di San Juan scriveva: "Yolanda e Esteban (fratelli di Marie Anne Erize), viaggiarono da Buenos Aires a San Juan per offrire la loro testimonianza nella mega-causa per crimini di lesa umanità commessi nella provincia durante l’ultima dittatura militare. Riuscirono alla fine a parlare con ‘Tiempo de San Juan’ da soli. Senza registratore. Con la condizione di non invadere la privacy né andare a fondo su dettagli personali della famiglia".

erize marianne seppia
La modella franco argentina Marie Anne Erize


"A queste condizioni, accettarono di condividere quei piccoli dettagli che definivano la giovane donna che lavorava come modella ed era impegnata socialmente nella Villa del Bajo Belgrano insieme ai Montoneros ed al sacerdote Carlos Mugica. Yolanda indossò tutto il giorno lo stesso ‘poncho’ a righe che indossava Marie Anne negli anni 70 per un servizio fotografico pubblicato nelle riviste dell’epoca. Gli occhi le si riempirono di lacrime mentre indicava il capo d'abbigliamento sulle sue spalle, spiegandone l'origine. Marie Anne guadagnava molto bene come modella, ricordò Yolanda, ma per lei era solo un lavoro. Addirittura si era seduta a tavola insieme a Mirtha Legrand nei suoi anni di celebrità tra 1971 e 1972. Fu Miss Siete Días, un premio di bellezza assegnato dalla rivista. Tuttavia, i due fratelli Erize erano concordi nel segnalare che Marie Anne destinava buona parte dei suoi guadagni in attività solidali nel sobborgo composto da abitazioni precarie vicino alla casa del padre, dove anni dopo la dittatura di Jorge Rafael Videla avrebbe costruito il Monumental”.
"Il suo obiettivo era impresso nel suo DNA perché era cresciuta in una famiglia con forti radici cristiane ed era attivista della corrente terzomondista". "Modella perché era bella, attivista sociale per l’educazione familiare. La “francesina", come la soprannominarono i suoi compagni a San Juan, conobbe anche le luci del cinema partecipando come attrice non protagonista in un film, ma imparò anche il lavoro agricolo, raccogliendo olive degli oliveti di San Juan. Il peronismo, che basava buona parte della sua ideologia nella Dottrina Sociale della Chiesa, conquistò i fratelli Erize. Anche Marie Anne era ad Eseiza per accogliere il generale Juan Domingo Perón nel 1972, come ricordarono i fratelli. Le sue idee non furono mai un segreto, mai nascoste. Gli Erize erano attiviste/i senza paura, fino al colpo di stato del 24 marzo del 1976. Quando tutto cambiò. Marie Anne viaggiò a Mendoza insieme a Daniel Rabanal, il suo compagno in quel momento. Di lui non parlarono i fratelli Erize. Dissero solo che non c'erano motivi per temere perché la giovane modella non aveva fatto niente di male. Ma confermarono in linea generale il contenuto del libro scritto dal giornalista francese Philippe Broussard "La desaparecida de San Juan", pubblicato in spagnolo nel 2011. Broussard scrisse nel libro che a maggio del 1976 la mamma di Marie Anne, Francoise, si recò a San Juan e potè vedere sua figlia a Concepción. Le offrì aiuto per portarla fuori dal paese. Ma la "francesina" decise di rimanere. Voleva “essere povera tra i poveri". Con la garanzia di sapersi innocente".

erize marianne libro

Il libro "La desaparecida de San Juan"


