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Terzo Millennio

Menzogne di stato e verità Mapuche

di Jean Georges Almendras
La Camera Federale accusa il Prefetto Francisco Pintos della morte di Rafael Nahuel

Hanno fatto l’impossibile per giocare sporco. Hanno insudiciato il campo delle indagini, lasciandosi andare alla retorica della menzogna. Hanno insabbiato spudoratamente. Dalla Casa Rosada hanno pianificato (machiavellicamente e criminalmente) di puntare il dito contro i mapuche: accusandoli di essere terroristi; di essere “il nemico interno” della società argentina. E quindi hanno pianificato persecuzioni, arresti, repressioni e morti.
Il 1º agosto 2017 si è svolta una delle battute di caccia più terrificanti nella comunità Pu Lof del dipartimento di Cushamen, sulle rive del fiume Chubut, dove trovò la morte Santiago Maldonado il cui corpo fu fatto sparire. Il 25 novembre dello stesso anno ci fu un’altra battuta di caccia, questa volta in una collina di Villa Mascardi, a Bariloche, dove durante un’operazione di sgombero, col pretesto che le persone da sgomberare della comunità mapuche Lafken Wimpul Maku, sparavano contro i Prefetti del gruppo Albatros, gli agenti risposero al “fuoco” mapuche sparando a loro volta. Un giovane mapuche di 22 anni, di nome Rafael Nahuel, trovò la morte.
Pochi minuti dopo, i vertici dello Stato argentino, tramite il Ministro di Sicurezza Patricia Bullrich ed altri personaggi vicini al governo, mentirono sui fatti accaduti consolidando l’idea che i mapuche avevano agito da terroristi. E che quella condotta "poco civile" avrebbe causato la morte del giovane. In poche parole, dalla Casa Rosada fu ufficializzata la versione del conflitto a fuoco. Una versione sostenuta sfacciatamente anche dal giudice Gustavo Villanueva.
I mapuche mentono. Loro hanno opposto resistenza con le armi”, questa fu la versione diffusa dal Ministro Bullrich in tutto il paese.
Il Tribunale Federale di Bariloche accusò i giovani che avevano soccorso il giovane Nahuel agonizzante di “usurpazione di terre”. Allo stesso tempo, fu aperta un’indagine in merito all’intervento dei Prefetti, e si rafforzò la versione che i cinque funzionari oggetto di indagine avevano agito con eccesso di legittima difesa, che determinò l'omicidio.
Dopo la perizia eseguita su armi e proiettili, il dubbio rendendo più acceso il dibattito giuridico tra gli Albatros ed i mapuche.
Finalmente, quando i cinque Albatros stavano per essere processati dal Giudice Léonidas Moldes, ma senza essere privati della libertà, nelle ultime ore, la situazione si è capovolta. La menzogna profusa a destra e sinistra dal Ministro Bullrich e dai suoi collaboratori? (persino dallo stesso Giudice Villanueva), crollò clamorosamente. Scandalosamente. Spettacolarmente.
È successo che i giudici della Camera Federale di General Roca, della provincia di Río Nero, Richard Gallego e Ricardo Barreiro, ed il magistrato Marian Lozano, dopo aver esaminato le perizie e studiato il fascicolo, si sono pronunciati contro il Prefetto Francisco Pintos. A fronte di prove inconfutabili hanno dichiarato che l’arma omicida era quella di Pintos e che da quell’arma era partito il proiettile assassino. Quindi non c’erano dubbi: l’unico accusato di avere dato morte a Nahuel era il Prefetto Pintos. I suoi colleghi sono stati sollevati da quella imputazione, ma sono ancora sotto indagine della Giustizia, ma con una posizione molto meno pesante del loro collega Pintos.
Giunti a questa conclusione la Camera Federale ha disposto che fosse emesso immediato ordine di cattura a carico di Pintos, e l’avvio del processo. Al momento di scrivere questo articolo, Pintos dovrebbe trovarsi già in carcere o al punto di esserci.
La sentenza della Camera Federale ha messo a nudo la criminale menzogna instillata dalla Bullrich dentro la società argentina ed a livello mondiale. Ha messo in evidenza che il terrorismo di Stato, nell’Argentina di oggi, è una pratica ricorrente, seppure con modalità differenti ed in luoghi diversi del suo esteso territorio.
Le menzogne hanno le gambe corte. Ed anche le cospirazioni mirate ad insabbiare i crimini dello Stato, hanno le gambe corte. Molto corte. E sebbene dopo questa sentenza e l’intera vicenda si potrebbe credere nuovamente nella Giustizia (anche con il timore di una dolorosa delusione) si possono delineare speranze, ma anche indignazioni e molto altro.
Bisognerà aspettare il corso degli eventi. Con cautela. Non è il momento di cantare vittoria. Per adesso no.
Per adesso mi viene solo da pensare e chiedermi, se era necessario far passare un anno e mezzo per arrivare a questa verità che sicuramente sta indisponendo a molti?
È veramente inconcepibile la pianificazione di simili manovre proprie del razzismo di Stato, del colonizzatore e del despota. Macchinazioni per preservare il potere e distruggere i popoli originari. E specialmente, i giovani mapuche. Non dimentichiamo che è stato proprio un giovane a cadere sotto il proiettile assassino dell'Albatros Francisco Pintos.
A pochi mesi dai fatti in Villa Mascardi, in occasione del processo a carico di Facundo Jones Huala presso il Tribunale Federale di Bariloche, mi sono incontrato con il mio amico e redattore José Guzmán e con i giovani di Our Voice Romina e Renzo. Abbiamo visitato il luogo degli avvenimenti e parlato con parenti stretti ed amici di Rafael Nahuel. E tutti noi abbiamo visto la verità nei loro occhi, abbiamo colto la verità nelle loro parole e abbiamo creduto a loro. Perché era la loro verità. Una verità incontrastabile. Unica. La verità di una minoranza. Che è molto diversa della verità dei potenti. E noi non rinneghiamo mai la verità mapuche. Contro tutto e tutti, contro chi non si fida di loro, e ci guardava e non capiva perché eravamo lì per dare copertura giornalistica alla loro lotta, parlando delle loro vite, delle loro speranze e sofferenze.
Non c’erano armi nella collina di Villa Mascardi. Non c’è mai stato scontro a fuoco. Perché i mapuche non portano armi per difendersi da chi cerca di allontanarli. Le loro uniche armi sono le proprie mani e le pietre. Le armi (di alto potere distruttivo) sono in mano solo ai repressori.
Ora è tempo di sorprese. Sicuramente in tanti all’interno del sistema politico, della Casa Rosada e delle forze di sicurezza non si sentono affatto tranquilli dopo queste buone notizie. Sicuramente regnano la frustrazione e il disappunto .
Per adesso, almeno oggi, (almeno,) la verità mapuche si è insinuata nella società argentina, nella regione e nel mondo. Per adesso, oggi, le menzogne dello Stato sono state smascherate. Sono venute alla luce. Ed il processo farà il suo corso. Fino in fondo?
Non lo so. Come non so neppure se un giorno i terroristi di Stato che hanno ideato le bugie e le diffamazioni, sederanno sui banchi degli imputati dei tribunali.
Onestamente non lo so, ma ho la speranza che la bilancia stia iniziando ad inclinarsi a favore della giustizia a favore dei popoli originari in Argentina.
Ma, sinceramente, non mi illudo troppo. Almeno per ora.

Foto di Copertina: www.laizquierdadiario

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