Il collega giornalista Daniel Tejada scrisse ancora: “La testimonianza dei fratelli Yolanda ed Esteban Erize martedì scorso è avvenuta in assenza del principale accusato della sparizione di Marie Anne: Jorge Olivera. Il militare in congedo, imputato dalla giustizia argentina come presunto responsabile delle vessazioni ai danni della modella rapita a San Juan il 15 ottobre del 1976 si avvalse di motivi di salute per non essere presente in aula. Olivera insieme a Luciano Benjamín Menéndez ed Eduardo Vic, sono stati processati dalla giustizia per la scomparsa di Marie Anne. Il primo di loro fu arrestato nel novembre del 2008, dopo 8 anni di latitanza. Fu catturato dall’Unità Speciale del Ministero di Giustizia della Nazione ed il suo arresto fu annunciato dall’allora segretario di Diritti umani, Eduardo Luis Duhalde. Il militare in congedo fu sorpreso mentre camminava nella via pubblica della località bonaerense di Vicente López. Nel 2000 era stato fermato in Italia, per la sparizione di Erize, ma riuscì a ottenere la libertà mediante la presentazione perchè presentò un documento falso. Olivera era tenente del RIM 22 a San Juan, quando la modella franco argentina fu sequestrata. Il giudice federale Leopoldo Rago Gallo dispose il suo arresto a dicembre del 2007 per le torture inflitte all'attuale giudice di Esecuzione Penale, Margarita Camus, nipote dell'ex governatore Eloy Camus e amica di Marie Anne”.

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Il militare Jorge Antonio Olivera


L’anno dopo l'incontro a San Juan tra il giornalista Daniel Tejada ed i fratelli di Marie Anne, esattamente il 25 Luglio 2013, l'ex militare Jorge Antonio Olivera fuggì mentre era ricoverato all'Ospedale Argerich. Fuggì insieme a Gustavo De Marchi, anche lui condannato e arrestato nuovamente nel 2016. Olivera è stato tratto in arresto nuovamente il 30 gennaio 2017, mentre era nascosto nel bagagliaio di un auto nella casa della sua famiglia a San Isidro e condannato all’ergastolo,
Resa nota la notizia della sua cattura, la giornalista argentina Patricia Escobar intervistò a Buenos Aires la madre e la sorella di Marie Anne: "La questione in sospeso è sapere dove si trova il corpo di Marie Anne. Questi assassini non hanno mai detto dove hanno seppellito mia sorella. Loro negano tutto. Ma ci sono testimoni di quello che fecero con Marie Anne. Una persona che vi partecipò raccontò tutto ma lo uccisero perché fu testimone di cosa le avevano fatto. Ma ormai lo aveva già raccontato. Se c'è qualcosa di terribile per un essere umano è proprio questa incertezza. Non sapere dove si trova il suo corpo fa male, è una ferita aperta” ha detto Yolanda Erize.
Due anni e mezzo dopo queste parole, la notizia della localizzazione del Colonello Carlos Luis Malatto, lascia un piccolo spiraglio affinché la sua cattura avvenga, e quindi sia processato e condannato, e forse si possa conoscere la verità su dove si trovano i resti della modella e di altri detenuti desaparecidos.
La ferita aperta di ignorare dove si trovino i resti di Marie Anne Erize rimane un debito del terrorismo di Stato argentino.
"Il processo per me in qualche modo fu riparatore. Ma l'impunità di cui godono questi assassini, con tanti complici a livello internazionale, indigna veramente" ha detto la sorella di Marie Anne alludendo al processo contro Olivera.
Noi diciamo che i complici a livello internazionale di quegli assassini, sono gli stessi che hanno favorito per anni la latitanza del Colonello Carlos Luis Malatto. Speriamo che non siano gli stessi che adesso lo tengono nell'impunità.
Ma adesso almeno è stato localizzato in Sicilia ed il suo volto riconosciuto e diffuso nel mondo intero. Se viene catturato e consegnato in mano alla Giustizia, forse si può alleviare il dolore della famiglia Erize. Forse.
Ci sarà l’arresto? Ci sarà un processo? Ci saranno delle misure cautelari per fare giustizia? Si agirà con celerità per evitare che Malatto fugga? Sarà vano il lavoro di investigazione realizzato dai giornalisti italiani?
Aspettiamo risposte.

Foto di Copertina: www.diariouno.com
Foto 2: www.elcohetealaluna.com
Foto 3: www.misionesonline.com
Foto 4: www.mercadolibre.com
Foto 5: www.trialinternational.com

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